Il Riesame di Milano respinge l’istanza dell’ex agente dei vip: “anche senza i soldi del Premier può fuggire”

Lele Mora

Indipendentemente dal ruolo di Silvio Berlusconi, all’indagato non mancano in concreto i mezzi, le capacità e le possibilità di darsi alla fuga”. Con questa motivazione i giudici del tribunale del Riesame di Milano hanno confermato il carcere per Lele Mora, arrestato per bancarotta fraudolenta nell’inchiesta dei pm di Milano Eugenio Fusco e Massimiliano Carducci.

Stando alle indagini, infatti, l’agente dei vip avrebbe ricevuto dal premier un prestito da oltre 2,8 milioni di euro quando era in corso la procedura fallimentare della società dell’agente dello spettacolo. Per il tribunale, inoltre, Mora dispone di una “persistente rete di relazioni”, su cui “può contare” per fuggire, dimostrata anche da “corrispondenza intercettata” in carcere.

Gli inquirenti hanno sequestrato una lettera che gli ha inviato un detenuto da Bergamo che faceva riferimento a futuri guai giudiziari. Inoltre, è stata trovata una lettera spedita da Mora il 19 luglio scorso, nella quale “l’indagato chiede al suo interlocutore tre o cinque mila euro”, soldi che dovrebbe recuperare un’altra persona, “tale Mario”, per pagare “un paio di robette”.

A carico del talent scout, scrivono i giudici, “gravi indizi di colpevolezza” e “permangono immutate le esigenze cautelari” per il pericolo di fuga, per quello di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio. Il Riesame ritiene “grottesco che Mora possa avere altri finanziamenti da Silvio Berlusconi per la sua latitanza”, ma chiarisce che l’agente dei vip attraverso le sue relazioni potrebbe trovare comunque “i mezzi” per fuggire.

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