Il deputato vuole querelarla e la soubrette replica dicendosi pronta ad azioni legali per atti persecutori

Sabina Began

Lui, Italo Bocchino, vuole querelarla per aver divulgato pubblicamente il contenuto di alcuni messaggi del periodo in cui si sono frequentati.

Lei, Sabina Began, adesso va al contrattacco: «Il signor Bocchino continua a cercarmi ogni giorno con sms e telefonate. Se va avanti così lo denuncio per stalking». Insinua lui: «La signora Beganovic, il suo vero cognome è questo, mi ha raccontato delle cose incredibili su Berlusconi. No, non le posso ripetere e nemmeno ci credo. Ma è la prova della sua abitudine alla diffamazione». Sarà anche vero che quando finisce un amore non capisci più niente, come da lamento in musica di Riccardo Cocciante. Ma stavolta le cose erano apparse difficile da comprendere fin dall’inizio.

Lei è Sabina Began, detta ape regina per la vicinanza a Berlusconi e alle sue feste, anche se ci tiene a ripetere che il suo vero soprannome è bunga bunga. Lui è Italo Bocchino, scissionista di rito finiano che a Berlusconi ha dato tra le altre cose dell’«eversore» invitandolo a dimettersi come Ben Alì.

La loro storia comincia a giugno ad un tavolo del ristorante Assunta Madre di Roma. Un incontro casuale, dicono tutti e due. Ma tre mesi dopo, forse un record, è già arrivato il momento della carta bollata.

Bocchino ha denunciato la Began per diffamazione dopo che lei ha rivelato su Vanity fair i loro sms privati. Lei medita una querela per stalking e alla bisogna conserva sul cellulare tutti i messaggini del suo ex. «Vuole sapere l’ultimo?», dice dopo un’abbuffata di carote e finocchi che chiude il suo ennesimo «digiuno spirituale» di tre giorni. Certo. «Glielo leggo: “adesso vado dal giudice e gli racconto come hai fatto ad avere il passaporto”. Capito che tipo? Peccato che io il passaporto non ce l’ho. È solo una minaccia per farmi stare male».

Bocchino smentisce, come farebbe ogni ex preso in castagna: «Non ho più nemmeno il suo numero di cellulare».

Ma quello che conta davvero non sono i cocci di un amore finito male. Bocchino sospetta che non sia stata una storia di mezza estate ma un trappolone organizzato da Berlusconi per far perdere la faccia ad uno dei suoi nemici. Sospetto rafforzato da un indizio: le foto che li hanno pizzicati insieme in costiera amalfitana sono finite su Chi , settimanale della famiglia Berlusconi. E qui più che alla carta bollata siamo agli stracci: «Italo… – dice Began – cioè il signor Bocchino mi chiedeva di aiutarlo a fare pace con Berlusconi che era arrabbiato con lui soprattutto per la storia della Carfagna. E io c’ero quasi riuscita».

In che senso? «Ne ho parlato con il presidente. Lui mi ha detto che Bocchino lo insultava tutti i giorni ma che se stava con me doveva essere una brava persona. Ci avrebbe pensato, mi disse». Poi sono arrivate le foto su Chi , e Bocchino non l’ha presa affatto bene. Nella denuncia che presenterà oggi sostiene che è stata la stessa Began ad «annunciarmi una vendetta al telefono». E questo dopo che lui l’aveva presa in giro dicendo che «affidare una mediazione a lei sarebbe come nominare Rambo ambasciatore».

Come molti uomini, finita l’estate Bocchino chiude la parentesi: «Ci sono troppe cose importanti da fare per occuparsi della Beganovic. Non lo so, forse all’inizio era sincera ma poi è stata manovrata». Come molte donne, lei non cede di una virgola: «Se amo ancora Italo? Non sono mai stata innamorata di nessuno. Solo di Berlusconi ma platonicamente, ci mancherebbe».

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