L’ inno alla vita che va vissuta per amare in un viaggio tra le profondità dell’io e i volti complessi della realtà


Il vecchio

“Il Vecchio” è un libricino di prose esile, ma di rara profondità, di Patrizia Vaier. L’autrice vive a Lugano ed in questo piacevole scritto coglie le sensazioni del suo cuore (Il silenzio opprime l’ambulacro del mio cuore) o registra con fedele precisione le immagini del mondo esterno che di volta in volta riesce a cogliere (Un vecchio sul molo accanto mi appare intento a pescare nel mare dei ricordi, i suoi occhi lucidi brillano come stelle ed esprimono il desiderio della fine).

Nella scrittura della Vaier c’è una continua adesione al reale che viene colto nelle sue molteplici forme e che soprattutto viene ricondotto alla necessità di dare forma ed esprimere il senso della vita. La vita per la Vaier deve essere vissuta per amare e l’amore immaginato dalla scrittrice non è affatto immerso in un vacuo spiritualismo.

È un amore che vive nel presente, legato alla materia, al corpo e che va vissuto nell’immediato, anche saziando il proprio desiderio (Gusta il piacere di sfiorare un corpo che desideri, assapora ogni istante denso del suo sapore e del suo profumo). Ottorino Villatora ha scritto della Vaier: «Questo audace e illuso naufragio grida continuamente ed espressionisticamente desiderio  -aiuto –implorazione e risuona in ogni riga della sua breve prosa […]».

La prosa della Vaier si configura come un naufragio, attraverso anche momenti di descrizione oggettiva della realtà in quelle che sono le profondità dell’io, in quelli che sono i suoi reconditi recessi, alla ricerca del senso della vita.

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