Individuata l’arma del delitto: è una taglierina usata da piastrellisti e pavimentisti. Nuovi sospetti su Fikri

Yara Gambirasio

Scoperta l’arma con il quale l’assassino di Yara Gambirasio le ha inferto sei tagli netti, precisi ma abbastanza superficiali sulla schiena, sul collo e sui polsi. Si tratta di una taglierina da muratore, un attrezzo che viene usato soprattutto da chi posa i pavimenti, piastrellisti e pavimentisti.

Una taglierina affilatissima e sottile che serve per delimitare e ripulire i bordi delle piastrelle rendendoli netti e puliti quando vengono posate e incollate al pavimento.

L’arma è stata individuata da Cristina Cattaneo, l’anatomopatologa alla quale la Procura di Bergamo ha affidato l’autopsia. Il medico legale infatti ha scoperto su tutte le ferite una materiale particolare: i residuati delle piastrelle quando vengono ripulite con la taglierina”. “I tagli sul corpo di Yara sono sei: uno, che ricorda una X, nella zona lombare e due orizzontali, subito sotto che sembrano incrociare quella X. Poi un taglio sul collo e due lungo i polsi.

Più che tagli sono incisioni superficiali che non hanno provocato una perdita di sangue e che non hanno quindi provocato la morte. Perché l’assassino ha infierito con una taglierina sul corpo, già probabilmente privo di vita, di Yara? Nessuno finora ha saputo rispondere: solo ipotesi.

Con questi nuovi elementi si torna a parlare del muratore straniero, Mohammed Fikri, fermato lo scorso 4 dicembre, perché inizialmente sospettato di aver avuto un ruolo nella scomparsa della giovane promessa della ginnastica ritmica. Fikri, di mestiere piastrellista, era stato bloccato mentre era a bordo di un traghetto diretto a Tangeri, ma era stato rilasciato dopo due giorni.

Il marocchino, che il giorno della scomparsa di Yara, il 26 novembre del 2010, era al lavoro nel cantiere di Mapello, era finito nel mirino degli inquirenti per una frase intercettata al telefono, mentre parlava con la fidanzata: si pensava avesse detto “Allah mi perdoni, non l’ho uccisa io”. Ma poi, a una seconda, più attenta valutazione da parte dei traduttori, la frase è risultata essere: “Allah mi protegga”. Così dopo tre giorni l’uomo era stato scarcerato con tante scuse.

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