Il caso alla Giunta per le Autorizzazioni, la Camera voterà l’arresto giovedì 22. Lega verso il sì al carcere

Marco Milanese

Il “caso Milanese” approda alla Giunta per le Autorizzazioni della Camera, che deve esaminare la richiesta di autorizzazione all’arresto per il deputato Pdl ed ex braccio destro del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. I lavori dovrebbero concludersi entro la settimana, mentre il pronunciamento dell’Aula è atteso per martedì 20 settembre. E già si profila un nuovo scontro nella maggioranza, perché la lega potrebbe votare a favore dell’arresto.

In Giunta, intanto, sono state depositate sia le carte della Procura di Napoli richieste dallo stesso Milanese il 27 luglio sia quelle volute dal relatore, Fabio Gava.

Dal 2006 al 2011 Milanese avrebbe preso come cifra complessiva dei vari emolumenti che gli provenivano dai diversi incarichi a lui affidati 1.368.000 euro. È quanto si afferma in un prospetto inviato dalla Procura di Napoli alla Giunta per le Autorizzazioni della Camera sul caso Milanese

Ci sarebbe anche una testimonianza del generale della Gdf Cosimo D’Arrigo, nella quale l’ufficiale spiega che il ministro Tremonti gli avrebbe presentato Milanese come referente esclusivo per gli aspetti generali e funzionali della guardia di finanza.

Dal lato più squisitamente politico, il caso milanese rischia di aprire una nuova falla nella maggioranza. Che la Lega, e soprattutto i “maroniti”, possa decidere di votare a favore del carcere per il braccio destro di Tremonti è infatti ancora tutto da valutare. La risposta ufficiale dei deputati del Carroccio è che “attendiamo indicazioni da Bossi”. La speranza dei fedelissimi del ministro dell’Interno, però, è che anche in questo caso venga lasciata libertà di coscienza come per Alfonso Papa. I leghisti vogliono però soprattutto attendere per capire quanto possa avere effetti la pressione interna al Pdl perché il premier faccia un passo indietro.

Nell’ultima settimana, intanto, Bossi e Calderoli hanno incontrato più volte Tremonti: un segno evidente della tenuta del rapporto del ministro dell’Economia con i vertici della Lega. Maroni e i suoi, quindi, si muovono con cautela, considerando il sì all’arresto come un’arma da usare solo come extrema ratio. Perché, all’interno del Carroccio, il malumore è evidente: “Noi andiamo sul territorio e ci siamo stancati di difendere certe cose – spiega uno dei “maroniti” -. Dunque non ho ancora deciso come voterò su Milanese e non credo che possa essere Bossi a dirmelo. La libertà di coscienza non può funzionare a intermittenza…”.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=SPetsmcSBk8[/youtube]

© Riproduzione Riservata

Commenti