Tra le carte di Napoli una telefonata al giornalista di “Avanti”: “resta all’estero, sono cose che non esistono”

Silvio Berlusconi

Il tono è sbrigativo, quasi scostante. Si capisce che il Cavaliere parla malvolentieri da qualsiasi telefono, soprattutto con quel giovanotto, Valter Lavitola. E la fretta di chiudere abbassa la sua soglia di attenzione.

«Sono cose che non esistono e su cui scagionerò naturalmente tutti», sibila Silvio Berlusconi la sera del 24 agosto scorso, quando il faccendiere e giornalista lo chiama da Sofia ed è preoccupato, perché dalla procura di Napoli tira aria di manette per lui e per altri. È la famosa telefonata in cui il premier gli rivolge anche quel consiglio imbarazzante: «Resta lì, e vediamo un po’..», quando lui, Lavitola, gli spiega: «Senta dottore, io mò sono fuori…».

Ecco l’intercettazione che più di ogni pagina delle oltre mille depositate ieri a Napoli disegna lo scenario fatto di connivenze e di reciproci favori che esisteva tra Lavitola, Giampaolo Tarantini e lo stesso presidente del Consiglio per addomesticare gli effetti (soprattutto mediatici) dell’inchiesta della procura di Bari sulle rivelazioni di Patrizia D’Addario. Anche perché contiene una promessa, che sembra suggellare un accordo pregresso: seppur nella concitazione con la quale il premier vuole chiudere quel colloquio, il faccendiere strappa garanzie per Gianpi Tarantini, il giovanotto rampante della «Bari da bere» che aveva scalato i salotti della politica e degli affari italiani portando ragazze giovani e disponibili: «Cerchiamo di non abbandonà a questo qua», dice Lavitola. E Berlusconi: «Certamente, certamente..». Ma c’è dell’altro.

Le foto di Marinella. Le chiamano fotografie. Forse con ironia, riferendosi alle immagini dei monumenti barocchi e rinascimentali stampati sulle banconote. Marinella Brambilla ne distribuisce parecchie di fotografie, soprattutto a Lavitola che le chiede con insistenza. Per i pm che intercettano le conversazioni è l’indizio che dalla segreteria particolare del premier partiva denaro per Giampaolo Tarantini, attraverso Lavitola. Con lo scopo di «tenerlo buono» in vista della conclusione delle indagini a Bari per non far trapelare gli atti giudiziari sulle escort. Gli stessi che, con ogni probabilità, dovrebbero essere resi noti stamane o domani. Ebbene, lo scorso 2 settembre Marinella Brambilla è seduta davanti ai pm napoletani Curcio e Woodcock, che vanno giù piatti: «Ha mai consegnato denaro a Lavitola per conto di Berlusconi? In conversazioni parlate di foto, a cosa si riferisce?». E lei, dopo aver precisato di essere la segretaria particolare del premier, cerca di convincere i pm che l’insistenza di Lavitola era proprio per le foto di Berlusconi: «Effettivamente ho fatto avere delle foto del presidente Berlusconi a Lavitola».

Poi deve aver capito che rischiava di finire indagata, anche perché le telefonate sembrano davvero inequivocabili. E corregge il tiro: «Successivamente mi resi conto che il Lavitola parlava di foto in modo sibillino; presi tempo e riferii della conversazione al presidente Berlusconi. Dissi cioè a Berlusconi che Lavitola voleva delle foto, parlando di foto in modo strano come se volesse alludere a qualcosa d’altro. Il Presidente allora capì subito e mi disse di prelevare diecimila euro dalla sua cassaforte privata e di chiudere la somma in due buste da cinquemila euro. Mi disse che si trattava di somme destinate a Tarantini e a sua moglie richieste per loro conto dal Lavitola».

Il Presidente generoso. E’ sempre la Brambilla, una volta ammesso il pagamento, a spiegarne il significato: «A tal riguardo voglio precisare che se da una parte il presidente Berlusconi è una persona molto generosa con chi è bisognoso, tuttavia non mi era mai capitato che qualcuno chiedesse soldi con le modalità di Lavitola. Dunque l’episodio che ha riguardato Lavitola lo definirei unico». Anche perché, spiega la segretaria del premier: «Ricordo che il Presidente era sicuramente infastidito e piccato; disse qualcosa del tipo: ma è un rompiscatole!».

I dubbi di Ghedini. Non ci volle molto a Niccolò Ghedini per capire che quelle «foto» potevano diventare compromettenti. Lo seppe dopo che due buste da cinquemila euro erano transitate dalla segreteria del premier alle tasche di Lavitola, anche se (almeno secondo le indiscrezioni) davanti ai pm l’avvocato-parlamentare avrebbe negato di essere stato messo al corrente del pagamento. Invece, in occasione di un summit ad Arcore tra il premier e i suoi legali, quando apprese che addirittura il Cavaliere aveva trasferito 500mila euro al faccendiere di Bari, provò a bloccare tutto. Lo racconta Giorgio Perroni, anche lui legale del premier, presente a quella riunione: «Ghedini propose al presidente di accertare tramite me, che sono difensore di Tarantini, se tale somma fosse già stata versata a Tarantini, e ciò perché se per caso non l’avesse ancora ricevuta si poteva bloccare l’operazione. Il presidente – dice Perroni – accettò la proposta di Ghedini e dunque mi chiese di chiedere a Tarantini se avesse ricevuto i 500mila euro. Io così feci e Tarantini mi rispose di no; io di tanto informai Ghedini. Basta vedere quello che è successo: non c’è dubbio che tale dazione poteva essere equivoca».

Talpa in procura. Prometteva e tranquillizzava tutti, Valter Lavitola. A cominciare dalla moglie di Tarantini, Nicla, divenuta sua amante. E millantava poteri infiniti, a palazzo Chigi e persino nelle procure. Ad esempio, nella telefonata del 3 luglio scorso, con Giampaolo Tarantini, quando gli parla di quello che potrebbe uscire dalla procura di Bari: «Con questi qui bisogna stare attenti Giampaolo. Bisogna stare attenti e in più, onestamente, mi sono fatta anche una botta di conti per le cose concrete che mi dicevi tu ieri».

Tarantini chiede ulteriore conferma e Valter specifica: «Eh, dico, mi sono messo a guardare tutti i cazzi; tu non hai capito che io ho accesso diretto a stè cose o no? Lo sai perché certe volte non posso insistere? Perché sennò sembra che mi approfitto». Chiosano gli investigatori: «Appare significativo il fatto che il Lavitola dica di aver accesso diretto a quelle cose, in proposito non si può escludere che il predetto abbia – direttamente o indirettamente – accesso a banche dati o, comunque, ad atti ed archivi riservati».

La barca del Presidente. Ci sono le belle donne, come Nicla De Venuto e la misteriosa brasiliana Cassia, nella vita di Lavitola. Ma anche barche da sogno, come quelle del premier, che lui non potrà permettersi mai. E allora le chiede in prestito. Come accade in una telefonata del 13 luglio scorso, che testimonia il livello di confidenza con il premier. Berlusconi è, come al solito, sbrigativo e frettoloso, ossessionato com’è dalle intercettazioni telefoniche. Però parla del mega risarcimento che è stato condannato a pagare alla Cir di De Benedetti e anche di alcuni affari in Thailandia. Alla fine Lavitola gli fa: «In ultimo presidente, quella storia della barca lei l’altra volta me la diceva così per dire? O veramente la vogliamo portare a Panama? Così se lei va ai Caraibi il passaggio a Panama glielo facciamo fare gratis».

Berlusconi non sembra interessato a quello sconto per transitare sul Canale di Panama e taglia corto: «No, no. La barca è già rientrata a Miami». E Lavitola: «Ah peccato. E, dico, qualche giorno a Panama non la può mandare, invece di Miami?». Berlusconi non capisce il motivo: «No, io poi non trovo mai tempo per andarci». E Lavitola si lancia: «Sennò mi faceva fare qualche giro a me, lei m’aveva detto..». Il premier capisce: «Eh si. Ma non a Panama, dai, puoi farlo a Miami compatibilmente col programma dell’estate, perché dovresti avvisarci, perché credo che ci vada una mia figlia».

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