L’imprenditore, insieme alla moglie, avrebbe preso soldi per mentire sul giro di escort a Palazzo Grazioli

Gianpaolo Tarantini

La Digos di Napoli, in collaborazione con quella di Roma, ha arrestato l’imprenditore barese Giampaolo Tarantini e la moglie, Angela Devenuto, per estorsione ai danni di Silvio Berlusconi. L’arresto è avvenuto in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare del gip di Napoli Primavera. Richiesta cautelare anche per il direttore ed editore dell’Avanti, Valter Lavitola, irreperibile. Ma lui replica: “Sono all’estero per lavoro”. Probabile il trasferimento dell’inchiesta.

Tarantini e la moglie sono stati arrestati a Roma e subito trasferiti a Napoli per essere rinchiusi a Poggioreale e Pozzuoli. Secondo le tesi degli inquirenti, come anticipato il 25 agosto scorso dal settimanale “Panorama”, Tarantini avrebbe ricevuto un compenso per mentire circa la consapevolezza del premier che l’imprenditore avesse portato a palazzo Grazioli escort.

Secondo il settimanale, oltre all’imprenditore barese, sarebbe coinvolto nell’inchiesta anche il direttore ed editore del quotidiano online “Avanti!”, Valter Lavitola. Dagli elementi di accusa finora ricostruiti emerge che Lavitola contattava Tarantini attraverso schede telefoniche estere. Il suo sarebbe dunque stato un ruolo di intermediario con il presidente del Consiglio, che comunque ha smentito proprio una settimana fa di essere vittima di un’estorsione. “Ho aiutato una persona (Tarantini, ndr) e una famiglia con bambini che si è trovata e si trova in gravissime difficoltà economiche. Non ho fatto nulla di illecito, mi sono limitato ad assistere un uomo disperato non chiedendo nulla in cambio”, ha dichiarato Berlusconi a “Panorama”.

“I 500 mila euro per il patteggiamento”. Secondo l’accusa, il mezzo milione sarebbe dovuto servire, soprattutto, a convincere Tarantini a scegliere la strada del patteggiamento in un procedimento in cui sarebbe l’unico imputato, evitando così un processo pubblico con la conseguente diffusione di intercettazioni telefoniche ritenute imbarazzanti per il premier.

Tarantini, a sua volta, sarebbe vittima di un raggiro di Lavitola, che dei 500 mila euro avrebbe trattenuto 400 mila euro per impiegarli in operazioni finanziarie in tutta Italia.

“Le indagini sulla presunta estorsione ai danni di Silvio Berlusconi sono tuttora in pieno svolgimento, anche con perquisizioni domiciliari”. Lo rende noto la procura di Napoli. Tutto ciò, si legge in una nota a firma del procuratore aggiunto Francesco Greco, malgrado le indagini stesse siano state “fortemente compromesse dalla criminosa sottrazione di numerosi e rilevanti contenuti della richiesta cautelare ad opera di ignoti, cui ha fatto seguito nei giorni scorsi la pubblicazione degli stessi su alcuni giornali nazionali”. Il riferimento è alle anticipazioni uscite la settimana scorsa su Panorama, e poi riprese dagli altri media.

Il gip Amelia Primavera ha emesso una ordinanza di custodia cautelare in carcere anche nei confronti del direttore ed editore dell’Avanti, Valter Lavitola il quale, a quanto si è appreso, risulterebbe irreperibile e dunque latitante. Ma ben presto è arrivata una nota diffusa dallo stesso Lavitola, in cui si legge: “E’ passata sui media la notizia che sono latitante. Non è vero. Sono all’estero per lavoro da prima che “Panorama” consentisse di esercitare i diritti di informazione dell’indagato mediante la pubblicazione del suo scoop. Come è noto alla Procura, buona parte della mia attività lavorativa si svolge all’estero ormai da qualche anno. Attendo di definire con il mio avvocato le decisioni da prendere”. E continua: “E’ mia intenzione collaborare pienamente con la giustizia per chiarire la questione. Infine, ribadisco con forza che non mi è mai neppure passato per la testa di raggirare il presidente Berlusconi, nè di impossessarmi di presunte somme destinate a una famiglia in difficolà”.

Già comunque si parla di possibile trasferimento dell’inchiesta in un’altra sede per questioni di competenza. Sono gli stessi pm della Procura partenopea a sollevare il nodo, nella richiesta di misure cautelari rivolta al gip: risulta infatti difficile capire dove siano avvenute – certamente non a Napoli – le dazioni al centro delle indagini. E’ quindi verosimile che nei prossimi giorni gli atti possano passare a un’altra Procura, forse proprio quella di Roma.

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