Due militari in Procura a Teramo: uno dei soldati potrebbe aver infierito sul cadavere di Melania

Salvatore Parolisi

Si stringe il cerchio intorno a Salvatore Parolisi. Per dare maggiore forza all’accusa, secondo cui fu il caporal maggiore a uccidere Melania Rea, i pm hanno ascoltato due militari.

Potrebbe trattarsi del soldato il cui cellulare agganciò la cella che copre il Bosco delle Casermette all’indomani della morte della donna e dell’amico al quale Salvatore chiese di non svelare i tradimenti. Presto sarà ascoltata Ludovica.

Continuano a ritmo serrato le indagini sulla morte di Melania Rea. In Procura a Teramo due militari della caserma Clementi di Ascoli hanno risposto alle domande dei pubblici ministeri Davide Rosati e Greta Aloisi.

Gli inquirenti intendono verificare se il primo militare possa essere il complice dell’assassino. Il suo cellulare, infatti, ha agganciato la cella che copre la zona circostante il Bosco delle Casermette il 19 aprile scorso, il giorno successivo alla morte di Melania. Secondo gli inquirenti, quindi, potrebbe essersi recato sul luogo del delitto per infierire sul cadavere della donna e depistare così le indagini.

Il secondo soldato, invece, secondo quanto trapela dalla Procura, potrebbe essere l’amico di Salvatore Parolisi al quale, poco dopo la morte della Rea, il caporal maggiore ha detto di non rivelare le sue relazioni extraconiugali.

I due militari sono stati ascoltati come semplici testimoni, non risultano indagati e hanno risposto alle domande degli inquirenti senza un avvocato.

Cresce intanto l’attesa per l’audizione della soldatessa Ludovica, amante di Parolisi. I pm potrebbero convocarla già questa settimana.

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