Nel maxiemendamento una norma salva lo stipendio di avvocati-onorevoli. Lite tra Castelli e il Quirinale

il voto per la manovra

Anche la casta paga i sacrifici, ma solo la «casta romana» si rifiuta di farlo? La Lega, generalizzando, vorrebbe che fosse così: e il vice-ministro Roberto Castelli si spinge ancora più in là. Prova a sbrecciare l’immagine del Colle, come simbolo addirittura della «super-casta romana», ma deve fare precipitosamente retromarcia. Perchè l’obiettivo polemico è sbagliato. «I politici – attacca Castelli – hanno stabilito il taglio delle proprie indennità, pagano il contributo di solidarietà e hanno messo il limite al cumulo con lo svolgimento della libera professione, dopo aver decurtato già a inizio anno i propri emolumenti».

Benissimo. «Ma c’è una super casta romana – incalza l’esponente del partito di Bossi – che non se ne vuole dare per inteso e vuole mantenere tutti i propri privilegi». Cita il maxi emendamento del governo, il senatore Castelli, e sostiene che lì «si può trovare una disposizione che esonera dal taglio delle indennità prevista per tutti gli organi costituzionali i super boiardi della Corte Costituzionale e della presidenza della Repubblica. Mi rivolgo al presidente della Repubblica», affinchè intervenga a sanare questo che i leghisti considerano un terribile sconcio. Ma sconcio non è. Visto che fra gli emendamenti ce n’è uno che stabilisce il contributo di solidarietà per tutti i membri degli organi costituzionali e l’eccezione riguarda soltanto la Consulta.

All’attacco dell’esponente leghista risponde subito il Quirinale con una nota. Vi si legge: «Si rileva non solo che il Quirinale è estraneo alla formulazione della norma contenuta nel maxi-emendamento del governo di cui il senatore Castelli fa parte, ma anche che a tutto il personale della Presidenza della Repubblica già si applica il contributo di solidarietà a suo tempo introdotto per la pubblica amministrazione». Conclusione: «Naturalmente, ogni determinazione in materia può essere esplicitata dal governo; è ad esso che spetta dare chiarimenti e indicazioni in proposito». Righe a cui fa seguito a stretto giro di posta il pentimento di Castelli: «Mai detto che la norma sui super-boiardi sia stata ispirata dal Colle».

Intanto, nella corsa fra le istituzioni a chi è più virtuosa, Palazzo Chigi partecipa per quanto riguarda il contributo di solidarietà, e ha tenuto più volte a fare sapere, in queste settimane, che «i nostri dirigenti si sono già assoggettati al contributo di solidarietà dal primo gennaio 2011». Il Parlamento non sarà da meno, in fatto di autolimitazione dei propri costi, è il tam tam di queste ore nelle Camere.

Ieri nella commissione affari costituzionali s’è cominciato a discutere della diminuzione del numero dei parlamentari. «Cercheremo di renderla operativa già prima della prossima scadenza elettorale», annuncia il presidente Vizzini, ma si prevedono tempi biblici. La materia è complessa, una matassa difficilmente sbrogliabile. Sul piatto ci sono quattro proposte di riforma da assemblare, sommare e limare, e nessun precedente di questo tipo ha dato buoni esiti. Altra legge costituzionale, con i tempi che comporta, anche se già oggi è all’ordine del giorno nel consiglio dei ministri, riguarda l’abolizione delle Province di cui si parla da vent’anni a vuoto, che si sta imbattendo nel rivolta, politicamente ben appoggiata, degli enti da tagliare e che doveva partire da subito e invece è stata rinviata.

Altri sconti. Il maxi-emendamento del governo ha ridotto i tagli alle indennità dei parlamentari che svolgono anche altre professioni (per lo più avvocati). Il decreto varato l’11 agosto prevedeva che a senatori e deputati che avessero proventi dalla loro attività professionale fosse tagliata del 50% l’indennità. Il maxi-emendamento invece limita questa riduzione. Ammonterà al 20% per la parte eccedente i 90.000 euro e al 40% per la parte eccedente i 150.000 euro. Già nella prima versione della manovra, a luglio, l’esercito degli avvocati-parlamentari (in tutto sono 134) impedì l’adozione di timide misure liberalizzatrici in materia di ordini professionali. Ora, hanno ottenuto, insieme ad altri, il trionfo bis…

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