Il Taeg è ancora sconosciuto ai più, il contratto di finanziamento una chimera. Ecco come difendersi

la crisi impone cautela nel credito-consumo

Tempo perso, carta straccia, informazioni inutili. E’ grosso modo quello che pensano molti negozianti o commessi a proposito della documentazione da consegnare al cliente nel momento in cui si propone un acquisto a rate. Per capirci: stiamo parlando di informazioni obbligatorie, introdotte da una direttiva europea del 2008 in vigore in Italia dal 1° giugno scorso.

Lo rivela un’indagine svolta da Altroconsumo in 180 negozi di elettrodomestici, articoli sportivi e arredamento di 9 grandi città italiane. Alla richiesta di pagamento rateizzato, i comportamenti degli addetti alla vendita sono stati dei più vari. E molto spesso niente affatto rassicuranti.

Taeg ed Ebic, due sigle misteriose. In 6 negozi su 10, ad esempio, non è stato comunicato il Taeg (nel 24% dei casi) oppure ne è stato dato uno sbagliato (38%). Il Taeg (tasso annuo effettivo globale) rappresenta il reale costo del finanziamento e deve essere indicato per legge. Mentre il Tan indica solo il tasso d’interesse nominale applicato al prestito, nel calcolo del Taeg sono considerati anche i costi ulteriori come le spese di istruzione della pratica, le commissioni d’incasso ecc.

Va ancora peggio con l’Ebic, il modulo europeo con le informazioni sul prestito. Solo nel 22% dei negozi visitati è stato regolarmente consegnato. In tutti gli altri casi le informazioni fornite sono state solo quelle del volantino pubblicitario o addirittura quelle comunicate a voce.

Le regole per un prestito sicuro. Ecco quindi poche indicazioni da tenere presenti se si vuole chiedere un finanziamento per un acquisto:

1) Attenti al soggetto che eroga il prestito: può essere una banca o una società finanziaria. In ogni caso deve essere un intermediario autorizzato dalla Banca d’Italia (l’elenco è consultabile sul sito di Bankitalia).

2) Non firmare nulla senza avere prima ricevuto e letto il contratto e il modulo Ebic (Informazioni europee per il credito ai consumatori) che deve contenere il Taeg esatto e i diritti del cliente.

3) Se si cambia idea dopo aver firmato la legge concede 14 giorni per recedere senza nessuna spesa (tranne l’imposta di bollo). Il recesso va comunicato per iscritto al finanziatore e nei 30 giorni successivi va restituito il capitale (con gli interessi maturati solo fino a quella data).

4) In caso di problemi va inviato un reclamo scritto (anche via email) alla banca o alla finanziaria che ha erogato il prestito. Se dopo 30 giorni dall’invio non si riceve risposta o se la risposta non è soddisfacente si può fare ricorso all’Arbitro bancario e finanziario.

5) In generale è buona regola non indebitarsi oltre un terzo delle proprie entrate mensili. Tenete presente che chi non riesce a pagare una rata o paga in ritardo rischia di essere segnalato come “cattivo pagatore” nelle cosiddette Centrali rischi, gli organismi che forniscono al sistema finanziario le informazioni sui clienti che ricorrono al credito.

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