Cade il regime del colonnello ma, dopo 42 anni di orrori, chi saranno i nuovi padroni della Libia?

Muammar Gheddafi

Il mondo arabo in rivolta. Cadono, una dopo l’altra, le dittature che per decenni hanno piegato, mortificato, offeso e violentato quelle terre.

Si dice che, ignaro, ogni bimbo di quei posti sia seduto su milioni di dollari, tuttavia è piegato dalla fame; è offeso dall’ignoranza; non ha futuro; non ha aspirazione; nessuna considerazione o appagamento.

 Dei “virtuali facoltosi” che non vedranno mai un dollaro di quanto effettivamente possiedano. Conoscono solo l’odio. L’odio dei padri; e quello dei padri dei padri. L’odio atavico. La guerra perenne.

E così, i dittatori come Gheddafi periscono. Perdono. Sconfitti, ripiegano sulle loro stesse angherie. Sul deleterio e imperituro odio verso la vita; verso il proprio paese; la propria gente. L’avversione alla libertà; alla crescita. Tutto è avvolto nel grigio. Tutto è immobile. Solo le rubinetterie dei loro bagni rifulgono, mentre i segni delle grandi civiltà del passato, sgretolano giorno dopo giorno, sotto il torrido sole cocente; avvolti dalle sabbie del deserto; rosi dal sale. Perché per essi, che si alzino pure le nebbie di sabbia, che si sollevino dune, che soffi bollente lo scirocco e leda pure i segni di uno splendore passato; quando gli antichi professavano altra filosofia di vita.

Eppure, arriviamo da lì. La civiltà arriva da quei posti da “mille e una notte” dove la magia, strangolata e tumulata da tempo, altro non può che urlare dai libri per bambini disposti in ordine sul banco di un mercatino lungo le nostre strade segnate dallo scalpiccio dei turisti.

Tutti esultiamo. Tutti inneggiamo al “finalmente”. Ma ci siamo chiesti del dopo- Hussein? Ci siamo chiesti circa il dopo Gheddafi?

Chi sono i nuovi Signori del potere? Chi ascenderà “al trono”? Quali sono i volti dei nuovi Signori del terrore? Quali parole avranno per noi e per i loro figli i nuovi padroni di quelle terre? Quale figlio dell’integralismo islamico minaccerà ancora di bombardare la Sicilia?

Di tanto in tanto, si sa, qualcuno minaccia la nostra bella isola. Ormai, ci avranno fatto il callo.
Quale figlio di Al-Qaeda (La base; base per l’imperitura disgregazione), perpetrerà l’odio verso se stesso e gli altri; l’oriente e l’occidente? Quanti altri piccoli obbligheranno a dondolarsi sull’unica pagina del Corano; offeso, vilipeso e da essi oltraggiato, patrimonio dell’intera umanità?

Dietro la maschera di una democrazia da conquistare, sorgeranno i vigliacchi del terrore. Un vigliacco oggi fugge; ma altri verranno.

Un vile sanguinario e stupratore oggi tramonta; ma altri ripercorreranno i suoi passi. Per altri fini, altri scopi, altre ragioni altre logiche meschine, tuttavia tese all’autodistruzione nella distruzione, mentre quegli sfiniti popoli ciechi, vedranno scorrere lo stesso film; lo stesso copione; gli stessi protagonisti.

Si è levato un “vento nel deserto”: sì, ma più deleterio di quanto non siano stati quelli che lo hanno preceduto. Avesse avuto Gheddafi “palle” quanto le sue Amazzoni, avrebbe dato vita a uno dei paesi più avanzati, ma non fu così e ora, il divenire può solo essere il peggior male del male assoluto.

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