Ribelli libici all’assalto del compound del raìs. Il figlio del Colonnello sfugge agli arresti: “stiamo vincendo noi”

macerie nel bunker di Gheddafi

Secondo il corrispondente di Al Jazeera, alcuni ribelli sono penetrati in uno dei portoni esterni del bunker di Bab al Aziziya, dove si ritiene sia nascosto Muammar Gheddafi. Le immagini trasmesse in diretta dalla televisione panaraba testimoniano i numerosi colpi d’arma da fuoco sparati intorno nell’area

Poche ore di tregua. Poi con il sorgere del sole sono cominciati gli spari. La battaglia di Tripoli continua. Non si ferma. Anzi, aumenta di intensità dopo che la Nato ha bombardato il bunker di Gheddafi. Ed è proprio nei pressi del compound che si stanno consumando gli scontri più duri. Testimoni parlano di «attacco pesante».

I ribelli libici hanno circondato e assediano il compound di Bab al Aziziya, e da Bruxelles arriva la conferma che operazioni Nato sono ancora in corso. Secondo quanto riporta poi il corrispondente di Al Jazira, alcuni ribelli sono penetrati in uno dei portoni esterni del compound fortificato di Bab al Aziziya. Le immagini trasmesse in diretta dalla televisione panaraba testimoniano i numerosi colpi d’arma da fuoco sparati intorno nell’area.

L’assalto al bunker si starebbe svolgendo all’ingresso ovest. Il bunker sarebbe circondato. Alcuni twitter della rivolta riferiscono del lancio di razzi Grad dall’interno della struttura. Nel bunker però, secondo il generale dei ribelli Umar al Hariri, ci sarebbero tunnel lunghi fino a 30 km che lo collegano al mare. «Se avranno successo, la battaglia proseguirà all’interno», ha detto a Sky Tv uno dei ribelli, Muftah Ahmad Othman.

Si combatte dunque per difendere o arrestare il leader libico. Ci pensa Saif al-Islam a sciogliere i dubbi sulla sorte di Gheddafi: «Mio padre è a Tripoli». Già. Il figlio prediletto del Colonnello è apparso nella notte nella cittadella di Bab al Aziza, il bunker nei sobborghi della Capitale, quando per tutto il giorno si rincorrevano voci sul suo arresto. Ipotesi che Saif, su cui pende un mandato di cattura internazionale, scarta come «menzogna». Così il 39enne, da sempre considerato «amico dell’occidente» per i suoi studi londinesi, si è mostrato ai giornalisti sorridente. «Tripoli è sotto il nostro controllo, stiamo vincendo noi. Spezzeremo la schiena ai ribelli».

La sua apparizione è una sorpresa anche per il Consiglio nazionale di transizione che per tutto lunedì dichiarava di aver arrestato il secondogenito del Raìs. E il tribunale internazionale dell’Aja aveva già fatto richiesta di processarlo per crimini contro l’umanità. Eventualità che non preoccupa, almeno a suo dire, il «delfino di Gheddafi». Non è ancora chiaro se Saif sia stato arrestato e poi liberato da truppe lealiste. Come è già successo al fratello Mohammed.

Insomma, nessuno della famiglia Gheddafi sembra volersi arrendere. A cominciare dal Colonnello. La domanda è sempre la stessa: dov’è? C’è chi dice sia scappato grazie a dei tunnel scavati negli anni sotto il bunker. E c”è chi crede sia già lontano. Ma tutti sono d’accordo su un punto: «Non si arrenderà». Lo conferma anche Mousa Ibrahim: «Voglio rassicurare tutti che il leader, i suoi figli e tutti gli esponenti più importanti continuano a essere al lavoro, sono impegnati a fornire servizi ai cittadini e combattono il nemico».

E di conseguenza nemmeno le sue truppe. La battaglia a Tripoli e in alcune zone del Paese continua. Nonostante per tutta la notte la Nato abbia bombardato il compound e la città di Sirte, da dove lunedì notte sono partiti tre missili scud intercettato dai caccia dei caschi blu. E da dove sono partite truppe lealiste in direzione Tripoli. Gli insorti li hanno però bloccati. E dopo poche ore sono ricominciati gli spari nella capitale che conta due milioni di abitanti. Lunedì si sono verificati scontri per tutto il giorno. Tre i missili lanciati e intercettati verso Misurata. Molte le vittime, tra cui anche due bambini.

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