Superato il primo scoglio in aula, stasera il via libera definitivo. Pd attacca: “Berlusconi deve dimettersi”

l'aula di Montecitorio

Con 316 sì, 302 no il governo ha ottenuto la fiducia dell’Aula della Camera sulla manovra. Il via libera finale al provvedimento è atteso per questa sera. Alle 18.30 partiranno le dichiarazioni di voto in diretta televisiva per il sì definitivo atteso intorno alle 20. Il provvedimento dopo il disco verde di Montecitorio e la firma del Capo dello Stato sarà legge.

Anche il premier Berlusconi, dopo l’incontro al Quirinale con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha assistito alla votazione della Camera. A Montecitorio si sono verificati anche attimi di tensione con la contestazione amti-Lega dalle tribune del pubblico. Mentre interveniva il capogruppo del Carroccio, Marco Reguzzoni, tre uomini hanno srotolato un grande lenzuolo bianco con la scritta, su tre righe “Basta Lega, basta Roma, basta tasse”. Immediato l’intervento del presidente della Camera Fini che ha chiesto ai commessi di far ritirare lo striscione. La seduta, sospesa per qualche attimo, è subito ripresa mentre i contestatori, che gridavano «buffoni, basta!», venivano accompagnati fuori.

Nel corso del dibattito in Aula sulla fiducia, il Pd è tornato a chiedere al presidente del Consiglio di dimettersi per lasciare spazio a un governo di unità nazionale. A lanciare l’appello è stato Walter Veltroni, cui è stata affidata la dichiarazione di voto. «Non siamo un Paese di schifo, presidente Berlusconi, siamo una generosa comunità», ha detto, «e se ama l’Italia faccia un passo indietro. Il Paese lo apprezzerà e comincerà per tutti un tempo nuovo». «Se Berlusconi non vuole che oltre alla nostra condanna nei suoi confronti si aggiunga quella definitiva della storia, compia un gesto di rispetto verso gli italiani e si dimetta», ha aggiunto il capogruppo Idv, Massimo Donadi, formulando un vero e proprio capo d’imputazione: «Il reato più grave di cui politicamente è colpevole Berluscioni è il vilipendio internazionale della nazione italiana». «Sta alla vostra intelligenza politica capire che la distruzione dello stato di diritto riguarda tutta la democrazia», ha replicato Fabrizio Cicchitto giudicando «inaccettabile l’uso politico della giustizia davanti al quale si trova il Parlamento. O si tratta di barzellette o, se hanno un senso, certe frasi di questi giorni dimostrano un gravissimo e stretto rapporto tra un’area politica del Parlamento e alcune Procure, perchè solo così si può parlare di salvacondotto».

La fiducia della Camera arriva sullo stesso testo licenziato da Senato dove il decreto, approvato dal governo a ridosso di ferragosto per fronteggiare le forti tensioni sui mercati finanziari, è stato profondamente modificato raggiungendo quota 53,3 miliardi nel 2013, anno in cui si dovrà raggiungere il pareggio di bilancio. Tra le principali misure del provvedimento, un nuovo giro di vite sulle spese dei ministeri e degli enti locali, l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne, l’aumento dal 20% al 21% dell’Iva, il taglio delle agevolazioni fiscali, l’inasprimento della lotta all’evasione fiscale compreso il carcere per i grandi evasori, il contributo di solidarietà del 3% per i super ricchi e licenziamenti più facili.

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