Lo Stato sbatte la porta in faccia alla famiglia della ragazza di Atrani morta per l’esondazione del Dragone

Francesca Mansi

Nessun risarcimento alla famiglia per la morte di Francesca Mansi ad Atrani, piccolo paese della costiera amalfitana, destinato a scomparire dopo le riforme del Governo Berlusconi.

Il padre, Lello, ce ne aveva parlato giorni fa a Montepertuso, frazione di Positano, dove stava tenendo uno dei tanti incontri sui funghi. Esperto in micologia, Raffaele Mansi lavora per l’Asl di Salerno per il distretto della Costa d’Amalfi, e voleva aspettare per il matrimonio dell’altra figlia Maria Teresa che si terrà l’11 settembre nella Chiesa di Santa Trofimena.

“E’ stata una data che aveva deciso insieme alla sorella – ci dice Raffaele – e abbiamo deciso di manterla per il matrimonio”.

Francesca Mansi venne ritrovata il 2 ottobre al largo delle isole Eolie, in Sicilia. La ragazza era scomparsa il 9 settembre travolta dal fango della alluvione che ha devastato Atrani, nella costiera amalfitana. Terribile fu soprattutto un video che mostrò l’attimo in cui la furia delle acque portò via Francesca trascinandola con sè verso la morte.

Impressionante ancora oggi è ripensare a quel momento che a pochi centimetri dal cofano dell’autovettura evidenziava una sagoma umana con entrambe le braccia alte e i piedi leggermente incrociati. E’ l’immagine più drammatica che più di ogni altra stride con la vergogna di uno Stato insensibile e vigliacco, che non ha rispetto per la famiglia di questa ragazza che non c’è più. 

Adesso sta per arrivare la ricorrenza dell’esondazione del Dragone, che secondo l’ennesima vergogna dello Stato non vede nè colpevoli, nè risarcimenti. “L’Inail ci ha negato il risarcimento perchè dice che non ha nessuno a carico – spiega Raffaele Mansi – la vita di una figlia non ha prezzo, ma questa vicenda mi amareggia per come vengono trattati i lavoratori vittime sui posti di lavoro”.

Lo Stato assente in tutti i modi, nessun responsabile, neanche indagato, nè per Francesca, nè per lo chef di Tramonti ucciso dal dissesto idrogeologico, anche se sono stati aperti dei procedimenti dalla procura di Salerno, nessun risarcimento ancora per gli atranesi e neanche un riconoscimento alla famiglia di Francesca. Per Atrani, per la quale era stato aperto anche un conto corrente con versamenti da tutta Italia e dal mondo, non è cambiato nulla. Le macchine, per esempio, parcheggiano ancora indisturbate lungo il corso, come denunciato più volte da Positanonews che già da anni pubblica gli allarmi del Comitato S.O.S. Dragone che chiedeva un semplice ed economico sistema di prevenzione, che portò anche ad un protocollo di intesa fra Scala, Ravello e Atrani, ancora non attuato.

“Sono state le auto ad intralciale l’uscita delle acque – ci spiega Lello Mansi, che ci colpisce sempre per la sua grandissima dignità e serenità in un dolore così grande che basta l’esser diacono a farcelo comprendere – e queste sono ancora lì, non si è fatto molto per la prevenzione nè per interventi sul territorio, un monitoraggio degli alvei, un sistema di allarme collegato ai pluviometri, e questo mi amareggia ancora di più del mancato risarcimento per mia figlia”.

Sabato a Minori la famiglia ricorderà quel tragico 9 settembre quando alle 18,30 il torrente Dragone esondò portando la morte. Il corpo di Francesca, intrappolata nel bar La Risacca dove lavorava, è stato ritrovato dopo circa un mese a Panarea di Lipari nelle Eolie in Sicilia, proprio come Santa Trofimena a cui lei era molto devota. Che il tuo sacrificio non sia vano Francesca.

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