La magistratura incalza: il Premier non intende fare passi indietro ma ora dubita di poter arrivare al 2013

Silvio Berlusconi

Mai come adesso il Cavaliere ha lo spauracchio della galera: “quelli mi vogliono vedere con le manette ai polsi, non lo avete ancora capito?”. L’accelerazione impressa dai giudici di Milano sul processo Mills ha mandato su tutte le furie Silvio Berlusconi che ha trascorso la giornata ad Arcore al telefono, dopo il tradizionale pranzo con i figli.

Difficilmente il Cavaliere rientrerà a Roma prima di giovedì, giorno del fatidico voto su Milanese. Ed è proprio su come disinnescare gli effetti della decisione sull’ex collaboratore di Tremonti che Berlusconi sta lavorando nel tentativo di spezzare almeno uno dei fronti dell’assedio. Al partito ha assegnato il compito di serrare le file del centrodestra, mentre i rapporti con il Carroccio sono ancora tesi malgrado i tentativi del ministro Calderoli di evitare un voto negativo o, per lo meno, che l’eventuale arresto di Milanese si porti come conseguenza le dimissioni di Tremonti.

In queste ore Berlusconi va dicendo ai suoi che «non c’è nessun nesso» e che «su Giulio metto la mano sul fuoco». Un avvio di presa di distanze che potrebbe servire a mettere al riparo il ministro che in queste settimane rappresenta una garanzia per investitori e autorità europee. Berlusconi spera ancora di poter incontrare Bossi a Milano prima di giovedì, ma oggi l’assemblea della Lega convocata a Montecitorio dovrebbe confermare la libertà di coscienza e di fatto sostenere la linea condivisa dal finiano Della Vedova: «Il voto su Papa rappresenta politicamente un precedente». Più o meno quello che, dall’altra sponda sostiene il repubblicano Nucara che conferma per Milanese la linea del voto contro l’arresto già espressa su Papa, mentre si prepara a votare a favore della mozione di sfiducia per il ministro Romano.

Proprio l’appuntamento sulla mozione-Romano preoccupa ancora di più il Cavaliere che ieri ha rassicurato il ministro, ma ai suoi ripete di voler attendere il voto su Milanese prima di chiedere a Romano un passo indietro. Ovviamente né l’ipotesi di riforma elettorale, né l’eventuale allargamento all’Udc nel 2013 come sollecitato da Alfano, interessano ora il Cavaliere che medita sull’opportunità di un messaggio video agli italiani nel quale chiedere scusa per i suoi «fatti privati», escludendo però ogni tipo di reato, e denunciando «l’uso perverso delle intercettazioni». La parola «scuse» non sembra però rientrare nei piani del premier che al massimo potrebbe andare in tv e sostenere, come da giorni dice il cattolico Lupi, che «una cosa è il peccato e una cosa sono i reati».

Ad ogni soluzione politica che gli spiani la strada per un’uscita senza più grane giudiziarie, il Cavaliere non crede e rifiuta anche l’idea avanzata da Marco Pannella di un’amnistia che svuoti le carcere e azzeri le imputazioni. Un’idea che invece non viene scartata tra le file delle opposizioni, anche se Della Vedova mette le mani avanti: «Come diceva quella signora, prima vedere cammello!».

Passi indietro il Cavaliere non intende farne, anche se sulla possibilità di arrivare al 2013 comincia ad avere forti dubbi.

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