La sua famiglia si è rifugiata in Algeria, raìs invece è a Bani Walid, e non lascia il Paese. Morto figlio Khamis

Muammar Gheddafi

La famiglia di Gheddafi si trova in Algeria, mentre il raìs è in queste ore a Bani Walid, un centinaio di chilometri a sud-est di Tripoli, come riferiscono autorevoli fonti diplomatiche libiche. Nel vicino Paese africano si troverebbero la moglie del Colonnello e i figli, Aisha, Hannibal e Mohammad, mentre il raìs sarebbe con i figli Saif e Saadi. Intanto si apprende che l’altro figlio Khamis sarebbe stato ucciso.

In buona sostanza la famiglia quasi al completo del Colonnello avrebbe lasciato la Libia e si troverebbe in questo momento in Algeria. A passare il confine sarebbero stati quindi la moglie del colonnello, la figlia Aisha e i figli Hannibal (con la moglie) e Mohammad (anche lui con la moglie). Saif, dato in un primo momento anch’egli in Algeria, sarebbe invece al fiaco del padre, con l’altro fratello Saadi. Le stesse fonti hanno riferito che l’Algeria avrebbe acconsentito al passaggio della frontiera e all’accoglienza nel Paese ”per motivi umanitari”, dal momento che Aisha starebbe per partorire o avrebbe già partorito.

Intanto le stesse autorevoli fonti diplomatiche locali riferiscono che Khamis Gheddafi, figlio del rais e comandante della temutissima 32/esima brigata che ha guidato l’ultima resistenza di Tripoli, sarebbe quasi certamente stato ucciso durante la ritirata dalla capitale sulla strada verso Bani Walid.

I ribelli libici non intendono negoziare con Muammar Gheddafi a meno che il Colonnello non si arrenda. Così Ali Tarhouni, ministro delle Finanze del Cnt, ha risposto a Moussa Ibrahim, il portavoce di Gheddafi che aveva riferito della disponibilità al negoziato avanzata dal deposto capo libico. “Non avrà luogo alcun negoziato”, ha detto Tahrouni, “se Gheddafi si arrende, poi negozieremo e lo prenderemo in consegna”.

Più di 10mila detenuti sono stati liberati dalle prigioni libiche aperte dai ribelli dopo la caduta del regime di Gheddafi. Lo riferiscono oggi gli stessi insorti a Bengasi, precisando che dall’inizio della rivolta nelle stesse carceri erano state arrestate fino a 60.000 persone.

I tre contractors italiani rientrati oggi dalla Libia dopo un mese di prigionia a Tripoli sono stati ascoltati in una caserma dei carabinieri subito dopo il loro arrivo a Roma. Secondo quanto si e’ appreso, Luca Boero, Antonio Cataldo e Vittorio Carella sarebbero stati sentiti separatamente.

I contractors devono chiarire le circostanze del loro arrivo in Libia, se effettivamente lavoravano come addetti privati alla sicurezza e come sono stati catturati dagli uomini di Muammar Gheddafi e poi liberati dai ribelli. I tre sono stati ascoltati dai Ros su delega della procura di Roma che sulla vicenda dei tre contractors ha aperto un’inchiesta, al momento senza ipotesi di reato.

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