La reazione di Bush causa principale del periodo di instabilità finanziaria degli Usa: e c’è l’effetto domino

gli attentati dell'11 settembre 2001

A dieci anni dagli attacchi dell’11 settembre, uno studio rivela i costi delle conseguenze di quegli attentati e delle successive guerre. Oltre 250 mila persone sono morte e più di 4 miliardi di dollari sono stati spesi nella guerra al terrorismo.

Ma c’è molto altro. Deficit e disoccupazione, le due maggiori piaghe degli Stati Uniti, sono il vero prezzo delle guerre in Afghanistan e in Iraq. Parole di un premio Nobel per l’economia. I conti sui reali costi della reazione all’ 11 settembre sono infatti contenuti in un articolo scritto da Joseph E. Stiglitz per Project Syndicate, insieme a un’aspra critica alla politica di George W. Bush.

“L’aumento della spesa per la difesa è la ragione principale per cui l’America è passata da un surplus del 2% del Pil, all’epoca dell’elezione di Bush, alla pericolosa situazione attuale di deficit e debito pubblico. La spesa diretta per quelle guerre ammonta a circa 2mila miliardi di dollari – 17mila dollari sulle spalle di ogni famiglia americana – senza considerare i conti ancora da presentare, che fanno crescere questa cifra di oltre il 50%”.

Nel 2008, Stiglitz e Linda Bilmes, esperta di finanza pubblica alla Harvard Kennedy School, avevano già calcolato nel loro best seller, The Three Trillion Dollar War, il peso di quella reazione sulle tasche degli americani: da 3 a 5mila miliardi di dollari, secondo la stima più prudente. Ma da allora le cifre sono lievitate.

La metà dei militari rientrati in patria ha diritto all’assegno per disabili, e più di 600mila persone sono in cura presso le strutture per veterani; i due economisti hanno stimato che la spesa da affrontare per i reduci di guerra crescerà di altri 600-900 miliardi.

Poi c’è il costo sociale dei suicidi (che hanno raggiunto la cifra di 18 al giorno negli ultimi anni), che sono incalcolabili. Si aggiunga a questo che le crisi in Medio Oriente fanno aumentare il prezzo del petrolio.

L’ex presidente ha mosso guerra all’ Iraq senza una vera motivazione e ha mistificato i costi di queste imprese. Ma il suo sbaglio più grande, secondo Stiglitz, riguarda i finanziamenti a questa infinita lotta al terrorismo: “ La sua fu la prima guerra nella storia pagata interamente a credito”. Questo, aggiunto ai tagli alle tasse del 2001, ha indebolito il paese. Lo Us Federal Reserve ha poi nascosto questa debolezza costruendo una bolla economica.

Proprio come nei piani di Al-Qaida, l’attacco dell’11 settembre ha minato gli Stati Uniti e il mondo occidentale, ma in un modo che Osama Bin Laden non avrebbe sperato. L’indebolimento ha coinvolto il fronte economico, il potere militare, ma anche l’autorità morale degli Stati Uniti, da quando l’America ha violato i diritti umani.

E poi c’è il peso delle vittime: in questi ultimi dieci anni, 137mila civili sono morti in Iraq e in Afghanistan. Tra i soli iracheni si contano 1,8 milioni di rifugiati e 1,7 milioni di sfollati.

La morale? “ Al-Qaida non sembra più una minaccia. Ma il prezzo pagato è stato enorme, e per la maggior parte evitabile”, conclude il Nobel.

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