Sospetti sull’ospedale di Locri: strani legami fra alcuni dipendenti e mafie. Il boss della ‘ndrangheta introvabile

Antonio Pelle

Quando il boss Antonio Pelle, fingendosi malato, è fuggito dall’ospedale di Locri, non era neanche piantonato. Il capo indiscusso della ‘ndrina Pelle-Vòttari di San Luca, fra i protagonisti della guerra di mafia che portò alla strage di Duisburg, non era sorvegliato da nessuno. Questa è solo l’ultima delle ombre che nel corso degli anni si sono allungate sull’Ospedale di Locri.

Qui lavorava Francesco Fortugno, il vicepresidente del consiglio regionale della Calabria ucciso nel 2005.Per la sua morte sono stati condannati Giuseppe e Alessandro Marcianò, anch’esso dipendente della struttura sanitaria; era un semplice infermiere che secondo i giudici, però, in ospedale era temuto e riverito come un boss.

La fedeltà alle cosche di Marcianò non era un caso isolato: la Commissione antimafia istituita dal prefetto di Reggio Calabria Luigi De Sena accertò che nell’ospedale lavoravano 13 medici, 23 infermieri e 29 addetti alle pulizie con precedenti o legami di parentela con la ‘ndrangheta. Non solo. La Commissione scrisse che il muro intorno all’ospedale di Locri è tanto alto e irto da rendere impossibile allo Stato di far luce su informazioni banali com il numero dei dipendenti e il loro ruolo. Polemiche e retroscena che gettano ulteriori ombre sulla fuga del Pelle.

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