Gli uomini del vicequestore Bonfiglio indagano: una talpa e protettori occulti dietro la fuga del giornalista?

Bonfiglio, capo della Digos di Napoli

Una fuga di notizie che ha messo in fuga Valter Lavitola. Una talpa che avverte il faccendiere pochi giorni dopo l’ultima informativa di polizia giudiziaria sulla presunta estorsione consumata dai Tarantini nei confronti di Silvio Berlusconi.

“In poche righe – si legge in un articolo de “Il Mattino” – c’è una sintesi del capo della Digos, dott. Filippo Bonfiglio, che fa capire la tempestività con cui è scattata la rete di protezione occulta che ha consentito a Lavitola di sfuggire alle manette”.

E quella del vicequestore Bonfiglio – uno dei più validi e stimati inquirenti nel panorama investigativo nazionale – è un’analisi della situazione eloquente e precisa, nella quale si intravede come potrebbero essere andate le cose nella fuga (anzi al momento latitanza) del direttore de L’Avanti.   

È il 22 luglio quando la Digos manda l’ultima informativa in Procura, segnalando anche i possibili spostamenti dell’indagato e il suo probabile rientro in Italia: il 2 agosto è previsto il rientro in Italia da Rio De Janeiro, il 4 settembre prossimo venturo la ripartenza dall’Italia per Rio De Janeiro. Tutto ciò non avviene, però. Decisiva una soffiata da parte di qualcuno che avverte Lavitola sulla possibilità delle manette.

Chiaro lo scenario investigativo: convinto di poter essere arrestato nel corso dell’inchiesta su Bisignani (la cosiddetta P4), Lavitola ha lasciato l’Italia la scorsa primavera. Poi, dopo le manette al parlamentare Alfonso Papa e i domiciliari al lobbista Luigi Bisignani, le cose cambiano. Lavitola si convince che, in fondo, la buriana è passata e prende contatto con una delle sue segretarie per rientrare in Italia.

Usa schede ritenute a prova di intercettazione, non sa che la Digos è sulle sue tracce. Di fatto però non viene arrestato e forse in Italia non ha mai fatto rientro. C’è stato qualcuno che l’ha avvisato, una gola profonda evidentemente allerta sulle mosse degli inquirenti. Da ieri cancellato dall’elenco dei giornalisti professionisti, Lavitola resta latitante all’estero, mentre sul suo giro di affari vanno avanti accertamenti contabili.

Walter Lavitola

Un sospetto su tutti: la sua capacità di stornare i soldi spillati al Premier per la vicenda Tarantini, ma anche finanziamenti pubblici incassati sia come consulente commerciale di Finmeccanica, sia come editore dello storico quotidiano “Avanti!”.

Scrive il gip Primavera: dalle conversazioni captate è emerso, altresì, che la parte più consistente delle somme consegnate dalla Brambilla, vengono poi, di fatto, «trattenute» dal Lavitola, attraverso i suoi collaboratori e destinate dallo stesso, (unitamente ad altre somme pure costituenti profitto di altre condotte illecite) in altre e proprie iniziative economiche ed immobiliari.

Un imprenditore eclettico, a leggere la ricostruzione investigativa: non solo venditore dei prodotti Finmeccanica, ma anche impegnato in attività immobiliari ritenute poco chiare. Si mostra attento «alle perizie sulle ville di Brescia», parla dei «cantieri aperti a Pomezia e ancora a Brescia». Poi snocciola una serie di conti correnti in banche di mezza Italia.

Ed è proprio la gestione dei suoi interessi immobiliari, che spinge gli inquirenti a sospettare plusvalenze e contabilità in nero: «Nell’esaminare i vari cantieri aperti – si legge nelle carte – il cui concreto andamento viene seguito dal cugino Antonio Lavitola ma è noto anche a Fabio Sansivieri, di fronte alla necessità economiche dello stesso cugino e quelle legate all’una ed all’altra iniziativa, Valter Lavitola concorda pagamenti «in nero» al cugino per trentamila euro, concordando inoltre le modalità di falsificazione della documentazione contabile, amministrativa e societaria per rendere documentalmente giustificata l’entrata, nelle società interessate, delle somme da investirvi e provenienti dalle varie attività illecite».

Insomma, dai regali del premier al mattone, dai soldi di Finmeccanica ai film di Raitrade o al commercio del pesce; dai fondi all’editoria a conti correnti su cui ora si sposta l’attenzione della Digos.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=hKp3qqE5qPY[/youtube]

© Riproduzione Riservata

Commenti