Su Franco Cassata l’accusa di concorso esterno a Cosa Nostra: perquisizione del Ros di Reggio nei suoi uffici

Franco Cassata

“Adesso non è più l’urlo solitario di una figlia che ha perso il padre. Adesso è qualcosa di più. E’ un fatto oggettivo”. Sono queste le dichiarazioni di Sonia Alfano, eurodeputata dell’Italia dei Valori, in relazione all’indagine per concorso esterno in associazione mafiosa aperta dalla procura di Reggio Calabria nei confronti di alcuni “innominati” magistrati messinesi.

Sono indagini serrate e scottanti quelle in atto al Ros di Reggio Calabria, che su mandato del procuratore capo Giuseppe Pignatone – come reso noto dal quotidiano Gazzetta del Sud – pare abbia effettuato una perquisizione ed un sequestro di atti interni alla procura generale di Messina.

Alla perquisizione avrebbe assistito anche il procuratore generale dello stretto Franco Antonio Cassata.

Secondo indiscrezioni – scrive “I Quaderni de L’Ora” – ad essere indagato per concorso esterno a Cosa Nostra sarebbe lo stesso Cassata, ed è a suo carico che sarebbe stata disposta la perquisizione dopo la notifica del relativo decreto.

“Per anni io e l’avvocato Fabio Repici – continua la figlia di Beppe Alfano, cronista ammazzato l’8 gennaio 1993 – siamo stati gli unici cha hanno cercato d’illuminare questo cono d’ombra fatto di commistione eed eminenze grigie che è la provincia di Messina. Ma il tempo è galantuomo e adesso sembrano accorgersene pure le istituzioni”. L’indagine sulla procura generale peloritana è scattata dopo che il procuratore di Messina Guido Lo Forte ha trasmesso a Reggio Calabria le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. Di particolare importanza sarebbero le parole del pentito Carmelo Bisognano, già a capo della cosca dei “Mazzaroti”.

Bisognano ha tracciato negli interrogatori con gl’inquirenti la mappa economica ed imprenditoriale di Cosa Nostra in provincia di Messina. Una mappa che avrebbe sullo sfondo l’immagine sfocata dell’avvocato Saro Cattafi, rientrato a Milazzo alla fine degli anni ’90 dopo una pesante condanna per traffico di droga, poi annullata. Originario di Barcellona Pozzo di Gotto, l’avvocato Cattafi fino al 2005 era un sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno, misura cautelare che gli era stata assegnata “per la sua pericolosità, comprovata dai costanti contatti, particolarmente intensi proprio nella stagione delle stragi, con personaggi del calibro di Santapaola, Pietro Rampulla (l’artificiere di Capaci) e Giuseppe Gullotti (capomafia barcellonese condannato definitivamente per l’omicidio Alfano)”.

Su Cattafi esiste anche un rapporto del Gico della Guardia di Finanza in cui si traccia la mappa di alcuni contatti eccellenti di quello che Bisognano indica come “il capo dei capi” della mafia messinese.

E proprio di questi suoi contatti con alcuni alti ufficiali dei carabinieri e magistrati peloritani ha parlato il 23 agosto scorso a Milazzo il giornalista free lance Antonio Mazzeo. Un monologo approfondito sulle attuali dinamiche di potere nella città dello stretto quello del giornalista messinese che però non sarebbe stato gradito da alcune autorità presenti in sala. In particolare ha destato scalpore il fatto che il prefetto peloritano Francesco Alecci si sia allontanato precipitosamente proprio quando Mazzeo raccontava dei rapporti tra l’avvocato Cattafi (inteso come Saro C) e l’attuale procuratore generale di Messina. Una strana coincidenza sottolineata dalla stessa Sonia Alfano che in una lettera aperta al prefetto chiedeva una qualche giustificazione “all’improvviso, prematuro e inaspettato abbandono della manifestazione”. Lettera fino ad oggi rimasta senza risposta alcune.

“Adesso però- commenta la Alfano – sembra che a Messina il tappo stia finalmente saltando. Non dimentichiamo che già da marzo scorso ad Olindo Canali, il magistrato che coordinò le prime indagini sull’omicidio di mio padre, è stato notificato dalla Dda di Reggio Calabria un’avviso di conclusione delle indagini per falsa testimonianza nel processo Mare Nostrum. Avviso che di solito è il preludio del rinvio a giudizio”.

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