Si stringe il cerchio attorno al colonnello, localizzato a Sirte. Lealisti attaccano l’aeroporto di Tripoli

Muammar Gheddafi

Il raìs è ormai braccato. Tornado della Raf hanno bombardato con missili ad alta precisione il bunker a Sirte, dove è presumibile che si nasconda Muammar Gheddafi. Lo ha annunciato il ministero della Difesa britannico. I Tornado sono decollati dalla base Marham a Norfolk giovedì notte e potrebbero a breve tornare in azione.

Gheddafi, dunque, sarebbe stato localizzato a Sirte: è quanto affermano fonti dell’Eliseo vicine a Nicolas Sarkozy. Il colonnello libico, finora introvabile, sarebbe stato visto nella sua città natale, ormai uno dei pochi bastioni di resistenza del regime, già bombardata dalle forze Nato.

Nel mirino degli insorti e delle forze speciali, sinora Gheddafi è riuscito a sfuggire alla cattura. E mentre gli insorti cantavano vittoria, convinti di averlo ormai «circondato» in un appartamento del quartiere di Abu Salim, lui parlava in tv, incitando «uomini e donne» a marciare su Tripoli per «purificare» la città, difendendola dagli stranieri: «La Libia sia dei libici – ha gridato il colonnello – non della Francia o dell’Italia».

E se nonostante una caccia all’uomo sempre più asfissiante il rais continua a lanciare invettive e proclami, è arrivato un primo bilancio di questi sei mesi di guerra: 20 mila morti. A Tripoli, intanto, si continua a combattere strada per strada, con scontri durissimi tra insorti e lealisti che spesso reagiscono dopo poche ore riguadagnando le posizioni perdute, in una continua altalena di sangue e violenze.

Soldati francesi e britannici stanno aiutando le unità dei ribelli libici a preparare l’assalto a Sirte, la città natale di Muammar Gheddafi ancora in mano alle forze del colonnello. Stando a quanto rivelato da un ufficiale dei ribelli, i militari europei hanno assunto un ruolo guida non solo nel facilitare i raid aerei, indicando i siti da bombardare, ma anche nella pianificazione dell’offensiva che ha permesso agli insorti di porre fine all’assedio di Misurata, così come dell’assalto a Zlitan e a Tripoli.

Si apprende, intanto, che Abdelbaset Ali al-Megrahi, più noto come l’attentantore di Lockerbie, l’uomo condannato per aver piazzato una bomba su un volo Pan-Am nel dicembre del 1988 uccidendo 270 persone, sarebbe fuggito insieme a Muammar Gheddafi. È quanto hanno affermato alcuni testimoni all’inviato del quotidiano britannico Telegraph, assicurando che, dal momento dell’avanzata degli insorti su Tripoli, si sono perse le sue tracce.

La situazione in Libia resta difficile «ma è chiaro che l’era di Gheddafi si avvicina alla fine, aprendo la porta in Libia a una nuova era, un’era di libertà, giustizia e pace» fa sapere il segretario di Stato americano Hillary Clinton.

Per la futura ricostruzione della Libia «non c’è alcuna corsa colonialistica» con la Francia. Lo ha puntualizzato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, intervenendo a “Radio anhc’io” su Rai Radio Uno. «È un tipo di sintesi che non mi piace», ha proseguito Frattini. «Sono concetti che l’Italia, a differenza di altri Paesi, ha ripudiato, e non intende ricaderci. In Libia», ha sottolineato, «esiste una gioventù preparata: noi vogliamo aiutare, non sostituirci ai libici, non puntiamo ad arrivare primi. L’Italia è diversa dagli altri Paesi perchè il nostro popolo nutre un amore profondo per la Libia, ed è ricambiato dal popolo libico, al quale», ha concluso il titolare della Farnesina, «confermiamo la nostra amicizia».

Muammar Gheddafi voleva una “Lampedusa nera” inondata di immigrati provenienti dalle coste nordafricane. Lo ha confermato l’ambasciatore libico a Roma, Abdulhafed Gaddur, parlando ai microfoni di Radio Anch’io.

Lo stesso Frattini, ha spiegato che l’Italia ha le prove che il Colonnello voleva trasformare l’isola siciliana in un “inferno”, ribadendo che la strumentalizzazione di immigrati puo’ configurare un “crimine contro l’umanita’”.

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