Almeno 25 gli incontri organizzati per il premier, che a una escort dice:” faccio il primo ministro a tempo perso”

Silvio Berlusconi

Alla corte del Re Sole, l’esercito dei ruffiani le provava tutte per entrare nelle grazie del signore. L’importante era ottenere il vantaggio, l’affare, l’incarico, la comparsa in tivù. Le occasioni erano le serate mondane che nascevano con cene e musica, e finivano nelle stanze del premier.

Almeno venticinque gli incontri che Gianpaolo Tarantini è riuscito a garantire a Berlusconi tra il 10 luglio del 2008 e il 3 maggio del 2009. Serate a tema: sesso e soldi. L’imprenditore barese sa come insinuarsi. Conosce il Cavaliere in Sardegna, poi lo rivede al matrimonio della parlamentare Pdl pugliese, sua amica, Elvira Savino, e riesce a passargli il numero di cellulare. Comincia l’ascesa.
Premier a tempo perso. Il presidente del Consiglio chiacchiera al telefono con Tarantini, ma anche tanto con le ragazze. E si lascia andare a confidenze, soprattutto con Marysthell Garcia Polanco. Il 26 novembre del 2008, le dice ridendo: «Faccio il primo ministro a tempo perso e me ne succedono di tutti i colori». La ragazza si era lamentata perché era andata due volte a trovarlo, ma a vuoto, lui non c’era. Ci tiene, il premier, a mantenere il rapporto con ognuna di loro. E certo deve proprio sapere che si tratta di escort, anche perché chiama Giampi, e riferendosi alle ragazze che avevano trascorso la notte a palazzo Grazioli, evidenzia: «Guarda che hanno tutto per pagarsi ogni cosa da sole questa qua», alludendo – aggiungono gli inquirenti – «al fatto che era stato dato loro il necessario».

L’aereo del presidente. Una nuova cena da organizzare mostra quanto l’imprenditore barese sia ormai lanciato con il primo ministro. Vuole fargli conoscere «due bellissime amiche». Le fanciulle da portare sono Maria Esther Garcia Polanco e Michaela Pribisova. Tutto è pronto per il 26 novembre 2008 quando Berlusconi avverte il giovane imprenditore di avere un impegno di lavoro a Milano. «Devo purtroppo partire perché mi è successo un guaio là e devo esserci domani mattina prestissimo. L’aereo, poi, c’è solo stasera, quindi ho cambiato tutti i programmi. Se tu credi di poter arrivare qui adesso, vi offro… che so… un gelato». In questo frangente – scrive la Guardia di Finanza – Tarantini dimostra di saper trarre il massimo vantaggio anche dalle situazioni apparentemente a lui sfavorevoli, proponendo a Berlusconi di volare tutti insieme sull’aereo presidenziale, dicendo che le ragazze (che aveva reclutato) abitavano a Milano, e facendo credere che anche lui aveva un impegno di lavoro in città l’indomani mattina». «Che dice, presidente? Sennò veniamo insieme a lei a Milano», azzarda ridendo. E lui: «Ok». Tarantini aggiunge: «Ci dia mezz’ora, il tempo per fare la valigia, veniamo».

I rapporti con l’Ape regina. Il primo referente con il premier è, comunque, l’Ape regina, Sabina Began, che detta legge fino a metà settembre. Il 30 agosto del 2008 Giampi la chiama per parlare di una nuova cena e delle ragazze da invitare. A lei importa solo una cosa: «Ci sta al gioco?». «Sììììì», risponde entusiasta lui, e insiste: «Falla più stretta Sabi, anche perché così lui capisce che sono una persona perbene, gli presento queste due… quando tu le conoscerai queste due, tu dirai «Gianpaolo non è possibile», sai proprio… proprio semplici, brave, educate tranquille, che hanno voglia di lavorare… bravissime». È necessario, però, che non siano tanto alte, che mettano il vestito nero, senza reggicalze, che siano considerate di immagine. Giampi lo dice a ognuna di loro, e anche alle sue amiche che si preoccupano di aiutarlo a trovare nuove ospiti. Qualche mese dopo la Began verrà fatta fuori dal giro, «perché il presidente – racconta lui all’amico milanese – mi ha detto di non prenderle assolutamente dal giro di Sabina. E quindi ora vado da solo, nel senso che non viene più con me quella testa di c….».

Non pigliamole alte. In un’altra intercettazione, il premier esplicita la sua avversione per le femmine oltre il metro e ottanta: «Per favore, non pigliamole alte, come fa questo qui di Milano, perché noi non siamo alti. Devono essere tutte come la Graziana (Capone, ndr). E aggiunge: «Tu porta le tue, io porto le mie, e poi ce le prestiamo. Insomma, la patonza deve girare».

Una donna per il magistrato. Dopo «una lunga di scia di occasioni mondane», Tarantini organizza due cene, alle quali partecipa anche l’allora procuratore facente funzione del tribunale di Brindisi, Cosimo Bottazzi, attualmente sostituto procuratore generale presso la Corte d’appello di Bari. Negli atti risulta che il primo dei due incontri avviene il 4 marzo 2009 nel ristorante interno dell’hotel Valadier di Roma. Vi partecipano, oltre al magistrato, il manager di Finmeccanica Rino Metrangolo (dimessosi ieri) e l’imprenditore salentino Marco Macchitella.

Macchitella e Bottazzi erano «presumibilmente» amici di Metrangolo. Ai tre uomini, si legge nell’informativa, furono riservate tre donne: Fadoua Sebbar, Niang Kardiatou (detta Hawa) e «tale Emiliana». «Fatta eccezione per Emiliana – è scritto ancora negli atti – le donne trascorrevano la notte in compagnia degli uomini, prostituendosi presso l’hotel Valadier» dove Tarantini aveva fatto riservare tre camere a nome di Metrangolo.

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