Gli azzurri centrano la qualificazione. L’attaccante interista decide il match di Firenze contro la Slovenia

Giampaolo Pazzini

Un gol di Pazzini quando oramai sembrava tutto rimandato apre a Cesare Prandelli le porte dell’Europeo. Bastava una vittoria sulla Slovenia per la qualificazione anticipata di due giornate, colpo mai riuscito a una nazionale a memoria di statistico: e 1-0 è stato, a dispetto di fatiche e sofferenze. Lo ha siglato l’ex viola, ma la serata è tutta per il ct, riabbracciato dalla città che lo ha amato e criticato, ma mai dimenticato.

C’è uno spicchio di gloria pure per Balotelli, raggiunto oggi in ritiro a Coverciano dalla notifica della convocazione della procura di Napoli per esser sentito come testimone sulla sua visita-choc a Scampia. Notizia che non lo ha turbato, a giudicare da come ha reagito in campo nel quarto d’ora finale che Prandelli gli ha concesso, dopo la strigliata di ieri. Il ragazzo tutto talento e disagio ci ha messo volontà, potenza, tasso tecnico, e in fondo la scossa a un’Italia in difficoltà di gioco è arrivata proprio da lui.

Il bicchiere mezzo pieno è questo, il mezzo vuoto sta nei limiti sui quali si è ancora una volta infranta la formula dei due attaccanti piccoli (Cassano-Rossi) e dei quattro centrocampisti dai piedi buoni: ad avversari schierati e coperti, senza brillantezza nelle gambe e fosforo nelle menti, non si conclude più di tanto. Pochi ma buoni: così si presenta il colpo d’occhio del Franchi, riempito per meno della metà dai 18.000 fiorentini venuti per applaudire Prandelli e dimenticare trite polemiche da contrada. «Cesare bentornato a casa», è solo uno degli striscioni.

Il ct ringrazia e si concentra subito sulla partita. Che pare mettersi sui binari giusti dopo 26″: Rossi smarcato in area da un lancio lungo e parato di piede da Handanovic. L’avvio, oltrechè l’assetto tattico azzurro, ricalca in pieno quello di venerdì alle Far Oer. Anche la Slovenia difende con due file strettissime, centrocampo e difesa, e da lì parte Vrsic per linee centrali in appoggio a Novakovic, con movimenti a tratti devastanti per la difesa azzurra.

Il gioco lo fa comunque l’Italia, con Montolivo subito in palla e Balzaretti a farla da padrone sulla fascia destra. Rossi appare ancora perso, Cassano non trova sponda. Ma le occasioni arrivano lo stesso. Prima di testa con Montolivo su cross di Balzaretti (3′), poi con una combinazione Montolivo-Cassano-Montolivo sul cui passaggio filtrante De Rossi in area spreca al lato (18′). C’è lavoro anche per Buffon, quando al 21′ Vrsic scarica il tiro da posizione centrale: il portiere sfodera la prima di tre parate a pugni chiusi (su staffilate di Kirm, tra 35′ e 40′, le altre).

Thiago Motta, entrato in partita dopo una quarto d’ora difficile, reclama il rigore al 24′, per una lieve trattenuta di Suler sulla scucchiaiata in area di Cassano, ma l’occasionissima arriva sui piedi di De Rossi cinque minuti dopo: Pirlo per Montolivo, dal fondo palla tesa lungolinea, il romanista non arriva all’impatto a porta vuota. Ci riprova di testa, sempre su cross di Balzaretti, ma il tempo si chiude con l’unico lampo di Cassano, un bellissimo destro dal vertice dell’area che al 42′ sfiora l’angolino dei pali. Tanta quantità, pochi risultati, a conti fatti. E con un pò di sofferenza contro una Slovenia abile nel palleggio e nell’inserimento.

È il caso di cambiare e Prandelli lo fa subito. Al 1′ della ripresa Marchisio entra per Thiago Motta, serve equilibrio e corsa per per accorciare un’Italia lunga. La ripartenza però è timida. Rossi si incarta sul pallone e Prandelli non nasconde segni di insofferenza. Il giovane attaccante prova a scuotersi con una percussione e tiro, ma Prandelli decide di cambiare la coppia d’attacco al 16′, quando il collega Kek si è già giocato la carta Ilicic per Birsa, segno che la Slovenia vuole vincere.

Il cambio azzurro non coinvolge Rossi, ma Cassano, beccato anche da qualche fischio per un pallone alle stelle. La manovra resta farraginosa, la partita si accende al 24′ per una tripla occasione azzurra in sessanta secondi: sull’angolo di Pirlo De Rossi di testa è rimpallato due volte sulla linea, poi Rossi in corsa alza a porta vuota. Tre minuti dopo è però Ilicic a graziare l’Italia: lanciato nello spazio da solo, perde il tempo dell’aggancio e spreca un’occasione d’oro. Montolivo non ne ha più, e cede il posto a Balotelli alla mezzora, invertendo la decisione del ct che aveva richiamato Pirlo.

Il campione del disagio prova a prendersi subito la partita, la sua discesa prepotente offre a Marchisio la palla buona al 34′ ma il destro è a fil di palo. Questo resta all’Italia, la forza di volontà. O il colpo di classe. Come quello di Pazzini, pescato al 40′ in area da De Rossi: il suo stop e destro vale partita e qualificazione, quando già aleggiava lo spettro di una trasferta difficilissima a Belgrado, a ottobre contro la Serbia. Poi c’è spazio per un Balotelli volenterosissimo, i suoi due numeri rovesciano qualche fischio del Franchi in un’ovazione. Fino alla festa finale, con Prandelli mani sul cuore per la sua Italia a Firenze.

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