Inchiesta escort, Napoli ricorre contro il trasferimento del caso a Roma. Per i pm “competenza è da chiarire”

Massimo Tarantini

Ricorso della procura di Napoli contro la decisione del Gip di spostare l’inchiesta a Roma. Sulla base delle novità istruttorie- sostengono i magistrati napoletani- ancora non è chiaro di chi sia la competenza.

La decisione era giunta ieri pomeriggio quando il gip di Napoli Amelia Primavera, chiamata a pronunciarsi su una istanza di scarcerazione o di concessione di arresti domiciliari per Tarantini, ha dichiarato l’incompetenza territoriale dell’autorità giudiziaria partenopea. Il gip ha anche individuato la sede giudiziaria alla quale trasferire l’inchiesta: la procura della capitale.

In due pagine il gip Primavera ha spiegato i motivi per i quali il procedimento deve lasciare Napoli. Il magistrato ha fatto riferimento in particolare alle dichiarazioni rese dalla segretaria del premier Marinella Brambilla e alla memoria scritta da Berlusconi. Ha ricorda che «la Brambilla dichiarava di avere in più occasioni corrisposto, su indicazione e per conto di Berlusconi, somme di denaro destinate a Lavitola e a Tarantini» e che «tali somme erano ritirate da un incaricato di Lavitola a Roma presso Palazzo Grazioli».

Il gip ha evidenziato inoltre che le dichiarazioni della Brambilla «risultano indirettamente riscontrate dalle conversazioni telefoniche intercettate sull’utenza in uso a Lavitola». E ha sottolineato poi che «la stessa vittima del reato ha confermato, nella memoria depositata, di aver corrisposto personalmente le somme di denaro, sempre a Roma» e che «le dichiarazioni della Brambilla e quanto affermato da Berlusconi nella memoria, risultano credibili proprio con riferimento al luogo della dazione di denaro oggetto dell’attività estorsiva ipotizzata».

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