I ribelli libici offrono 1,6 milioni di dollari per la cattura del colonnello. A Tripoli lealisti tentano contrattacco

ribelli a Tripoli

Il bunker di Muammar Gheddafi a Tripoli, l’ultimo baluardo del regime, è sotto il controllo degli insorti. Da Londra, il ministro degli Esteri libico, Abdul Ati al-Obeidi, ha ammesso che il potere di Muammar Gheddafi è finito.

I ribelli hanno annunciato che chiunque catturerà o ucciderà il Raìs sarà graziato. Il Consiglio Nazionale di Transizione (Cnt) libico ha offerto 1,6 milioni di dollari per la cattura di Gheddafi, vivo o morto. La somma (pari a due milioni di dinari libici) è stata stanziata da un gruppo di imprenditori e dallo stesso Cnt, che ha inoltre offerto la piena amnistia a qualunque collaboratore di Gheddafi che consegni il rais ai ribelli.

Il figlio di Gheddafi, Saadi, ha dichiarato alla Cnn di volere “negoziare il cessate il fuoco, per evitare ulteriori spargimenti di sangue”. “Ho l’autorità per negoziare”, ha detto Saadi in uno scambio di e-mail con il giornalista, che ritiene il messaggio attendibile. Saadi starebbe tentando di entrare in contatto con le autorità Usa e del fronte dei ribelli per negoziare.

Da martedì notte la bandiera degli insorti sventola sulla fortezza del Raìs, ma di lui non c’è traccia. «Morte o vittoria contro l’aggressore», ha ripetuto il Colonnello in un messaggio audio trasmesso da una radio locale, invitando poi il suo popolo, in un secondo appello via audio, a «ripulire Tripoli dai traditori». «Ho passeggiato in incognito, senza che la gente mi vedesse, e ho notato giovani pronti a difendere la loro città», ha affermato anche il leader libico.

Il Colonnello, secondo Mahmud Nacua, incaricato d’affari dell’Ambasciata libica a Londra, si starebbe nascondendo con alcuni collaboratori in una fattoria nei dintorni di Tripoli. La capitale intanto è ancora un campo di battaglia. Mercoledì mattina sono state udite diverse potenti esplosioni, almeno dieci, che hanno letteralmente scosso la zona orientale della città.

Dalla Russia il presidente russo Dmitri Medvedev ha esortato il leader libico latitante ad avviare negoziati con i ribelli. «A dispetto dei successi degli insorti» (e a differenza di molti altri leader della comunità internazionale), il numero uno del Cremlino si è detto convinto che il Raìs «ha ancora qualche influenza nel Paese». Intanto il Pentagono ha fatto sapere che i siti dove si trovano le armi di distruzione di massa sono stati posti «in sicurezza» in Libia. Un portavoce del Dipartimento della Difesa Usa, Dave Lapan, ha sottolineato invece come sia motivo di preoccupazione un arsenale di centinaia di lanciarazzi.

Colpi di armi pesanti sono stati sentiti provenire successivamente dalla zona dell’Hotel Rixos, l’albergo dei giornalisti -non lontano dal compound di Bab al Aziziya – dove da alcuni giorni sono bloccati diversi giornalisti. Le forze lealiste, che avrebbero lanciato la notte scorsa diversi missili Scud in direzione di Misurata, ora stanno bombardando il centro della capitale.

Violenti scontri anche nella parte meridionale della città, nel sobborgo di al-Hadhba al-Khadra, dove secondo i ribelli potrebbe essersi nascosto il Raìs. Nel frattempo, le autorità anti-Gheddafi chiedono ai lavoratori di tornare immediatamente ai giacimenti petroliferi il cui controllo è stato hanno strappato alle forze di Gheddafi a inizio settimana. Secondo il loro portavoce, Ahmed Bani, il terminal di Ras Lanuf, che aveva una capacità di 195.000 barili al giorno, non ha riportato danni, e il terminal di Brega, più piccolo, ha subito danni solo ad una cisterna.

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