L’attrice dopo i fischi a Un été Brulant: “contenta del clamore su di me, sono sentita protetta da Garrel”

Monica Bellucci

Fischi sparsi e qualche risata di troppo, per un film che comico non vuole essere non è una gran cosa. Fortunatamente c’è il nudo integrale, (che poi proprio integrale non appare) di Monica Bellucci e tutto il resto, riuscita del film compresa, passa in seconda piano.

E’ lei che catalizza l’attenzione in Un été Brulant , il film di Philippe Garrel che ha voluto nel cast anche suo figlio Louis, storia di due coppie che come la racconta la stessa Bellucci ad un noto quotidiano: «è un’indagine di rapporti a strati sociali sfalsati, due ricchi e famosi ma infelici e due che hanno nell’amore la loro massima soddisfazione. Il mio personaggio vuole essere adorato, sempre al centro dell’attenzione, è infantile, logico che sia un’attrice».

Ma se di nudo si deve parlare, oltre che vedere, lei non si tira indietro, Signora Bellucci, pesante spogliarsi quando ancora non ci si sente perfette?
«Sì, mi è capitato subito dopo la gravidanza e non è stato facile. Ma quando si accetta di lavorare con un regista ci si affida a lui completamente. Ci deve essere una forma d’abbandono dell’attore, una generosità dedicata al film che è dovuta. E io mi sono sentita rispettata, protetta, proprio perché ero in un momento di estrema fragilità come sono le donne che hanno appena partorito. Poi devo dire che sono contenta che il mio nudo faccia ancora parlare, alla mia tenera età».

Il regista dice anche che ha estrema fiducia nel suo cast e che da ateo, ha sostituito la religione con l’arte e con la fede nei legami forti.
«Io credo molto nello scambio di energie, sono agnostica però ho fede nella potenza della preghiera. L’ateo oggi è coraggioso e Philippe lo vedo più come un mistico dell’arte».

E che cos’altro le è piaciuto di Garrel regista?
«I tempi dilatati per conoscersi e per stare insieme che poi porta a fare un solo ciak ed è sempre quello buono. Ho lavorato con tanti registi anche italiani come Muccino e Virzì ma è la prima volta che parlo del personaggio già un anno prima, che faccio prove quasi teatrali. Allora si crea intimità che porta ad essere pronti da subito».

Al centro di questa giostra di sentimenti c’è lei di 46 anni e lui di 28. Ha domandato al regista il perché della differenza d’età?
«Ero intrigata dalla storia e quando gli ho chiesto spiegazioni lui mi ha risposto: “Non c’è nessuna ragione”. Allora ho pensato, “sono proprio fortunata ad essere un’attrice europea. In America questa differenza sarebbe stata il soggetto del film”.

E per lei, Louis Garrel, nessun problema?
«Ho scoperto che Maometto a 24 anni ha fatto educazione sentimentale con una donna di 45. Io lo faccio nel film e nella vita privata (è il compagno di Valeria Bruni Tedeschi, classe 1964)».

Bellucci, per lei questo è un film politico? E se sì, da che parte sta?
«Io faccio cinema ed è la mia politica. Opero delle scelte, lavoro con certi registi di nicchia e con altri famosi. E’ una forma di lotta, sai già che vai verso situazioni difficili. E’ un modo per resistere da persona e da attrice».

Si è trovata sul tappeto rosso assieme a suo marito Vincent Cassel lì per un altro film.
«Fa parte della nostra routine, ci siamo incrociati per sbaglio. Non ci fa alcuna impressione».

© Riproduzione Riservata

Commenti