Quali prospettive dopo la caduta del regime di Gheddafi? Dubbi sui reali motivi e obiettivi dell’azione francese

guerra in Libia

Ancora una volta in questi giorni siamo stati sommersi dallo scandalo. E le avventure sentimentali del premier ci hanno quasi fatto dimenticare due emergenze: la guerra in Libia e la crisi. Ce ne ricorderemo, lo sappiamo, quando la realtà ci imporrà di stare con i piedi per terra.

Molto più attenti di quanto lo siamo noi su ciò che accade  in Libia, sono gli stati arabi, che hanno tratto un profondo insegnamento dalla dittatura ed hanno imparato che la libertà non si può barattare con show di veline, e che l’informazione è una cosa seria.

Forti di questa consapevolezza, oggi riferiremo due interventi sulla crisi libica di due autorevoli francesi: Yves Bonnet e Eric Denècè.

Il loro intervento è comparso sul giornale online “Le Soir D’Algérie”, dove con lucide argomentazioni hanno denunciato l’azione  militare della Francia e della NATO.

Secondo questi due esperti di intelligence francese l’azione militare in Libia è contestabile sul piano del diritto internazionale.  Bonnet che dirige il CIRET/AVT un centro di ricerca sul terrorismo, è convinto che la guerra in Libia finirà per favorire l’azione di gruppi terroristici.

Nell’ambito di un convegno ha affermato: «Recentemente mi è stato domandato cosa la Francia ci ha guadagnato e cosa ha invece perso  dalla sua avventura militare in Libia. Secondo il mio parere, ha sicuramente guadagnato nuovi mercati ed opportunità economiche. […] Al contrario ha perso sul piano dei valori.  Ha perso la grandezza del nostro messaggio ed il valore eterno dei nostri principi rivoluzionari. Sono dell’avviso che niente giustifica la perdita dei nostri principi! ».

La guerra in Libia per Yves Bonnet non ha alcuna giustificazione sotto il piano del diritto internazionale e si tratta di un vero e proprio atto di arroganza perpetrato ai danni di uno stato sovrano. Ma non solo; è stata autorizzata sacrificando i principi ideali che sono alla base della nazione francese alle leggi del mercato ed agli interessi economici.

Bonnet,  come è noto, è stato  capo della “Direzione di sorveglianza del territorio”,  e del servizio antispionaggio francese, ed essendosi negli ultimi mesi recato in Libia, si domanda quali siano le ragioni che hanno spinto Parigi a fare la guerra contro il dittatore libico, che pure in passato aveva trovato dei punti di accordo con gli stati occidentali e che li aveva aiutati nella contro Al Qaida, contro il radicalismo islamico e contro l’immigrazione irregolare sub-sahariana.

Cosa ha spinto si domanda giustamente Sarkozi a pugnalare un dittatore che fino a poco tempo prima  era amico? Per Bonnet può esserci una sola spiegazione: la questione umanitaria era ed è solo un pretesto per fare la guerra e gli interessi economici era tali che non si poteva fare diversamente.

E nel sostenere questa sua tesi egli richiama l’attenzione su ciò che sta accadendo in Corea del Nord, dove nessuno si sogna di intervenire militarmente.

Dello stesso parere è anche Eric Denécé che è il Direttore del “Centro di ricerca francese dell’intelligence”, il quale crede che la situazione in Libia sarà un fattore di propagazione del terrorismo non solo in Libia, ma in tutto il Maghreb e nel Mediterraneo.  Egli sostiene infatti che i gruppi terroristici potrebbero avvantaggiarsi delle armi per mettere in atto azioni terroristiche. A suo giudizio gli occidentali hanno stretto un’alleanza con dei gruppi estremisti e ciò rappresenta un serio fattore di rischio, in quanto la situazione potrebbe sfuggire di mano e determinare così il riproporsi di azioni efferate da parte di gruppi islamici.

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