Dal carcere parla Lele Mora:  su 3 mln di prestiti del Premier il direttore del Tg4 ha tenuto per sè 1 mln

Emilio Fede e Lele Mora

Quando Spinelli mi ha consegnato la seconda tranche di assegni per un importo complessivo di un milione e mezzo di euro io mi sono confidato con Gentile. Prima di tutto gli ho detto: “Se questi soldi fossero tutti a mia disposizione potrei sistemare molte cose, ma purtroppo quasi la metà la devo dare a Fede”. Ricordo che Fedele mi disse: “Ma capo, è uno strozzino!”. Io a quel punto gli ho raccontato anche di come era andata a finire con il precedente finanziamento di 950 mila euro. Mi sono sfogato davvero con lui e gli ho raccontato per filo e per segno come erano andati i fatti. Quindi egli sa di Spinelli, di Berlusconi e di come è nata questa storia e cioè della costosa intermediazione di Fede per ottenere finanziamenti dal Presidente».

Non è proprio come la vicenda di Giampi Tarantini ma poco ci manca: dietro la bancarotta fraudolenta di cui è accusato Lele Mora emergono particolari che ricordano molto da vicino la storia del procacciatore di escort baresi e disegnano ancora una volta la figura di un presidente del Consiglio fin troppo generoso con i personaggi che animavano le sue corti romane e milanesi. Con una differenza: che adesso Lele Mora accusa Emilio Fede di averlo “strozzato” attraverso i prestiti di Berlusconi. In tutto, sostiene Mora, sulle somme che il Cavaliere gli faceva avere attraverso il fidato contabile Giuseppe Spinelli, il direttore del Tg4 avrebbe preteso ben un milione e 110 mila euro su un totale di circa tre milioni: altro che la restituzione di un «prestito».

Almeno 450 mila euro – racconta Mora nei suoi verbali resi a luglio nel carcere di Opera li consegnò personalmente in contanti al direttore del Tg4 negli uffici Mediaset di Milano Due. Altri 500 mila invece glieli versò su un conto svizzero che Fede aveva aperto presso la Bsi di Lugano, nella stessa banca di Mora; infine 210 mila euro, Mora li consegnò in assegni circolari da 5 a 50 mila euro, tratti dalla Monte dei Paschi di Siena e dalla Bcc di Carate Brianza. Denaro, la cui movimentazione è stata ricostruita dagli inquirenti con delle rogatorie in Svizzera e acquisendo le distinte bancarie fornite dallo stesso Lele Mora.

Come sembrano lontani i bei tempi in cui «il gatto e la volpe» si ritrovavano insieme a Villa San Martino per festeggiare le serate hard del Signore di Arcore. E intanto tramavano al telefono per scucirgli un po’ di soldi. Lele Mora ed Emilio Fede ora combattono su barricate diverse. Il primo in una cella di Opera dal giugno scorso, pronto questa mattina a presentarsi nell’aula del tribunale del riesame dove i suoi avvocati hanno chiesto la scarcerazione. Il secondo sulla sua poltrona di direttore del Tg4. Uniti però da un identico destino giudiziario, che va dal «bunga bunga» alla bancarotta fraudolenta di Mora. Che ammonta a 8 milioni e mezzo di euro, svaniti tra false fatturazioni, pagamenti per la Diana Immobiliare (la società della figlia di Mora, ndr) e, appunto, denaro versato a Fede, che finora ha respinto le accuse limitandosi a confermare la restituzione di un prestito fatto a Mora per 400 mila euro.

Peccato che l’ex impresario televisivo sostenga di avere ricevuto dal direttore del Tg4 non più di 50 mila euro, l’inizio dei suoi guai. «Fede ha parlato in più occasioni con Berlusconi dei miei problemi finanziari e in una specifica occasione mi ha riferito che il presidente era disponibile ad aiutarmi, occorreva però studiare le modalità. Nel mese di gennaio del 2010 mi sono ritrovato in una situazione di particolare difficoltà… Fu allora che Fede tirò fuori dal portafoglio il carnet di assegni e mi fece un assegno da 50 mila euro… Quella sera stessa Fede andò da Berlusconi e gli disse che aveva dovuto farmi un assegno perché ero proprio in una situazione gravissima. Berlusconi gli disse di farsi restituire da me l’assegno e di stare tranquillo che l’indomani sarebbe arrivato il finanziamento di cui da tempo parlava con Fede». Ovvero i primi 950 mila che Mora s’impegnò a restituire in 5 anni.

I soldi vennero versati in Svizzera, a Lugano. «Il 3 febbraio 2010 ho prelevato presso la Bsi 500 mila euro in contanti in taglio da 500 euro. Ho passato la frontiera con 500 mila euro, 400 mila dei quali li ho consegnati allo stesso Emilio Fede nel suo studio a Milano Due… Questo perché Fede mi aveva detto che il suo impegno avrebbe dovuto trovare una remunerazione. Il 50% del finanziamento sarebbe rimasto a me, l’altra parte sarebbe andata a lui…». Non è escluso a questo punto che i pm decidano di convocare al più presto anche Silvio Berlusconi, per ascoltarlo come testimone.

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