“Le Monde” svela l’esistenza di atti compromettenti e strani incroci tra l’Eliseo e i servizi segreti del raìs

Nicolas Sarkozy

Dopo la caduta del regime di Mouammar Gheddafi, documenti compromettenti sono stati ritrovati negli uffici dei servizi segreti, a Tripoli. A rivelarlo è l’autorevole quotidiano francese “Le Monde“. Sembrerebbe che tali documenti siano stati ritrovati dall’organizzazione Human Rights Watch.

La stampa inglese e americana, ha potuto consultare una sola parte di tali documenti, ponendo l’accento su inquietanti rivelazioni, ossia, l’implicazione della CIA e della MI6 (servizi segreti britannici) nel trasferimento clandestino di presunti terroristi residenti all’estero in Libia, così come dello scambio d’informazioni con Tripoli, che avrebbero consentito al regime di Gheddafi di poter reprimere gli oppositori.

Il primo ministro britannico, David Cameron, ha reagito a tale notizia annunciando l’avvio di un’inchiesta nell’ambito della commissione Gibson, instaurata nel 2010, per rispondere alle accuse di complicità dei servizi segreti britannici riguardanti casi di tortura su presunti terroristi catturati all’estero dopo l’11 settembre.

Sembrerebbe, inoltre, che anche la Francia sia implicata in tale vicenda, infatti, Peter Bouchaert, l’inquirente della HRW in Libia, ha dichiarato all’autorevole quotidiano il 6 settembre scorso, che oltre ai dossier che vedono implicati Londra e Washington, altri dossier ritrovati, confermerebbero il coinvolgimento, in questa brutta storia di spionaggio e torture, anche della Germania, l’Italia e l’Austria.

Il ministero degli affari esteri Francese, interrogato da “Le Monde“, sembra voler far un distinguo tra l’operato dei servizi segreti francesi e libici. Infatti, il portavoce, Bernard Valero, dichiara che dopo un’attenta verifica, non vi è alcuna traccia di un possibile coinvolgimento dei loro servizi segreti, nel trasferimento di presunti terroristi in Libia.

Il governo francese, inoltre, conferma rapporti di cooperazione antiterroristica con la Libia, prendendo, però,  le distanze da tale vicenda.

Un’altra rivelazione minaccerebbe l’occidente. Abdelhakim Belhaj, uno dei capi militari della ribellione libica avrebbe raccontato al quotidiano britannico “The Guardian”, di esser stato interrogato dai servizi segreti di alcune nazioni europee, tra cui, la Francia, la Germania e l’Italia, quando ancora era detenuto presso la prigione Salim a Tripoli, dove la tortura era routine.

Abdelhakim Belhaj, all’epoca dei fatti, era membro di un gruppo di Djihadiste libico. Arrestato in Asia nel 2004, fu rimpatriato in Libia. L’operazione clandestina fu organizzata dalla CIA e dalla MI6, rispettivamente, i servizi segreti americani e britannici.

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