Il membro tedesco del board lascia: non c’è accordo sull’acquisto dei titoli di Stato dei Paesi in difficoltà

Juergen Stark

Juergen Stark, membro del board della Bce, si è dimesso. Lo comunica la Bce in una nota specificando che Stark ha informato il presidente dell’Eutotower, Jean Claude Trichet, che «per ragioni personali» rassegnerà le dimissioni «prima della fine del suo incarico» previsto il 31 maggio 2014. Stark resterà al suo posto finche non sarà nominato un successore che, spiega la Bce, in base alla procedura di nomina, avverrà entro la fine di quest’anno.

Stark è membro del consiglio direttivo della Bce dal 1 giugno 2006. Dopo essere stato informato da Stark della sua decisione di rassegnare le dimissioni, spiega ancora la nota, Trichet «lo ha ringraziato di cuore per il suo eccezionale contributo all’unità europea in molti anni.

Avendo lavorato con Stark per quasi 20 anni, Trichet gli ha inoltre espresso gratitudine per la sua eccezionale e profonda dedizione» in qualità di membro del board per più di cinque anni. Secondo quanto riferisce il canale tedesco N-Tv il sostituto di Stark nel comitato esecutivo della Banca Centrale Europea sarà il vice ministro delle Finanze tedesco, Joerg Asmussen .

Va ricordato che nelle ultime settimane Stark, che occupava uno dei posti-chiave nella struttura della banca centrale europea, aveva espresso la sua contrarietà al programma di acquisti di
titoli di stato da parte dell’istituto di Francoforte mirato a sostenere alcuni dei paesi investiti dalle ultime turbolenze di mercato sul debito, come la Spagna e l’Italia. Con l’uscita di scena di Juergen Stark la Bce perde nel giro di pochi mesi il secondo «falco» tedesco, dopo che nell’aprile scorso si era dimesso dal board l’ex presidente della Bundesbank, Axel Weber.

Entrambi gli economisti tedeschi si erano infatti opposti fin dall’inizio all’acquisto di titoli di Stato da parte dell’Eurotower.

Dal 1995 al 1998 Stark, 63 anni, aveva ricoperto l’incarico di sottosegretario nel ministero delle Finanze guidato da Theo Waigel ed era intervenuto massicciamente in difesa del marco forte al momento dell’introduzione dell’euro ed era stato anche uno dei più accesi sostenitori del Patto di Stabilità. Per questo motivo si era guadagnato dalla stampa francese l’appellativo di un uomo che incarnava «la filosofia tedesca del deficit zero». Dal 1998 al 2006, quando era arrivato alla Bce, Stark era stato vicepresidente della Bundesbank e nel 2002 aveva attaccato pesantemente il governo rosso-verde di Gerhard Schroeder a causa del superamento della soglia del 3% del deficit fissata dal Trattato di Maastricht, che a suo avviso metteva a rischio l’unione monetaria.

La notizia delle dimissioni di Stark ha determinato una brusca accelerazione delle perdite nei mercati borsistici europei a causa della tensione sui titoli bancari. L’indice Ftse Mib della Borsa di Milano lascia sul terreno il 3,15% con in evidenza negativa il titolo Unicredit, che perde il 5,96% a 0,789 euro. Profondo rosso anche alla borsa di Parigi: alle 15 e 32 l’indice Cac 40 perdeva il 3,08% con Societè Generale in picchiata del 9,84% a 17,59 euro. Forti difficoltà anche a Madrid con l’indice Ibex-35 che alle 15 e 29 perdeva il 3,63% à 7.977,2 punti. In evidenza negativa Santander et Bbva che perdevano rispettivamente il 4,87% à 5,567 euro e il 5,40% a 5,505 euro.

Sale oltre la soglia dei 360 punti lo spread tra i Btp decennali italiani e i Bund tedeschi, dopo l’annuncio delle dimissioni di Juergen Stark da membro dell’esecutivo della Bce. Il differenziale tra i titoli italiani e quello tedeschi resta sopra quello dei Bonos spagnoli, al momento a 341 punti.

L’euro è scivolato per la prima volta sotto quota 1,37 dollari per la prima volta dal 23 febbraio, arrivando a segnare un minimo di 1,3695. A spingere in ulteriore ribasso la divisa unica è stata la notizia, prima circolata come indiscrezione, delle dimissioni del banchiere centrale dal consiglio direttivo della Bce per contrasti all’interno dell’istituto sugli acquisti di bond. La divisa unica, già depressa per le negative prospettive dell’economia per l’eurozona tracciate dalla bce e dalle nuove misure espansive e di sostegno attese negli stati uniti, ha perso altro terreno anche nei confronti della altre principali divise arrivato fino a 106,53 yen, nuovo minimo da un anno a questa parte (10 settembre) e a 0,8618 sterline, livello più basso dal 26 maggio scorso. L’euro è tornato anche sotto quota 1,21 franchi svizzeri (minimo del durante a 1,2097), incurante del “limit down” di 1,20 fissato a inizio settimana dalla banca centrale svizzera.

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