Ron Di Francesco è scampato al crollo della Torre Sud: oggi porta ancora le cicatrici e soffre il senso di colpa

Ron Di Francesco

La voce di Ron Di Francesco si fa più sommessa. A stento finisce una frase quando inizia a parlare dell’11 settembre. Dalle sue parole sembra che sia accaduto solo ieri.

“Era un vero inferno…”, dice. “Sono stato a pochi secondi dalla morte… Non so nemmeno come ho fatto ad uscire da lì”.

Di Francesco è l’ultima persona ad essere salvata dalla Torre Sud del World Trade Center prima che crollasse. Stando ai report lui è una delle 4 persone a trovarsi al di sopra dell’81esimo piano ad essersi salvate.

Dieci anni dopo sente ancora su di lui il peso del senso di colpa del sopravvissuto. “Mi porterò nella tomba il rimorso per non esser riuscito a portare qualcun altro in salvo con me”, dice. “Il tempo allevia questo peso, ma non ti fa dimenticare quello che è accaduto. Penso che per la nostra generazione sia un punto di non ritorno. Quel giorno il mondo è cambiato”.

DiFrancesco preferisce non raccontare l’11 settembre. Dice che lo costringe a rivivere l’incubo. Negli ultimi dieci anni ha concesso pochissime interviste: una per il libro di John Geiger, The Third Man Factor, e un’altra per un’articolo pubblicato nel Ottawa Citizen. Stando a queste fonti ecco cos’è successo a Di Francesco.

Il primo aereo aveva appena colpito la Torre Nord, e dal suo ufficio all’84esimo piano nella Torre Sud, Di Francesco, un broker canadese di 37 anni impiegato alla Euro Broker, vedeva del fumo uscire dall’edificio. Alcuni momenti dopo aver lasciato il suo ufficio, il secondo aereo si andava a schiantare nella Torre Sud, colpendo l’edificio tra il 77esimo e l’85esimo piano.

La forza dell’impatto lo sbatté al muro: subito prese a scendere le scale per dirigersi al pian terreno. Mentre andava giù un gruppo gli disse di non proseguire: in basso le fiamme erano inaffrontabili. E mentre dibattevano su dove andare, sentirono una voce chiedere aiuto.

Di Francesco e il suo collega Brian Clark, vice presidente esecutivo della Euro Brokers, andarono a recuperare l’uomo, ma Di Francesco fu soffocato dal fumo e dovette tornare indietro. Cominciò a salire le scale per trovare dell’aria fresca, ma le porte di ogni piano erano chiuse: un meccanismo automatico prevedeva il bloccaggio in caso di incendio per evitare che il fumo riempisse l’intero edificio. Il panico iniziò a montare mano a mano che respirare divenne per lui più difficile. Così Di Francesco tornò sui suoi passi e inizio a scendere di nuovo.

Raggiunto un pianerottolo si unì ad altre persone sdraiate sul pavimento, che annaspavano per respirare. Ma una voce gli disse di alzarsi e continuare a camminare. Corse giù per le scale, coprendosi la faccia con i propri avambracci, mentre lottava contro le fiamme.

Raggiunto finalmente il piano terra, un agente di sicurezza lo fece dirigere verso un’uscita diversa. Una volta fuori si udì un gigantesco boato e il palazzo iniziò a crollare. Si girò e vide una palla di fuoco dirigersi verso di lui. Giorni dopo si risvegliò in un ospedale con delle lacerazioni alla testa, bruciature su tutto il corpo e un osso rotto nella schiena.

le macerie del World Trade Center

Dieci anni dopo, Di Francesco, che ora ha 47 anni e vive a Toronto, Canada, dice che i ricordi e le conseguenze del 9/11 fanno parte della sua vita quotidiana.

“Le cicatrici sulla mia testa e sulle braccia mi ricordano ogni giorno quanto sono fortunato”, dice. “Ci sono cose nella mia casa che inevitabilmente mi riportano alla mente l’11 settembre. Nel nostro soggiorno ci sono alcune fotografie di New York e una del World Trade Centere. Abbiamo un paio di album di cartoline mandateci da amici, e ci sono anche libri di ricordi che sfogliamo ogni tanto. Hanno restituito a mia moglie l’orologio che portavo al polso quel giorno. Era rotto, ma si è fermato esattamente nel momento in cui l’edificio è venuto giù”.

Ma le conseguenze di quest’esperienza sono molto più profonde delle sue cicatrici e più forti degli oggetti. Aver rischiato di morire gli ha fatto cambiare per intero il suo sguardo sulla vita.

“Anche se sono stato così vicino alla morte, posso dire che nella mia vita non ho mai avuto paura di morire o cambiare”, dice. “Quando ero quasi giù e quasi fuori dalla Torre Sud, ho visto la luce ed ero preparato ad andarmene, ma sono qui… Se dovessi morire domani, odierei lasciare mia moglie e i bambini, ma ora non ho più paura”.

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