Il Presidente della Regione al contrattacco: “ora dimostrerò l’infondatezza della nuova accusa”

Raffaele Lombardo

«La derubricazione a reato elettorale è il primo passo per fare finalmente giustizia delle tante accuse rivoltemi, molto spesso soltanto a mezzo stampa, a fini di strumentalizzazione politica, e sempre a scapito della verità. E la verità, oggi riconosciuta anche dalla Procura di Catania, è che io non ho mai sostenuto, aiutato o favorito la mafia e i mafiosi». Lo dice il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, dopo la decisione della procura etnea. «Con la serenità di sempre, e fiducioso nella magistratura- aggiunge – dimostrerò dinanzi al Giudice monocratico, e in tempi brevissimi, la assoluta infondatezza della nuova ipotesi accusatoria, non avendo mai ricompensato con contropartite di alcun genere il consenso di chicchessia».

Nelle 80 mila pagine dell’inchiesta di Catania «non c’è un solo fatto che mi vede coinvolto nel voto di scambio». Dunque il presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo si dice certo che nel processo fissato per il prossimo 14 dicembre dimostrerà la sua innocenza. «I fatti che mi si imputano non hanno fondamento per due ragioni: alle politiche del 2008 non c’era il voto di preferenza e, inoltre, l’Mpa non aveva bisogno di voti per ottenere rappresentanza in Parlamento, in quanto l’alleanza con Pdl e Lega, entrambi partiti che avrebbero avuto consensi elevati, non ci obbligava a raggiungere la soglia del 2% perchè saremmo comunque stati ripescati. Oggi sarebbe diverso: l’alleanza con il Terzo polo ci mette in condizioni di quasi parità con l’Api e la legge elettorale prevede che sotto il 2% passa il miglior perdente». Il governatore ha anche detto di aver ricevuto ieri molte telefonate da politici, e tra questi dal presidente della Camera Gianfranco Fini.

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