Fondatore del Progetto Gutenberg, aveva digitalizzato il primo testo nel 1971. E’ scomparso all’età di 64 anni

Michael Hart

Il fondatore del progetto Gutenberg, Michael S. Hart, è morto martedì 6 settembre, all’età di sessantaquattro anni. Più o meno quaranta dopo aver inventato l’ebook. Era il 4 luglio del 1971, data assai simbolica dall’altra parte dell’Oceano Atlantico, quando il giovane studente Hart caricò il primo libro sui computer che l’Università dell’Illinois gli aveva messo a disposizione. Non a caso, scelse la Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti. E la ricopiò in formato digitale, parola per parola.

“Altro che scanner, all’epoca si doveva fare tutto a mano”, mi raccontò Hart lo scorso gennaio, in un’intervista. “Ma quando Internet non si chiamava ancora Internet, noi c’eravamo già”. Per molti anni, il progetto Gutenberg è restato poco più che un folle sogno. Nel 1997, i libri digitalizzati erano ancora poco più di trecento. Ma qualcosa stava per cambiare. Internet ormai si chiamava Internet e iniziava a mettere in contatto centinaia di migliaia di persone sparse per il pianeta, molte delle quali disposte a collaborare a un progetto di digitalizzazione della letteratura mondiale.

Oggi sul sito di gutenberg i titoli disponibili sono oltre 36,000, in vari formati (html, pdf, epub). Quasi tutti classici, ormai di pubblico dominio, quindi gratuiti. La stragrande maggioranza è in inglese, ma ce ne sono anche 1873 in francese, 797 in tedesco, 294 in italiano e addirittura un’ottantina in latino e sette in friulano (tra cui l’intera Divina Commedia). Come su Wikipedia, tutti i contributi sono offerti da volontari. Anche se ormai, grazie alla tecnologia, sono in pochi quelli che copiano i testi “a mano”, sulla tastiera, come antichi amanuensi. E la strada aperta da Gutenberg è stata percorsa e allargata da diversi altri progetti locali (in Italia, per esempio, il Manuzio/Liber Liber).

Futurista fino al midollo, a gennaio Hart preferiva lasciar stare le celebrazioni per i 40 anni dell’ebook e guardare avanti: “Oggi a pranzo ero seduto vicino a una persona che a un certo punto ha iniziato a leggere un libro sul suo telefonino. E’ da lì che passerà il futuro, per questo stiamo adattando i testi disponibili su Gutenberg agli smartphone e al Kindle”. La concorrenza di chi era arrivato dopo, ma con tanti soldi, tante risorse tecnologiche e tante ambizioni commerciali, non lo preoccupava. Né quella di Amazon Kindle, né quella di Google Books, né quella di Apple con l’iPad. “A dicembre abbiamo registrato 124mila download quotidiani dal sito, a gennaio 139mila. Non possiamo lamentarci”. Il sogno? “Distribuire 10 milioni di libri in 100 lingue diverse. Vorrebbe dire un miliardo di libri: non male, eh?”.

Più che libraio, Michael Hart era essenzialmente un bibliotecario. In versione 2.0. Vedeva l’ebook non tanto come un prodotto quanto come un mezzo per diffondere la conoscenza e sconfiggere l’ignoranza. La sua idea, si legge nel necrologio pubblicato sul sito del Progetto Gutenberg, era che i libri elettronici rappresentassero soprattutto un “modo efficiente e concreto di distribuzione illimitata e gratuita di letteratura”. E la diffusione della literature (letteratura) sarebbe stata la chiave per raggiungere un obiettivo più importante: il rafforzamento della literacy (alfabetizzazione) della società.

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