Il 10 gennaio l’udienza del processo che vede imputato anche l’ex procuratore per Impregilo e Castellammare

Giuseppe Siciliano, ex procuratore di Messina

A che punto è il procedimento giudiziario in atto a Reggio Calabria nei confronti di otto persone tra le quali l’ex procuratore aggiunto di Messina, dott. Giuseppe Siciliano, per ipotesi di reato che riguardano anche la città di Taormina? 

E’ la domanda che diversi cittadini e lettori del blog ci hanno rivolto ed al cui riguardo, dunque, proviamo a fare chiarezza sull’odierno stato delle cose su fatti che accusano il magistrato messinese di aver tentato di condizionare controversie tra il Comune e due imprese: Impregilo e Decisa Srl.

Il Comune di Taormina nel maggio 2011 ha presentato un’istanza presso la Procura della Repubblica di Reggio Calabria nell’udienza preliminare del 9 maggio 2011, davanti al Gip di Reggio Calabria, al processo nei confronti del dott. Siciliano (che il 25 maggio 2009 venne arrestato e posto ai domiciliari).

La casa municipale di Taormina ha chiesto di integrare il capo di imputazione e ritenere il Comune parte offesa in particolar modo nella definizione della vicenda processuale legata al lodo Impregilo.

Si parla della transazione milionaria che nel 2008 era stata ipotizzata tra il Comune e l’impresa che realizzò i parcheggi Lumbi e Porta Catania.

Le rispettive parti si incontrarono nel periodo commissariale del Comune e nel corso di quelle riunioni fu vagliata l’ipotesi di arrivare a formalizzare un accordo transattivo, ma la politica taorminese, e nello specifico il Consiglio comunale, in extremis si oppose.

La transazione, come si sa, non si è concretizzata ed è invece scattata un’inchiesta giudiziaria . La Corte di Cassazione, il 16 giugno 2010 (con sentenza n. 14574) ha poi accolto il ricorso proposto dal Comune contro la precedente sentenza della Corte d’Appello di Messina (n. 323 /2003) che aveva dato ragione all’impresa milanese nella controversia da oltre 20 milioni di euro sulle opere di realizzazione del sistema parcheggi di Taormina e i lavori di collegamento dei versanti Nord e Sud della città.

Il Comune di Taormina, a seguito dell’istanza sopra citata, è stato ammesso come parte offesa al processo a Reggio Calabria, nell’ambito del quale l’ex procuratore Siciliano viene accusato di tentata concussione. Accogliendo l’istanza della casa municipale, la Procura ha deciso di modificare il capo di imputazione individuando proprio come parte offesa il Comune di Taormina nella persona del sindaco protempore. In precedenza era stato, altresì, ritenuto “parte offesa” Antonino La Mattina, che nel 2008 era il commissario straordinario del Comune di Taormina. Al contempo, nella medesima circostanza, è stato anche disposto l’invio degli atti alla Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi in merito ad una istanza di ricusazione dei giudici di Reggio e stabilire se l’udienza fissata per il 12 luglio 2011 dovrà tenersi a Reggio Calabria oppure in altra sede.

All’udienza dello scorso 12 luglio 2011, il GUP dava atto che la Corte di Cassazione non si era ancora pronunciata in merito all’istanza di Rimessione ex art. 45 c.p.p. proposta dall’imputato Adolfo De Meo (medico che è uno degli otto indagati dell’ampia e complessa inchiesta in oggetto e nella fattispecie accusato di falso ideologico per quanto concerne gli sviluppi del concorso a due posti di ricercatore per la cattedra di Amministrativo a Giurisprudenza a Messina, ndr).

Per tale ragione, in attesa della decisione della Suprema Corte che, possibilmente, si pronuncerà entro il prossimo mese di dicembre (anno 2011, ndr), rinviava il processo all’udienza del 10 gennaio 2012.

Il procedimento che vede coinvolto il dott. Siciliano, pertanto, vivrà un momento importante tra dicembre ed il gennaio 2012. L’iter giudiziario riguarda anche un’altra vicenda ambientata a Taormina: ovvero la prevista ristrutturazione dell’hotel “Castellammare”.

Per avere un quadro ancor più dettagliato dei fatti è possibile ricordare un articolo riportato dalla Gazzetta del Sud il 29 settembre 2010.

“Ecco – si legge in quell’articolo – l’atto di conclusione delle indagini preliminari sul “Caso Siciliano”, che segna una svolta nell’inchiesta coordinata dal procuratore capo di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone e dal suo sostituto Beatrice Ronchi. Un’inchiesta che iniziò sull’attività dell’ex procuratore aggiunto di Messina Pino Siciliano, finito nel 2009 agli arresti domiciliari, e poi s’allargò progressivamente, fino a toccare altri ambiti come per esempio l’Università, il Policlinico, l’Ufficio urbanistica del Comune.

GLI INDAGATI. Nell’atto di chiusura delle indagini preliminari sono otto le persone indagate, ognuna con dei profili d’imputazione specifici, mentre alcune ipotesi di reato sono contestate in concorso. Si tratta dell’ex procuratore aggiunto di Messina Pino Siciliano; dell’ex segretario provinciale dell’Udc di Messina Michele Caudo; del liquidatore della Spa Impregilo Domenico Occhipinti; del rettore dell’Università di Messina Francesco Tomasello; del prof. Aldo Tigano, docente di Diritto amministrativo alla facoltà di Giurisprudenza di Messina; del medico Adolfo De Meo; del figlio dell’ex procuratore aggiunto, il ricercatore universitario Francesco Siciliano; e infine dell’avvocato Fabrizio Maimone Ansaldo Patti.

I REATI CONTESTATI. Lungo e complesso l’incastro delle ipotesi di reato contestate dalla Procura di Reggio a vario titolo agli indagati, in tutto sono dodici vicende.

HOTEL CASTELLAMARE. Nella prima all’ex procuratore aggiunto Siciliano viene contestata la tentata concussione. Il caso è quello della ristrutturazione dell’Hotel Castellamare di Taormina. Il magistrato come coordinatore del pool Pubblica amministrazione tra l’aprile e il luglio del 2008 avrebbe iscritto un procedimento penale sul caso al solo scopo di intervenire ed influire sul procedimento amministrativo pendente al Tar di Catania tra la società Decisa srl e il Comune di Taormina. Questo perché l’ente era formalmente patrocinato dall’avvocato Maimone Ansaldo Patti ma in realtà la causa amministrativa era seguita dal figlio Francesco; dopo l’iscrizione del procedimento penale avrebbe minacciato il perito del Tar perché redigesse una perizia favorevole al Comune di Taormina e una volta depositata la relazione di consulenza perché modificasse alcuni aspetti astrattamente favorevoli alla società Decisa srl.

LODO IMPREGILO – COMUNE DI  TAORMINA. Il secondo capo d’imputazione, un’altra tentata concussione, riguarda il magistrato Siciliano, Occhipinti e Caudo per la vicenda la vicenda Impregilo-Comune di Taormina, che per anni hanno avuto un lungo contenzioso civilistico. Su istigazione di Occhipinto, che della Impregilo Spa era il liquidatore, attraverso il comune amico Michele Caudo, avrebbe esercitato pressioni sull’allora commissario straordinario del Comune di Taormina, Antonino La Mattina, perché questi accettasse la proposta transattiva di 26 milioni di euro, e perché 2 milioni della somma sarebbero stati divisi tra coloro che avrebbero contributo al buon esito dell’affare.

La terza ipotesi riguarda solo l’ex procuratore aggiunto ed è prevista la concussione. Il caso è quello emblematico delle zone Zps, le zone a protezione speciale, al Comune di Messina. Secondo la Procura reggina il magistrato Siciliano avrebbe indotto i membri della Commissione di valutazione di incidenza ambientale e i funzionari del Settore edilizia privata del Comune di Messina, ad attribuire indebitamente utilità all’ing. Sansone, dirigente dell’assessorato regionale al Territorio e ambiente, consistite nel riconoscimento della competenza dell’ufficio regionale dell’ing. Sansone sulle Zps, quindi esautorando la competenza comunale a Messina della Commissione di valutazione e del settore dell’Edilizia privata.

Ancora un altro caso riguarda l’ex procuratore aggiunto Siciliano, accusato di rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento. Nel febbraio del 2006 tramite il comune amico Michele Caudo (che già per questo stesso fatto è stato condannato in primo grado a Reggio Calabria), avrebbe segnalato all’allora dirigente dell’Urbanistica comunale, l’architetto Manlio Minutoli, che era sottoposto a intercettazione telefonica nell’ambito di un procedimento penale a suo carico.

Altro caso di concussione riguarda sempre l’ex procuratore aggiunto per la vicenda della destinazione urbanistica del terreno dove è allocato lo stabilimento dei Molini Gazzi a Messina. Tra l’agosto del 2008 e l’aprile del 2009 il magistrato avrebbe iscritto strumentalmente un procedimento penale per intervenire sulla vicenda della destinazione urbanistica dell’area con pressioni implicite, costringendo l’assessore all’Urbanistica Corvaja e i responsabili dell’Urbanistica Minutoli, Rando e Parlato, a promettergli indebitamente l’utilità rappresentata dalla variazione di destinazione urbanistica da B1 a D1, con un conseguente deprezzamento dell’area, acquistabile ad un prezzo nettamente inferiore da parte di soggetti interessati rimasti ignoti.

E passiamo alla vicenda Università-Policlinico venuta a galla durante le indagini. Il rettore Tomasello, il prof. Tigano e l’ex procuratore aggiunto devono rispondere di abuso d’ufficio in concorso per la vicenda dell’assunzione all’Università come ricercatore dei figlio del magistrato, Francesco, dopo un concorso. Il prof. Tigano – che tra l’altro avrebbe dovuto astenersi dal trattare la vicenda essendo amico intimo del magistrato nonché il professore di laurea e di dottorato del figlio Francesco, e il legale dove quest’ultimo aveva svolto attività professionale –, avrebbe istigato il rettore Tomasello perché bandisse un concorso per ricercatore alla cattedra di diritto amministrativo di Giurisprudenza solo per attribuire la vittoria a Francesco Siciliano.

Le date con cui la Procura reggina ricostruisce tutto sono tre: il 10 ottobre del 2005 veniva bandito il concorso a due posti di ricercatore per la cattedra di Amministrativo a Giurisprudenza; il 12 dicembre del 2005 il prof. Tigano veniva nominato dal rettore Tomasello membro della commissione giudicatrice, fino alla sua formale sostituzione avvenuta il 24 luglio del 2006 con la presentazione di un certificato medico che secondo l’accusa è falso; infine il 12 febbraio del 2007 Francesco Siciliano veniva dichiarato vincitore del concorso, percependo dei compensi e arricchendo il proprio curriculum professionale.

E veniamo al caso di Carmelo Caratozzolo, l’ex direttore generale del Policlinico che nel 2006 fu al centro di un contenzioso con l’Università e con il rettore Tomasello, fino ad arrivare alla sua defenestrazione dall’incarico. Nella vicenda sono coinvolti l’ex procuratore aggiunto Siciliano, il rettore Tomasello e il prof. Tigano. Il primo risponde di corruzione in concorso con il rettore, mentre tutti e tre rispondono di rivelazione di segreto d’ufficio in concorso. In concreto secondo la Procura reggina il magistrato avrebbe accettato la promessa di “future utilità” da parte del rettore, vale a dire la vittoria del concorso a ricercatore da parte del figlio, per compiere atti contrari al proprio ufficio, favorire il rettore Tomasello e danneggiare l’ex dg Caratozzolo. Come? Secondo l’accusa gestendo tutti i fascicoli relativi al caso in modo da controllarne gli sviluppi per “non farla passare liscia” a Caratozzolo, e anche in due occasioni (gli incontri con il rettore Tomasello avvenuti del 28 marzo 2006 e del 14 maggio 2006), rivelando al rettore gli atti d’indagine, l’iscrizione nel registro degli indagati per questo caso del rettore stesso, il contenuto dei verbali istruttori e la sua rinuncia alla trattazione dei fascicoli.

L’unica ipotesi di falso ideologico riguarda in concorso il prof. Tigano e il medico De Meo. Quest’ultimo secondo l’accusa avrebbe compilato il certificato medico che servì poi al prof. Tigano per farsi escludere dalla Commissione giudicatrice del concorso a ricercatore, poi vinto da Francesco Siciliano. Secondo l’accusa il medico non avrebbe effettuato alcun accertamento ma solo controllato degli esami ematochimici, e avrebbe però dichiarato nel certificato che il docente universitario per la patologia riscontrata necessitava di un intervento chirurgico da eseguirsi entro 60 giorni.

Infine l’ultima ipotesi riguarda il reato di truffa per Francesco Siciliano e Fabrizio Maimone Ansaldo Patti. Quest’ultimo sarebbe stato il prestanome della studio legale di Messina di fatto gestito dal primo, facendo percepire così al Siciliano tra il maggio 2007 e l’agosto 2009 oltre 66.000 euro come compenso per il posto di ricercatore, quando invece la carica universitaria era invece incompatibile con quella di avvocato”.

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