Il leader dell’Italia dei Valori: “mandiamo via questo Governo. Nel Paese sta per scoppiare la rivolta sociale”

Antonio Di Pietro

In un post sul suo blog, il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, pubblica un videomessaggio che ha scatenato l’ira del Pdl: “Al di là di tutte queste anomalie sul piano del diritto processuale penale -dice Di Pietro – interessa qui far rilevare la grande responsabilità politica di un governo che non ha più nulla da dire o da dare, chiuso nel suo bunker, che pensa di poter ancora governare il Paese mentre nel Paese sta sbocciando la rivolta sociale. Prima che ci scappi il morto, mandiamo a casa questo governo”.

Domani, ha aggiunto Di Pietro, «avremo a che fare con la richiesta di una misura cautelare, cioè mandare in carcere l’on. Milanese, un deputato che prima era un alto ufficiale della Guardia di Finanza e che è accusato di reati gravissimi contro la Pubblica amministrazione dalla Procura di Napoli. Il Parlamento deve decidere se dare l’autorizzazione all’arresto o meno. È agli atti che non v’è alcun fumus persecutionis, né alcun intento persecutorio. Lo ha dimostrato ancora ieri il gip di Napoli, dicendo che, a seguito delle ulteriori indagini svolte, si è accertato che le dazioni di pagamento sarebbero avvenute a Roma e che, quindi, è Roma la Procura competente».

«Domani però – ha voluto aggiungere Di Pietro – si rischia che la decisione del Parlamento venga assunta non per motivi di legge ma per motivi politici, “siccome sei un parlamentare, noi non diamo l’autorizzazione all’arresto”. Il problema, come vedete, scrive il leader dell’Idv – non è solo Milanese. Il problema è la degenerazione di questo Parlamento, di questa maggioranza parlamentare e del suo governo che, mentre il mondo brucia, mentre l’Italia va a pezzi, mentre il Paese ha bisogno di interventi urgenti in materia economica, sociale, di rilancio della produzione industriale e di diritti civili, tiene impegnato il Parlamento per dire no all’arresto di un deputato accusato di essersi macchiato di gravi reati. Tiene impegnato il Senato per dire che il presidente del Consiglio non può essere processato perché Ruby Rubacuori, ai suoi occhi, era la nipote di Mubarak e, quindi, per salvare la dignità di un capo di Stato, non voleva che fosse arrestata. Tiene impegnato il Parlamento per il “processo lungo”, per fare delle regole affinché i processi non arrivino mai a sentenza e i delinquenti stiano sempre fuori, perché questo serve a Berlusconi nel processo Mills. Tiene impegnata l’Aula per ridurre o eliminare le intercettazioni telefoniche come strumento di investigazione».

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