Lo Zar ritorna al Cremlino. Mandato di sei anni Medvedev cede il passo. Legislative il 4 dicembre

Vladimir Putin

Ha lasciato il Cremlino per 4 anni ma ora se lo riprende e come previsto se lo terrà a lungo: l’attuale premier ed ex presidente Vladimir Putin si candiderà alle prossime elezioni presidenziali di marzo 2012. Una soluzione politica scontata, e annunciata con notevole anticipo rispetto ai tempi di Mosca. Questa volta il mandato di Putin non sarà di 4 ma di 6 anni, con la possibilità di ricandidarsi anche nel 2018.

Lo Zar Putin ha detto “si’, è un enorme onore” all’invito dell’attuale capo di Stato russo Dmitri Medvedev che gli chiedeva di correre a marzo. Medvedev a sua volta lascerà la presidenza e guiderà la lista del partito Russia Unita, e se vincerà alle legislative del 4 dicembre – secondo Putin – prenderà anche le redini del governo.

Putin, l’inaffondabile. La longevità politica dell’uomo è ormai un fattore immancabile per il panorama politico russo: l’attuale premier era stato premier sotto Boris Eltsin, poi presidente facente funzioni durante la malattia del suo predecessore dal 31 dicembre 1999: fu eletto presidente della Federazione Russa dal 2000, riconfermato in carica nelle elezioni del 14 marzo 2004. La legge costituzionale era stata cambiata sotto Medvedev e aveva allungato il termine di 2 anni.

Sulle elezioni del 2012 Dmitry Medvedev e Vladimir Putin per un lungo periodo hanno taciuto e non hanno annunciato la loro posizione. Era corsa più di una voce che i due non si fossero ancora accordati e che Medvedev fosse restio a lasciare il Cremlino. Sarebbe invece stato un ritardo tecnico per una “questione di opportunità politica” ha detto Putin. “Ma noi diciamo sempre la verità” ha sottolineato. “Soprattutto, la scelta è per voi, per tutto il popolo” ha aggiunto l’attuale premier parlando al congresso che si tiene oggi a Mosca allo stadio Luzhniki, particolarmente gremito per l’occasione. Altre voci davano Medvedev ormai fuori dai giochi, ma la giornata smentisce anche queste ultime.

Il compito di Medvedev è ora di guadagnare i consensi dell’elettorato moderatamente liberale: voti necessari per il partito Russia Unita che i sondaggi indicano ormai slittato dal 60% a sotto il 45% negli ultimi mesi.

Il doppio annuncio, in realtà, non solo conferma il destino del tandem, ma rappresenta un passo dovuto – e notevolmente anticipato – per strizzare un occhio agli investitori che ormai da mesi avevano congelato il proprio interesse nell’economia del Paese in attesa di una chiarificazione sul futuro. Non a caso il super-candidato pone oggi come primo obiettivo economico per il paese di riportare la crescita al 6-7%. Nonché il riarmo dell’esercito e della flotta. Poi aggiunge: “il motore chiave dello sviluppo deve essere il business russo”. Da vedere tuttavia se la candidatura di Putin convincera’ gli ingenti capitali esteri necessari per attivare la modernizzazione del Paese, tanto annunciata ma per ora lontana.

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