Berlusconi non va dai pm di Napoli: “non respingo la richiesta, ma pretendo che i giudici rispettino la legge”

Silvio Berlusconi

Il premier Silvio Berlusconi si farà ascoltare dai pm di Napoli che indagano su una presunta estorsione ai suoi danni da parte di Gianpiero Tarantini e Valter Lavitola solo alla presenza dei suoi legali. Lo ha detto l’avvocato del premier e parlamentare del Pdl, Nicolò Ghedini.

Il presidente del Consiglio è pronto ad essere ascoltato dai magistrati di Napoli, ma è «indispensabile» svolgere l’interrogatorio in presenza degli avvocati, in quanto il procedimento è connesso a un altro nel quale il premier è imputato, quello sul cosiddetto caso Ruby. «Il presidente è disponibilissimo a rendere dichiarazioni, in qualsiasi momento e anche senza l’intervento degli avvocati ma sono i suoi legali a fargli notare che è indispensabile la loro presenza, altrimenti l’atto sarebbe invalido. Infatti, il gip nella sua ordinanza sostiene che c’è una connessione con un altro procedimento dove il presidente è imputato, quindi, codice alla mano, essendoci il collegamento tra i procedimenti, per poterlo ascoltare occorre che venga accompagnato dai difensori. La connessione -conclude Ghedini- non è una prospettazione della difesa, è l’autorità giudiziaria di Napoli ad affermarla».

«Allo stato Berlusconi non si presenta ai pm di Napoli», aveva detto invece in mattinata Piero Longo, un altro dei difensori del premier. I magistrati napoletani, Giandomenico Lepore e Henry John Woodcock, vorrebbero ascoltare il premier da solo, senza avvocati, perché in questo filone di indagine è parte offesa, almeno al momento.

La questione di «Berlusconi indagato in procedimento connesso», avanzata da Ghedini, era già stata respinta ieri dai pm Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock. Non si tratta di una richiesta-fotocopia in quanto il documento è arricchito di considerazioni tecnico-giuridiche in risposta alle argomentazioni dei pubblici ministeri. Ma già appare scontata una nuova bocciatura da parte dei magistrati. Lo ha fatto capire il procuratore Giovandomenico Lepore il quale ha riferito che, se entro domenica sera – ultima delle quattro date indicate dalla procura per l’interrogatorio del premier – la situazione rimarrà invariata, valuteranno le iniziative da prendere.

Resta quindi in piedi la prospettiva di un accompagnamento coatto. In caso di ennesima risposta negativa alla sollecitazione degli inquirenti la procura già lunedì prossimo potrebbe avviare la procedura rivolgendosi alla Camera per l’autorizzazione. Una questione, quella della autorizzazione a procedere, che introduce scenari inediti, anche e soprattutto sotto il profilo formale: è ipotizzabile infatti riconoscere un «fumus persecutionis» nei confronti di una persona non sottoposta ad accuse ma ritenuta vittima di un reato?

«Non ho affatto intenzione di respingere una richiesta di testimonianza – scrive oggi Berlusconi al Foglio – che è mio interesse rendere, tanto che ho già inviato una dichiarazione scritta ma che ha, così come congegnata, l’aria di un trappolone politico-mediatico-giudiziario. Pretendo però come ogni cittadino che i magistrati rispettino anche loro la legge».

Berlusconi invece sarà in aula lunedì prossimo per la ripresa del processo Mills che lo vede imputato per corruzione in atti giudiziari. Inizialmente la sua presenza non era stata garantita, come aveva spiegato ancora l’avvocato Longo, per impegni istituzionali già fissati e per la sua visita negli Usa prevista per la prossima settimana. In serata c’è stato invece un cambio di programma perché «allo stato è saltato l’impegno all’Onu». Lo ha detto proprio l’avvocato Longo, confermando la presenza del premier lunedì al processo. Il presidente del consiglio doveva partecipare martedì mattina all’assemblea dell’Onu sul caso Libia.

I motivi della rinuncia: fuori tempo massimo per intervenire. Silvio Berlusconi non aveva mai preso formalmente una decisione sulla visita a New York in occasione dell’Assemblea generale dell’Onu dedicata alla Libia. Poi, dopo una serie di riunioni a Palazzo Chigi con i suoi più stretti collaboratori, tra cui i sottosegretari Paolo Bonaiuti e Gianni Letta, ha deciso, secondo quanto si è appreso, di rinunciare anche alla luce del fatto sarebbe stato fuori tempo massimo per iscriversi nel lungo elenco di oratori che interverrà nei prossimi giorni. Ci sarà quindi il ministro degli Esteri, Franco Frattini, a rappresentare l’Italia. Il responsabile della Farnesina prenderà anche la parola all’Assemblea. Il Cavaliere, sempre secondo quanto si è appreso, aveva tra l’altro espresso la volontà di essere presente lunedì a Milano al processo Mills.

L’ultima udienza del processo Mills (l’avvocato inglese è stata condannato in primo e secondo grado a 4 anni e mezzo e poi la Cassazione ha dichiarato la prescrizione) si era tenuta lo scorso 18 luglio. Il processo riprenderà lunedì 19 settembre con la testimonianza in videoconferenza dalla Svizzera di Maria De Fusco, che era amministratore del trust Struie, uno dei fondi attraverso i quali, secondo le indagini del pm di Milano Fabio De Pasquale, transitarono 600 mila dollari. Cifra che, secondo l’accusa, sarebbe stata versata dal premier come ricompensa per le testimonianze reticenti dell’avvocato d’affari inglese in due vecchi processi (All Iberian e presunte tangenti alla Gdf) che vedevano coinvolto Berlusconi.

«Io credo che Berlusconi sia fortemente dibattuto tra andare e non andare, io non andrei, dispongano pure l’accompagnamento coatto, e poi decida il Parlamento», afferma Maurizio Paniz, avvocato e deputato Pdl, intervenendo a La telefonata, su Canale 5.

«La situazione è molto grave e preoccupante, e chiediamo al presidente e al vicepresidente del Csm di esercitare la massima vigilanza». Così in una nota congiunta i capigruppo del Pdl di Camera e Senato, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri. La richiesta di un intervento dell’organo di autogoverno della magistratura, arriva in relazione alla pubblicazione di «intercettazioni» di conversazioni «irrilevanti ai fini penali ma altamente lesive della privacy e dignità delle persone». Cicchitto e Gasparri sottolineano «l’aberrante tentativo in atto di capovolgere la realtà, nobilitando i comportamenti illeciti come fossero la normalità e anzi un motivo di onore, e additando al pubblico ludibrio coloro che rispettano la legge».

«Bisogna finirla di intercettare la gente»: così il leader della Lega, Umberto Bossi, risponde ai cronisti che gli chiedono se sia opportuno un provvedimento sulle intercettazioni. A chi gli chiede se ci sia spazio per un decreto, il Senatur replica che il presidente della Repubblica non vuole.

Il Pdl: avanti con ddl intercettazioni. «Mi pare che sia assolutamente evidente che c’è una persecuzione giudiziaria contro Berlusconi. A Bari non è assolutamente indagato ma finisce al centro della diffusione delle intercettazioni. A Napoli sarebbe la parte lesa, ma con i messaggi che vengono diffusi finisce per essere il capro espiatorio», ha detto ancora Paniz, convinto che entro la fine della legislatura sarà approvato il ddl sulle intercettazioni: «Mi pare evidente che ci sia un eccesso di utilizzo. Centomila intercettazioni non sono mai state utilizzate neanche per processi di mafia o ‘ndrangheta. Bisogna approvare un testo che ha già avviato il suo iter parlamentare. Purtroppo esistono contrasti sul contenuto del provvedimento, che non consentono di avere una maggioranza definitiva. Anche all’interno della maggioranza – ammette l’esponente Pdl – ci sono visioni diverse sull’utilizzo delle intercettazioni e la loro diffusione. Io scommetto che riusciamo ad approvare ddl entro la fine della legislatura. Quello che è successo ha reso evidente che così non si può andare avanti».

«Può fare il presidente del Consiglio una persona come Berlusconi che è coinvolta in tutte queste vicende? Ci sono tante persone che lo ricattano, ovviamente Berlusconi non può fare il premier. L’unica via sono le dimissioni. Mi chiedo cosa altro possa succedere perchè Berlusconi faccia un passo indietro?». Lo dice Paolo Gentiloni del Pd
ai microfoni di Sky Tg24.

«Berlusconi è e deve rimanere davanti alla giustizia una persona come tutte le altre. Si comporta come il Marchese del Grillo, ma i giudici sanno come andarlo a prendere». Lo ha detto il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro.

«Sembra che il governo e la sua maggioranza vivano sulla luna. Con un Paese soffocato dalla crisi economica, il presidente della Repubblica Napolitano che torna ad invocare comportamenti “adeguati” al difficile momento che vive l’Italia, il premier e i suoi accoliti hanno come unico pensiero quello di far passare al più presto la legge sulle intercettazioni». A dichiararlo il capogruppo dell’Italia dei Valori in Senato, Felice Belisario. «Si tratta – continua Belisario – di uno sfregio permanente al buon senso degli italiani, perché servono piuttosto leggi che non mandino in Parlamento indagati e condannati. Questa è l’ora di pensare a come uscire dalla crisi economica, al bene delle forze sociali più deboli soffocate da una manovra piegata agli interessi dei poteri forti. Ma, del resto, cosa dobbiamo aspettarci da un governo che ha come unico scopo quello di salvare Berlusconi dai suoi processi?».

«I soldi a Tarantini, Tora, Fede, Lavitola e compagnia bella e i giri di prostituzione e corruzione sono un un oltraggio alla povertà e alla dignità degli italiani»: lo afferma Fabio Granata (Fli), vice presidente della commissione antimafia. «Berlusconi e questo centrodestra stanno distruggendo l’Italia e la sua immagine. Ed è incredibile constatare come le uniche voci coraggiose e di dissenso nel Pdl siano quelle di Pisanu e Pecorella mentre i nostri “ex camerati duri e puri”, a iniziare dai giovani di Atreju, sono delle pecorelle mansuete, allineate e coperte. E gli altri duri e puri della Lega,tutti zitti. Per questo – conclude il deputato finiano – la fetta repubblicana e legalitaria di Fli non può che lavorare per mandare all’opposizione dovunque il centrodestra decadente e corrotto che pretende di continuare a governare l’Italia».

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