I ribelli libici sempre più vicini al rais: “è un nostro diritto togliergli la vita”. Festa in piazza dei Martiri

ribelli libici in festa

Caccia a Gheddafi. Vivo o morto. L’obiettivo principale dei ribelli è la cattura di Rais. Anzi il Consiglio nazionale di transizione rivendica «il diritto di uccidere» il colonnello. Per il comando degli insorti, il rais deve essere messo nelle condizioni di non nuocere e se per fare questo dovrà essere assassinato, allora ci sarà qualcuno che gli toglierà la vita. «È un criminale, un fuorilegge, dappertutto nel mondo se un criminale non si arrende è diritto di chi deve far rispettare la legge farlo uccidere», ha spiegato oggi un alto responsabile militare del Consiglio Nazionale di Transizione, Omar Hariri.

Secondo fonti del Cnt il rais si nasconderebbe a Bani Walid, nei sobborghi sudorientali della capitale Tripoli; altre voci lo danno invece a Sirte, la sua città natale. Entrambe le località sono state pesantemente bombardate, nelle ultime ore, dagli aerei della Nato. Secondo quanto comunicato dall’Alleanza, solo nella giornata di ieri, i velivoli della comunità internazionale hanno distrutto dodici veicoli armati, tre carri armati e una stazione radar nella zona di Sirte, così come un deposito munizioni e tre rampe lanciamissili nei pressi di Bani Walid, per un totale di 38 missioni. Una presa di posizione esplicita, quella del Cnt su Gheddafi, che giunge alla vigilia della Conferenza di Parigi degli ‘amicì della Libia, che avrà il compito di dare il via alla ricostruzione democratica del paese. Nella capitale francese saranno presenti il presidente del Consiglio nazionale di transizione (Cnt) Mustafa Abdel Jalil e il capo del governo Mahmoud Jibril.

La nuova leadership libica, intanto, ha categoricamente respinto l’ipotesi di invio di una forza militare internazionale dell’Onu in Libia. Secondo alcune fonti militari dei ribelli, inoltre, Saadi Gheddafi, terzogenito del rais, sarebbe disposto ad arrendersi alle milizie e «ad unirsi alla rivoluzione». Uno dei comandanti, Abdelhakim Belhaj, ha riferito di aver avuto un colloquio telefonico con Saadi nel quale il figlio di Gheddafi avrebbe «chiesto di far parte della rivoluzione e di avere garanzie per poter tornare a Tripoli»: «Ci ha dato qualche indicazione su dove si trova, e rimarremo in contatto con lui per seguire la questione», ha ammesso.

Intanto a Tripoli, diverse migliaia di libici riuniti in piazza Martiri a Tripoli stanno celebrando l’inizio dell’Id al-fitr, la festività musulmana che sancisce al fine del Ramadan. Ma l’occasione religiosa si rivela un pretesto per festeggiare la cacciata di Gheddafi. Gli uomini si sono inginocchiati in preghiera, le donne hanno urlato e alcuni ribelli hanno sparato in aria, per ricordare i morti dei sei mesi di guerra contro il raìs.

La folla ha anche gridato frasi come «Alzate la testa, siete libici». I combattenti ribelli si sono disposti in linea e i civili hanno stretto loro la mano in segno di gratitudine. Adel Taghdi, che possiede un piccolo negozio di piastrelle, ha trattenuto a fatica le lacrime. Ha detto di non essersi mai sentito a casa nella Libia controllata da Gheddafi: «Vogliamo solo vivere liberi», ha aggiunto.

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