Una logica industriale alla base degli errori compiuti dall’Unione Europea sulla crisi economica ellenica

il caso Grecia tiene in scacco l'Ue

Sappiamo che fu uno sbaglio far entrare la Grecia nel cestino dell’euro, ma ora che le uova si sono rotte, cerchiamo di farne una frittata piuttosto che buttarle via. Lo stesso sistema dell’Unione europea (Ue) che ha spinto la Grecia in questa situazione finanziaria drammatica vorrebbe buttare le uova rotte nel mare Egeo, facendo cosí un altro sbaglio.

Invece che spingere il Paese a fare tagli che vanno ad incidere negativamente sulla crescita, l’Ue dovrebbe insistere sull’aumento delle entrate, specialmente tramite un buon sistema di raccolta fiscale.

Basta guardare le cifre: la Grecia ha un’economia sommersa stimata a 25,1 % del Prodotto Interno Lordo (in Italia questa é del 22.3%). Lo stato denuncia 6.000 societá che devono al fisco greco 30 miliardi di euro di tasse arretrate. A questo si aggiunga l’evasione fiscale che costa al Paese altri 30 miliardi l’anno.

In un quartiere di Atene, su 16.974 case con piscina, solamente 324 hanno dichiarato al fisco di averla. Ci sono medici che nelle dichiarazioni redditi indicano entrate di 25.000 euro l’anno quando solamente gli affitti dei loro ambulatori costano il doppio.

L’Ue si dovrebbe chiedere: “Cosa serve mandare elicotteri in ricognizione alla ricerca di piscine non dichiarate per poter inviare ai loro proprietari la bolletta delle tasse, quando questi poi la ignorano sapendo che la richiesta non verrá mai implementata?

Con la Grecia, l’Ue sta applicando lo stesso perverso metodo di Wall Street che premia le societá che tagliano i costi dai reparti che generano entrate.

La Ue ha imposto alla Grecia entro il 2013 un totale di 18 miliardi di euro in tagli e 22 miliardi in privatizzazioni di enti statali. Con la sola lotta all’evasione fiscale, lo stato ricaverebbe 40 miliardi di euro l’anno, o 120 miliardi nei tre anni richiesti fino al 2013. E questo senza inttaccare la crescita, creare disoccupazione e instabilitá sociale.

Ora ci si chiede: visto che un piano di entrate ha molto piú senso di uno di tagli, perché l’Ue non lo impone?

Perché l’Ue dovrebbe dichiarare guerra all’evasione fiscale in tutto il paniere Ue, cosa che non farebbe piacere alle banche, ai paradisi fiscali, ai finanzieri, agli industriali e alle persone ricche. É di recente la notizia che l’Ue sia “preoccupata” per “l’eccessivo affidamento” che l’Italia fa sulle misure anti-evasione. Da tener presente che in Italia l’evasione fiscale é stimata a 115 miliardi di euro l’anno (di cui 40 attibuiti alla criminalitá organizzata).

Quando le banche possono permettersi di “giocare” con tanti di questi enormi fondi neri, preferiscono prestare a paesi come la Grecia (a cui sono andati 100 miliardi di euro, senza contare i derivati), piuttosto che rischiare di perdere le entrate provenienti dalle economie sommerse. Poi si fará della Grecia una questione politica e tutto si sistemerá.

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