Delitto di Avetrana, la ragazza difende la madre: “non può più stare in carcere”. Lunedì udienza preliminare

Sabrina Misseri e Cosima Serrano

Un anno fa di questi tempi Sabrina poteva scegliere. Continuare a vivere nella sua casa oppure no, stare dalla parte di suo padre o schierarsi con sua madre. Aveva scelto lui, Michele Misseri. «Scapperei, ma non voglio lasciare mio padre nelle grinfie di mia madre» scrisse in uno dei mille e mille messaggini a Ivano, il ragazzo dei suoi sogni. «Il mio incubo è diventare come lei», gli confessò in un altro di quei messaggi.

Parole e tempi che sembrano lontane un secolo. Oggi Sabrina e Cosima dividono la stessa cella (con altre due detenute), le stesse ore di luce e di buio, gli stessi ritmi scanditi dalle regole del carcere. E adesso l’astio di un tempo, se davvero c’è stato, assomiglia più alla reazione scomposta di un’adolescente che all’odio consapevole di un’adulta. Dopo la disperazione dei primi tempi, dopo il corso per parrucchiera, dopo le speranze deluse di ogni istanza respinta, ora è tempo di concentrarsi su altro, per Sabrina. Per esempio cercare di non far sopraffare Cosima dalla depressione. «Mamma si è incupita molto, la vedo sempre più avvilita e triste. Parla poco e non fa che ricamare» ha detto lei stessa a Nicola Marseglia, l’avvocato che la difende assieme a Franco Coppi. E ancora: «Già mi sembravano tutte assurde le accuse contro di me ma quelle contro mia madre… il suo sì che è un sequestro di persona…».

Sabrina è la Sabrina di sempre. All’udienza preliminare di lunedì prossimo andrà decisa a difendere con le unghie e con i denti la sua versione: lei non ha mai visto Sarah quel pomeriggio di un anno fa perché Sarah a casa sua non è mai arrivata, lei è innocente, sua madre mai avrebbe fatto ciò di cui l’accusano e le ordinanze che ha imparato a memoria ipotizzano «assurdità», «farneticazioni», «bugie», «cose da pazzi», «teorie incredibili».

I magistrati accusano lei e sua madre di aver ucciso sua cugina, la quindicenne Sarah Scazzi, il 26 agosto dell’anno scorso dopo averla sequestrata imponendole di salire sulla Opel Astra di famiglia. Un fioraio di Avetrana raccontò di aver visto, nel primo pomeriggio di quel giorno, Cosima e un’altra figura femminile simile a Sabrina (era lei, si convinsero i magistrati) costringere la ragazzina a salire sull’auto. Da qui l’accusa di sequestro di persona per madre e figlia. Ma lo stesso fioraio (che aveva raccontato la scena anche alla moglie, a un amico e a un’ex commessa) cambiò poi versione sostenendo di aver sognato e non visto realmente la scena. «Fra quelle che ho sentito questa del fioraio le batte tutte, è davvero folle» ripete Sabrina ai suoi legali, «È pazzesco … io sarei così terribile da far paura al punto che la gente cambia versione … pazzesco».

La vita nel carcere di Taranto scorre lenta per madre e figlia. I giorni si contano con le visite di Emma, la sorella di Cosima, e quelle più rare di Valentina, la sorella di Sabrina che vive a Roma, mentre Michele Misseri, il marito di Cosima che all’inizio fu accusato dell’omicidio e che poi tirò in ballo la figlia Sabrina, scrive lettere. Ogni tanto ne arriva una, sempre lo stesso contenuto e cioè il ritorno alla primissima versione dei fatti: ho fatto tutto da solo, sono stato io, so che siete in carcere innocenti per colpa mia.

E ogni volta che Sabrina legge le parole del padre commenta «Se nessuno «Cosima passa ore a pregare» rivela il suo avvocato Franco De Jaco. La cosa che ripete più spesso è «non mi importa di me ma sono preoccupata per Sabrina, è innocente, è un’ingiustizia tenerla in carcere». E Sabrina: «L’amarezza di mia madre è la mia… ».

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