Tra le macerie di Ground Zero la “spietata” scoperta dell’inattesa vulnerabilità dell’America e del Mondo

pompieri a Ground Zero

L’11 settembre di dieci anni fa il crollo delle Torri Gemelle cambiò il mondo per sempre. Giovani di nazionalità araba dirottarono alcuni aerei di linea americana e si andarono a schiantare sulle Twin Towers, sul Pentagono e in Pennsylvania. Il bilancio fu drammatico, circa 3000 vittime, tra civili, vigili del fuoco e poliziotti.

Quali furono le reazioni di allora e quali sono i ricordi di oggi?

Le immagini di quegli aerei, le fiamme, le urla strazianti di chi assisteva impotente, davanti a quanto stava accadendo, ritornano nelle nostre memorie.  Un lutto mondiale difficile ancora oggi da smaltire. Per giorni si è scavato tra le macerie con la speranza di ritrovare qualcuno ancora vivo. Se ne parlò per settimane, si cercò una risposta a tutto quell’orrore.

Gli effetti prodotti da tale apocalisse furono l’angoscia, la rabbia, ma soprattutto il fenomeno dell’Islamofobia, che in poco tempo, si diffuse in tutto il mondo, non per opera delle popolazioni locali, ma fomentato da organizzazioni di diverse fazioni politiche. Da qui, nacque un sentimento di vendetta nei cuori dei più giovani, che a migliaia si arruolarono nell’esercito. L’11 settembre segna il declino della potenza Americana. La nazione più potente del mondo scopre la propria vulnerabilità, così, incertezze, dubbi, paure, indebolirono il potere americano, sino allora incontrastato.

Sul piano psicologico le conseguenze sono state devastanti.

Nel corso degli anni, gli studi condotti da alcuni psicologi, sui vigili del fuoco, poliziotti, superstiti, hanno rilevato stati di ansia, panico e talvolta anche disturbi mentali. Inoltre, sono ancora molti, quelli, che hanno bisogno di assumere tranquillanti per dormire.

Per le famiglie delle vittime furono ore convulse che si susseguirono, nella straziante ricerca dei loro cari, di cadaveri su cui poter piangere. Sebbene siano trascorsi dieci anni, molte di queste vittime aspettano ancora il riconoscimento, poiché dei loro resti rimangono solo frammenti.

Monica Ilken e Mary Fetchet, rispettivamente, moglie e madre, di due delle tante vittime, hanno fondato l’associazione “Voices of September 11th“. Nel sito internet dell’associazione sono raccolte foto, biografie, dediche, tutto ciò per non dimenticare.

Nonostante la morte di Bin Laden, la guerra contro Al Qaida continua mentre restano indelebili le ferite inferte.

© Riproduzione Riservata

Commenti