La 14a prova del mondiale dominata dal “solito” tedesco ormai ad un passo dal titolo. Alonso finisce 4°, Massa 9°

Sebastian Vettel

Non è sostenuto da momenti in cui esercitare la pratica del dubbio, questo Mondiale. La migliore monoposto? Red Bull. Il pilota più veloce? Sebastian Vettel. Semplice, no? Arrivati a questo punto della stagione sembra definirsi un quadro sempre più chiaro in cui il gran premio di Singapore si incastra perfettamente, per ribadire una superiorità del pilota tedesco che ha indotto tutti gli altri, tutto il resto del mondo a assistere da partecipanti. Così anche Jenson Button su McLaren si merita un secondo posto da mettere tra le cose buone (compreso il giro più veloce al 54°) di questa serata su un tracciato complesso e molto controverso.

Fernando Alonso ha fatto più del possibile, tra un’ottima partenza e le solite scelte discutibili di stategia e una sorta di Saturno contro, mentre Felipe Massa, reduce da una gara onesta. Al solito si scontra con un Lewis Hamilton nervosetto e dopo essersi becato un drive throught anche demoralizzato. Senza eccessivi azzardi, Mark Webber si prende il terzo tempo e l’ultimo gradino utile del podio.

Eppure, viste le premesse, si poteva auspicare che l’esito fosse migliore. Perché alla partenza Alonso era parso competitivo, guadagnandosi un incredibile terzo posto. Senza minacciare assolutamente il dominio dell’imperatore, il tedeschino cresciuto bene in Italia e lanciato dai bibitari. La sua superiorità è tale da toccare un vantaggio superiore ai 17”: impressionante, considerando oltretutto che all’avvio le vetture avevano gomme morbide. Torniamo alla gara: avanti Vettel, Alonso 3°.

E Hamilton riprende la sua personale corsa, il suo inseguimento alla ricerca di un podio che gli manca. E commette l’errore che gli costa un drive trought: di fatto fa una manovra ritenuta contraria al regolamento dai giudici di gara e tocca Massa all’uscita dai box rovinando il musetto della sua McLaren e la ruota del ferrarista. Poco da recriminare: l’inglesino deve faticare e correre senza rischiare ancora in eccesso.

A dettare una svolta, nell’andamento della corsa, il volo di Schumi – senza conseguenze se non il ritiro – a causa di un tentativo alquanto ingenuo di superare Rosberg. Entra la safety car e come da copione le Red Bull vengono richiamate ai box per il cambio gomme, a cui invece non pensano le Ferrari (30° giro). Quando riprende la gara vera e propria, si inizia a vedere il distacco di Vettel quasi contrarsi in puro stile Button, mentre lì dietro la lotta per il terzo posto vede progressivamente delinearsi la superiorità della Red Bull di Webber su Alonso e Hamilton che riesce a metà nella sua impresa di recupero.

Obiettivamente la monoposto dello spagnolo non macina tanto quanto Webber: e la conta dei secondi dimostra che la superiorità è indiscutibile. Peccato, anche per Button che di giro in giro riesce a guadagnare secondi fino a regalarsi il giro più veloce sul finire. Vettel, a un punto dal titolo, può anche permetteselo.

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