Tra dolore e ipocrisia, gli Usa e il mondo ricordano il giorno della strage: ma in dieci anni nulla è cambiato

11/9, torri gemelle in fumo dopo l’attacco arero

“Domani è l’anniversario dell’11 settembre. Da allora è cambiato il mondo!”, esclama un avventore in treno, felice di farmi partecipe di questa grande novità. Io lo guardo sbigottito, sfoglio il giornale, vedo scritto a caratteri cubitali che da allora gli islamici e i fondamentalisti hanno attaccato l’Occidente!

Per vergogna  e per non sembrare poco informato non gli chiedo in cosa e perché il mondo è cambiato. Prendo il mio giornale e me ne vado verso casa, con dentro il dubbio di capire che cosa nella mia vita e in quella degli altri è cambiato da quel giorno.

Dovunque mi giri vedo annunci, cartelloni pubblicitari per ricordare questa  fatidica data e non riesco a capire come è possibile che non mi sia accorto che nel calendario mediatico italiano c’era una nuova “ricorrenza”.

Sì, nulla è cambiato, dico tra me e me, gli italiani da festaioli quali sono hanno deciso di festeggiare oltre le feste comandate anche Lady Diana, i matrimoni dei re e delle regine, necrologi vari (Sara Scazzi, ecc.), San precario, ed anche l’11 settembre.

Siamo insomma in perfetta continuità, non c’è nulla di  nuovo sotto il sole, è di tutto si tratta eccetto che di cambiamento!

Ironia a parte mi accorgo, strada facendo verso casa, che il nostro mondo Occidentale (così moderno e civile!) vive di slogan pubblicitari, di falsi miti, di visioni sentimentali ed edulcorate dei fatti, di canovacci mediatici che si ripetono anno dopo anno, che sbandierano parole come libertà, democrazia, giustizia, ma che nella sostanza non fanno altro che ridurre in pillole le questioni e i problemi.

È un mondo  a due colori, il bianco e il nero. Il vero e il falso, il giusto e l’ingiusto, il buono e il cattivo. Un mondo che ragioni non per problemi ma seconda una logica binaria.

I giornali e le televisioni e i cartelloni pubblicitari dicono che in quel giorno il mondo è cambiato, che l’Occidente è stato attaccato e sicuramente è così e probabilmente sono io che ho torto e che di quello che è accaduto in questi anni ho capito poco.

Eppure più ci penso e più mi convinco che nella mia vita nulla è cambiato. Cerco per strada islamici fondamentalisti, pericolosi e sanguinari criminali, e vedo solo uomini che senza battere ciglio lavorano, che cercano di sbarcare il lunario.

Insomma cosa è cambiato non riesco a capirlo e soprattutto non mi capacito che l’Oriente sia in guerra contro l’Occidente. Comincio a pensare che la storia dell’11 settembre sia tutta una “bufala” e che se dei cambiamenti ci sono stati  sono certamente dovuti ad altri fattori.

Da testardo quale sono non riesco proprio a capire qual è la differenza tra l’attentato alle torri gemelle e quelli in Russia o nel resto del mondo che sono verificati nell’ultimo decennio.

E siccome sono  un provocatore mi domando: nell’economia del mondo è stato più rilevante l’attento dell’11 settembre o la Guerra del Golfo?

La risposta mi sembra elementare. La Guerra del Golfo ha di certo più inciso dell’attentato alle Torri Gemelle, ma nessuno se ne ricorda. È storia, ma chi sono quegli sciocchi che ancora studiano la storia?

Saddam, che di certo era un feroce dittatore,  è morto e così anche il suo desiderio di rivalsa contro gli Usa e le ragioni del suo popolo  e da quel momento è cominciata una politica di controllo attraverso le missioni di pace degli USA nel Medio Oriente e nel Mediterraneo. La libertà e la pace sono diventate il vessillo per nuove guerre. E per fare sì che la gente continui a credere che l’Occidente  è per la libertà, la giustizia, la pace bisogna offrire ai popoli non più pane e giochi come facevano i romani, ma miti e simboli.

Alle madri che hanno perso in queste missioni i loro figli bisogna dire che sono morti non per portare i soldi a casa o per uccidere il feroce e sanguinario iracheno, ma per portare la pace. Bisogna coltivare il mito ancestrale del nemico. Noi siamo i migliori, i civili, i buoni. Gi altri i barbari. E l’11 settembre siamo stati attaccati, la nostra pace è stata minata. Per difenderci dobbiamo fare allora guerre preventive contro l’estremista islamico che però ha il petrolio che è essenziale perché le nostre democrazie occidentali sbandierino la bandiera del progresso!

Insomma per queste poche ragioni che ho cercato di spiegare e per tante altre, fatico a comprendere perché dall’11 settembre il mondo è cambiato. Mi sembra di essere un estraneo in un mondo che offre verità preconfezionate. Mi sembra di essere un alieno che parla una lingua diversa. Mi accorgo che l’uomo, come diceva Roland Barthes,  è progredito solo sul terreno della tecnica e della scienza, ma non sul piano morale.

E nella “festa dell’11 settembre” c’è il mito di un Occidente che si crede migliore rispetto all’Oriente e che ricorda solo i suoi morti e dimentica le stragi che il desiderio di dominio delle democrazie occidentali hanno fatto e continuano a fare nel mondo.

E questo è il modo peggiore per costruire la pace tra i popoli ed una nuova morale di tolleranza e di rispetto tra le nazioni.  Nel pensare questo amaramente constato che dall’11 settembre ad oggi nel mondo nulla è cambiato. Alcun progresso è stato fatto sul piano morale. Nulla il mondo ha imparato da coloro che sono morti in quello sciagurato attentato e nelle guerre che sono avvenute in questo decennio.

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