In Libia si continua a combattere. Il colonnello minaccia: “trasformerò il Paese in vulcani di lava e fuoco”

statua del raìs presa a calci dai ribelli

Alla stretta finale la guerra in Libia. Il bunker di Muammar Gheddafi a Tripoli, l’ultimo baluardo del regime, è sotto il controllo dei ribelli. Da stanotte la bandiera degli insorti sventola sulla fortezza del Raìs, ma di lui non c’è traccia. «Morte o vittoria contro l’aggressore», ha ripetuto il Colonnello in un messaggio audio trasmesso da una radio locale.

«La ritirata da Bab al-Aziziya è stata una mossa tattica» ha voluto anche precisare Gheddafi, invitando poi il suo popolo, in un secondo messaggio audio, a «ripulire Tripoli dai traditori».

«Ho passeggiato in incognito, senza che la gente mi vedesse, e ho notato giovani pronti a difendere la loro città», ha affermato il leader libico. La capitale resta un campo di battaglia. Mercoledì mattina sono state infatti udite diverse potenti esplosioni, almeno dieci, che hanno letteralmente scosso la zona orientale della città, mentre nel cielo volteggiano i jet Nato. L’area colpita è presumibilmente nella zona di Abu Slimi, che sarebbe il prossimo obiettivo dell’avanzata degli insorti.

Lungo la strada che porta dal compound di Gheddafi al famigerato carcere speciale del regime, passando per l’hotel Rixos dove si trovano gli inviati stranieri, si leva alta una colonna di fumo. Forze fedeli a Gheddafi, inoltre, avrebbero lanciato la notte scorsa diversi missili Scud in direzione di Misurata, roccaforte dei ribelli in Tripolitania situata oltre 200 chilometri a nord-ovest. A renderlo noto è stato il Centro Informazioni del Consiglio Militare nella località-simbolo della resistenza al regime, senza entrare nei dettagli se non per aggiungere che i missili erano «numerosi», e che nella zona circostante «sono risuonate violente esplosioni».

Intanto, da cinque giorni, 35 giornalisti stranieri sono bloccati nell’hotel Rixos di Tripoli occupato e controllato da uomini armati, fedeli al regime di Gheddafi, che impediscono ai reporter di lasciare l’albergo. «La situazione è peggiorata nella notte», ha raccontato Matthew Price, inviato della Bbc intervenendo alla trasmissione «Today Programme».

«Ci sono soldati che ci controllano e cecchini sul tetto. I nostri movimenti sono limitati e chiaramente non siamo in grado di uscire dall’edificio». Price ha riferito che un cameraman della televisione britannica Itn ha un mitragliatore Ak47 puntato addosso. Tutti i giornalisti, con indosso elmetto e giubbotto antiproiettile, si trovano al primo piano dell’albergo controllati a vista dalle forze lealiste.

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