Finisce 0-0 l’anticipo di San Siro. Nerazzurri sempre più in crisi d’identità. Giallorossi intraprendenti e in ripresa

De Rossi e Sneijder

Roma e Inter non vanno oltre un pari senza reti sul terreno di San Siro, con un calcio spesso confuso dal quale escono meglio i giallorossi ma che lascia interrogativi enormi sul futuro di entrambe e un punto a testa per muovere la classifica. Dal ko con il Cagliari la Roma mostra segnali di miglioramento, anche se continua a non segnare. L’Inter non perde, e questa è già una notizia, ma ancora si mostra disordinata. Un problema che continua a tenere sulla graticola Gasperini.

In campo Luis Enrique manda una Roma impronosticabile: Perrotta e Taddei esterni di difesa, Kjaer titolare con Burdisso, Pizarro mezzo destro di centrocampo e Borini titolare nel tridente con Totti e Osvaldo. Una vera rivoluzione. Anche Gasperini non è da meno: 3-5-2 inedito, con Obi e Nagatomo esterni e Sneijder a centrocampo con Milito e Forlan di punta. L’avere forma, alla ricerca dell’essere.

C’è confusione sotto la pioggia di San Siro: la manovra giallorossa passa tra i piedi di De Rossi, che va spesso a schiacciarsi sui due centrali difensivi, mentre gli esterni salgono molto a pressare gli avversari. L’Inter aspetta e non appena recupera palla prova a giocare in velocità e in verticale, sfruttando le falle difensive che la Roma lascia in maniera evidente. E’ dei giallorossi la prima occasione, al 12′, con Osvaldo ben servito da De Rossi, salito sulla tre quarti: il sinistro in diagonale dell’attaccante è debole e viene respinto da Julio Cesar. Replica Sneijder su punizione.

Al quarto d’ora brutto episodio in area giallorossa: inserimento di Lucio, servito in verticale, Stekelenburg si avventa in uscita e in anticipo sul difensore che non toglie la gamba, rifilando un calcio sulla tempia all’avversario. Il replay mostra il portiere tramortito e immobile, con il brasiliano che continua a ripetere incredibilmente di aver preso il pallone: Mazzoleni decide per il giallo, tra le proteste dei romanisti e gli infermieri che portano via l’olandese in barella. Dentro Lobont.

La partita si riscalda, Borini prova il destro da fuori area, Julio Cesar gli si oppone in tuffo. Dall’altra parte Forlan dalla distanza e Milito poco dopo testano i riflessi di Lobont. L’Inter dilaga sulle fasce, con Nagatomo che surclassa Taddei e Obi che mette in affanno Perrotta. La Roma si aggrappa alla luce di Totti, illuminante il passaggio per l’inserimento di Borini in area che brucia Ranocchia e prova il destro al volo, tiro sbilenco. Ma quello che più impressiona è la disorganizzazione in campo e gli errori dall’una e dall’altra parte: Osvaldo fa avanti e indietro cercando di intercettare un pallone, De Rossi fa il centrale di difesa, Samuel e Lucio prendono palla e salgono saltando anche i centrocampisti, Pizarro si industria da incontrista, Forlan capisce l’aria che tira e si danna, correndo dovunque nel tentativo di cucire un’azione pericolosa…Sembra un match di calcio sudamericano, non di Serie A. Le azioni: Nagatomo conclude un bel fraseggio nerazzurro con una stoccata potentissima appena dentro l’area che termina alta di poco, Borini spara addosso a un difensore un’ottima occasione, Totti allo scadere spara via una punizione. Tre minuti di recupero e uno 0-0 al sapore di surreale. Apertissimo.

Subito pericolosa la Roma: Sneijder cade sulla sua trequarti, Totti serve il taglio di Osvaldo su cui è provvidenziale Julio Cesar in uscita. Un minuto dopo Taddei ci prova da fuori, conclusione di poco alta. I giallorossi hanno successo nel pressing asfissiante alla difesa avversaria, Borini ruba un ottimo pallone e di tacco serve Totti, cross per Pjanic anticipato all’ultimo momento, poi ancora Totti di sinistro sulla ribattuta si vede respingere il tiro. E l’Inter? Si rivede su un calcio piazzato, con Milito che a botta sicura di testa mette a lato e Samuel che abbatte Kjaer senza l’intervento dell’arbitro. Ma i nerazzurri sono alle corde e la Roma inizia a crederci sempre di più. Ma sembra quasi sacrilego lasciare che la punizione guadagnata da Pizarro al limite dell’area venga battuta da Pjanic e non da Totti.

Due cambi a mezz’ora dal termine, con Gasperini che rilancia Zarate per Milito e Luis Enrique che toglie Pizarro e inserisce Gago. Ci si aspetterebbe più un Bojan per Osvaldo, vista l’insufficiente (seppur generosa) prova dell’attaccante. Ma tant’è, lo spettacolo continua. Con l’ex biancoceleste, carico come in un derby, che si presenta con un bellissimo sinistro che sfiora l’incrocio dei pali. Borini mette in difficoltà Ranocchia (prova di personalità dell’attaccante dell’Under 21, migliore dei giallorossi con Totti e De Rossi), Totti va a togliere il pallone dai piedi di Gago, nella sua nuova posizione da centrocampista che il deserto di idee della squadra gli impone, la Roma è altissima e il centrocampo dell’Inter è evanescente. Jonathan rileva Obi, mentre Borriello si scalda: sembra ovvio il cambio con Osvaldo: e invece no, fuori Borini. Le sorprese non finiscono mai, tridente con Totti e due centravanti. Gasperini non è da meno, però: fuori Forlan, l’uomo più pericoloso dell’Inter, per mettere dentro Muntari, nell’incredulità di San Siro che inizia a farsi malumore rumoroso. E Pazzini? A scaldare la panchina. E Moratti? Da solo in tribuna, con uno sguardo eloquente.

Finale caldissimo: Zarate si ricorda di giocare in una squadra, e stavolta cerca la serpentina in area non per il tiro ma per l’assist: Sneijder conclude a botta sicura ma Kjaer respinge a un metro dalla porta. Ma l’immane sacrificio non è del danese, ma di De Rossi, che nel recupero si immola su un destro di Sneijder, accusando prima la cannonata e poi la camminata dell’avversario (involontaria) sulle parti basse. Stoico nel rialzarsi, il pilastro dei giallorossi, in tempo per vedere Burdisso che salva su un’incursione di Jonathan, che nel delirio è ormai centravanti insieme a Muntari. Muntari che completa la prestazione con un retropassaggio al 51′, quando l’unica cosa possibile era cercare di tirare in porta. Finisce così, con un punto a testa e due squadre ancora in cerca d’identità.

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