Imminente il “benservito” al direttore del Tg1. Il presidente dell’azienda: “grave disinformazione” 

Augusto Minzolini

Contro Minzolini il clima si fa rovente. Paolo Garimberti attacca il direttore del Tg1 dopo le sue parole su Sergio Zavoli (“è un presidente della Vigilanza di parte”). “Sono dichiarazioni inaccettabili. Minzolini deve imparare a stare zitto”, sentenzia il presidente della Rai. Isolato dai vertici dell’azienda, in rotta di collisione con Zavoli, il “direttorissimo” viene dato in uscita dalla tv pubblica.

Con una sola controindicazione non da poco: Berlusconi gli ha detto di resistere, così come fa lui a Palazzo Chigi. Ma ora sul timoniere del tg di Raiuno pende la richiesta di rinvio a giudizio per peculato al tribunale di Roma. Il gip deciderà ai primi di ottobre. Se la richiesta del pm fosse accolta la Rai dovrebbe costituirsi parte civile e la sospensione del direttore non sarebbe automatica ma naturale. Ecco perché al settimo piano di Viale Mazzini si studiano soluzioni alternative. Cercando di convincere Minzolini a seguire la strada più conveniente.

Si parla esplicitamente di una buonuscita di 1 milione e mezzo di euro. Che gli eviterebbe la gogna giudiziaria e l’esposizione a un conflitto con la sua stessa azienda. Per lui poi Berlusconi potrebbe aprire le porte di Mediaset. O con la direzione di Panorama o con quella del Tg5. Al settimanale mondadoriano le voci danno in bilico Giorgio Mulè dopo la pubblicazione dell’articolo contro la moglie di Umberto Bossi. Ma Mulè avrebbe avuto rassicurazioni formali e sostanziali da Marina Berlusconi.

Non sarà toccato, Mondadori non vuole privarsi di lui. Allora si possono spalancare le porte del Tg5, il concorrente che Minzolini si vanta di aver sempre battuto malgrado il calo degli ascolti. Sono due possibili soluzioni da affiancare alla maxiliquidazione sulla quale sta lavorando Lorenza Lei. Per il direttore il problema oggi non sono gli editoriali e le polemiche politiche ma l’eventuale processo. L’obiettivo dei suoi legali è scaricare tutte le colpe sull’ex dg Mauro Masi, ma è chiaro che la difesa avrebbe maggiori chance senza l’esposizione mediatica sui canali del servizio pubblico.

La Lei vorrebbe che il consiglio di amministrazione desse il benservito a Minzolini. Ma i numeri per quest’operazione non ci sono. Anzi. Dopo gli attacchi del dg al direttore, i membri di maggioranza del cda minacciano di far saltare le nomine già decisi: Antonio Di Bella (Rai3), Marcello Masi (Tg2), Scipione Rossi (Tribune elettorali), Giovanni Miele (Gr Parlamento). Incarichi già messi all’ordine del giorno del consiglio di oggi, praticamente sicuri. Ma la Lei si prepara a ritirare l’intero pacchetto, Le pressioni di Palazzo Grazioli hanno cambiato le carte in tavola e il dg non può permettersi una bocciatura dei suoi candidati. Ancora una volta, la Rai dimostrerebbe il suo legame a filo doppio agli equilibri politici. I cinque esponenti della maggioranza possono affossare tutti i nomi proposti. Per strappare altri nomi graditi e per vendicarsi dell’affronto subito da Minzolini.

Insomma, tutto ruota intorno al direttore del Tg1. Che da utile difensore del berlusconismo può trasformarsi in un problema. Garimberti non si limiterà a una presa di distanza davanti a un nuovo editoriale: “Alzerò il tiro”. Già oggi il caso Tg1 sarà affrontato dal cda, ma senza arrivare a decisioni. Domani al comitato editoriale Minzolini e la Lei saranno faccia a faccia in una riunione che vede presenti tutti i direttori di testata. Sarà quella la sede di un redde rationem?

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