Case e conti correnti nel mirino del fisco. L’Agenzia delle Entrate andrà alla ricerca di 120 miliardi di evasione

tra un mese in vigore il redditometro

Il fisco stringe i tempi per il varo del nuovo redditometro. “Sarà operativo entro un mese, stiamo già effettuando i primi controlli sui conti correnti e sulle posizioni titoli”: lo ha dichiarato il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, intervistato da Sky Tg24. “Abbiamo delle banche dati ricchissime che ci consentiranno di mettere in relazione le dichiarazioni dei redditi con le spese effettuate dai contribuenti”.

Più che un annuncio sembra una minaccia per tutti i contribuenti che evidenziano una forte differenza tra tenore di vita e redditi dichiarati. Sono alcune centinaia di migliaia e su questi si concentreranno gli 007 del fisco.

Il potenziamento della caccia all’evasore arriverà con un azione congiunta tra redditometro e spesometro. “Una novità è che dal prossimo anno tutte le spese sopra i 3.000 euro [al netto di Iva, quindi 3.630 per i consumatori, dopo l’entrata in vigore della nuova aliquota al 21%, n.d.r.] verranno comunicate a noi quindi nel redditometro entreranno le spese per l’abitazione, le barche e così via”, ha continuato Befera. “Potremo confrontare il reddito dichiarato con le spese importanti effettuate e anche con la movimentazione finanziaria, tramite i conti correnti”.

Un gioco a tre punte

Un filtro che, nelle intenzioni del fisco, dovrebbe bloccare tutta la gamma dei fenomeni di evasione:

• con lo spesometro – che obbliga tutti i negozianti a raccogliere e comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati anagrafici e il codice fiscale dei clienti che fanno acquisti superiori ai 3.630 euro – si intercettano le spese di un certo valore;

• con il redditometro – che si concentra invece sulle proprietà di valore (ville, auto di grossa cilindrata, yacht, ecc.) ma anche sugli stili di vita (viaggi, club esclusive ecc.) – si evidenziano gli indicatori di reddito non dichiarato;

• infine il controllo sui conti bancari segue i flussi di denaro anomali, anch’essi potenziali indizi di redditi nascosti.

La lotta all’evasione non si fa coi condoni

Sempre secondo il direttore dell’Agenzia delle Entrate le somme recuperate “supereranno gli 11 miliardi nel 2011” e l’obiettivo è quello di “ridurre drasticamente la piaga italiana dei 120 miliardi di evasione”.

Una posizione decisamente critica è arrivata anche sui condoni, che “sono il contrario di quello che vorremmo noi”. E sulla cui efficacia Befera ha forti perplessità: dal condono cosiddetto “tombale” 2003/2004 non sono ancora stati incassati circa 4,2 miliardi di euro, “di cui almeno metà è relativo a imprese sparite o inesigibili. Alla fine potenzialmente la somma da incassare è solo di 1 miliardo”.

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