Catturati i figli di Gheddafi, mistero sulla sorte del raìs. Tripoli è ormai presa, folla in festa nelle strade

Libia in festa

Tripoli è quasi tutta in mano ai ribelli e i figli del leader libico Muammar Gheddafi sono stati arrestati, ma combattimenti violenti sono ancora in corso attorno alla residenza del colonnello Gheddafi. Nella notte si sono diffuse voci, poi smentite, anche della cattura del rais sulle cui sorti è mistero.

Carri armati di Gheddafi, che hanno lasciato lasciato Bab al-Aziziya, il compound del colonnello a Tripoli, avrebbero sparato in strada e cannoneggiato nella zona dopo che gli insorti avevano tentato un assalto alla residenza. Nella zona di Bab al-Aziziya continuerebbero i combattimenti tra i lealisti e i ribelli, che avrebbero il controllo dell’85% della capitale. Forti esplosioni sarebbero state avvertite nei pressi del bunker di Gheddafi, nella zona centrale della città. Violenti combattimenti sarebbero ancora in corso nella zona sud della capitale.

Gheddafi è ancora nella sua residenza di Bab Al-Aziziya a Tripoli, ha detto un diplomatico nella capitale libica che lo ha incontrato nelle ultime due settimane. «È sempre a Tripoli e si trova nel suo bunker di Bab Al-Aziziya», ha detto il diplomatico che ha voluto mantenere l’anonimato. In piena notte, a infittire il mistero che circonda il rais assediato, c’era stato l’atterraggio di due non meglio precisati “aerei sudafricani”. Colloqui sarebbero infatti in corso tra l’entourage del colonnello e il Sud Africa (che però ha smentito di aver inviato un aereo) con l’obiettivo di individuare un esilio per il leader libico.

Almeno 1.300 persone sarebbero morte nelle ultime 24 ore di combattimenti in Libia tra i ribelli e i lealisti del colonnello, ha riferito Moussa Ibrahim, portavoce di Tripoli. Ibrahim ha quindi sottolineato che 5.000 persone sono rimaste ferite nella battaglia per il controllo della capitale nordafricana e ha indicato la Nato come responsabile del «bagno di sangue». Il portavoce ha infine affermato che il paese
ha ancora bisogno di Gheddafi e che i libici dovrebbe essere incoraggiati a combattere in sostegno del colonnello.

Tripoli comunque dopo oltre 40 anni di regime è quasi tutta in mano ai ribelli, ai quali nella notte si sono arresi la Guardia repubblicana di Gheddafi e almeno due, forse tre dei suoi figli, fra i quali Seif al Islam. Nella frammentarietà delle notizie che in nottata hanno cominciato ad accavallarsi a ritmo vertiginoso, emerge il quadro di una capitale che tranne poche sacche di resistenza ha smesso di combattere, che non offre resistenza agli insorti, che hanno cominciato a entrare a ondate in città domenica al tramonto, con la fine del digiuno giornaliero del Ramadan.

Appostati da giorni a pochi chilometri attorno alla capitale, i ribelli domenica sono entrati da est dopo aver preso la base aerea di Mitiga, nel sobborgo di Tajoura, dove si combatteva duramente da ieri. Sono entrati in città anche da ovest e da sud, dai monti Nafusa, dove a notte fonda l’agenzia Ansa ha constato l’afflusso continuo di mezzi carichi di ribelli. Sono penetrati anche via mare, arrivando da Misurata, per unirsi ai loro fratelli di Tripoli. Sulla strada dei combattenti, dopo la violenza e le centinaia di morti, non sembrava esserci nessuno ad opporsi. A tarda sera di domenica i ribelli hanno dichiarato, «siamo nella Piazza Verde», simbolo della «rivoluzione» di Gheddafi e teatro di tante sue uscite pubbliche, anche in piena guerra, che i ribelli hanno ribattezzato “piazza dei martiri”.

«Sono felice, siamo liberi», ha detto un uomo in strada a Tripoli all’inviata di Al Jazira. Ovunque le folle festanti sono scese in piazza ad accogliere gli insorti. Poco prima, annunciata dal tam-tam dei blogger prima, e poi confermata dallo stesso Cnt, il governo provvisorio degli insorti a Bengasi, la notizia che la famigerata Guardia repubblicana del Colonnello, i suoi pretoriani, si sono arresi, deponendo le armi.

Subito dopo gli annunci clamorosi, tutti fatti dal Cnt, degli arresti di tre dei figli del rais: Mohammad, che non aveva cariche ufficiali nel regime, e soprattutto Saif al Islam, imprenditore televisivo ed ex «voce moderata del regime», divenuto poi, con l’inizio della rivolta, uno delle voci più forti a sostegno del rais: la notizia della cattura di quest’ultimo è stata data di persona dal presidente del Cnt, Mustafa Abdel Jalil, che ha citato «notizie certè parlando in diretta al canale satellitare Al Jazira.

Poi la conferma della Corte penale internazionale (Cpi) dell’Aja, che ha incriminato lui, come il padre, di crimini contro l’umanità e contro di lui ha emesso un mandato di cattura internazionale. Mentre non ci sono per ora conferme sulla cattura – la notizia è apparsa brevemente su Al Jazira – di Saadi, famoso per aver militato come calciatore nel campionato di serie A in Italia.

Intanto per le strade di Tripoli cominciava la festa e per le strade di Bengasi esplodeva di nuovo il giubilo, il portavoce del regime, Mussa Ibrahim, andato in onda sulla tv di regime, ha lanciato un ultimo appello ai ribelli: «Siamo pronti a negoziare direttamente con il Cnt», ha detto in una conferenza stampa, chiedendo ai ribelli e alla Nato di sospendere le loro operazioni su Tripoli e parlando di 1.300 morti e 5.000 nella capitale solo nelle ultime 11 ore. Immediata la risposta del “governo” ribelle da Bengasi: pronti a cessare subito le ostilità, a patto che Gheddafi annunci la sua partenza.

Per ora del rais, che domenica sera si presume sia rintanato nel bunker di Bab al-Azizia, nessuna traccia, se non un breve messaggio audio andato in onda sulla tv di regime.

«Non mi arrenderò mai e non me ne andrò», aveva ribadito oggi il leader libico in un messaggio audio alla tv di Stato, dopo che si erano diffuse nuove voci su una sua fuga. Ghedafi ha poi aggiunto: ho paura che Tripoli brucerà e ha invitato i libici a venire nella capitale da tutte le regioni per combattere i ribelli. Il leader libico ha poi sostenuto che uscirà «vittorioso dalla battaglia di Tripoli».

In nottata, con le truppe nel centro della capitale e i figli arrestati, Gheddafi aveva nuovamente fatto appello ai suoi partigiani perché «ripuliscano» la capitale dai ribelli. Gli abitanti di Tripoli, ha detto, «devono uscire subito per ripulire la capitale. Non c’è spazio per gli agenti del colonialismo a Tripoli e in Libia».

«Il regime di Gheddafi sta chiaramente crollando» e «la Nato è pronta a lavorare con il popolo libico e con il Consiglio nazionale di transizione, che ha una grande responsabilità». È quanto ha affermato il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen in una dichiarazione diffusa a tarda notte a Bruxelles.

La Nato ieri ha confermato di aver attaccato 22 obiettivi, ma il portavoce, colonnello Roland Lavoie, ha negato che vi sia stato uno sforzo coordinato tra le forze dell’Alleanza e quelle dei ribelli. Secondo il corrispondente da Tripoli della tv al Jazira la Nato ha bombardato il compound di Gheddafi a Bab al-Aziziya e ha colpito anche l’aeroporto di Mitiga.

Quella che viene considerata l’offensiva finale degli insorti è cominciata sabato sera nella zona di Tajoura, sobborgo orientale della capitale libica, e in altri quartieri, mentre la folla – secondo le testimonianze di alcuni residenti – cominciava a scendere in strada per rivoltarsi contro il regime. «E’ l’ora zero» hanno gioito i ribelli di Bengasi, roccaforte dell’insurrezione contro il rais, mentre il regime assicurava che Tripoli «è circondata da migliaia di persone che la difendono», invitate da un sms del governo a «scendere nelle piazze ed eliminare gli agenti armati». La città «è salva», ha quindi assicurato il portavoce del regime Mussa Ibrahim.

«La rivoluzione è ufficialmente iniziata sabato sera, dall’interno di Tripoli, in diverse zone della citta – ha affermato un portavoce dei ribelli citato dalla Cnn, Jumma Ibrahim – Ora si attende che si espanda in tutta Tripoli».La dichiarazione, sottolinea l’emittente televisiva Usa sul sito on line, è arrivata poco prima che il portavoce del governo di Gheddafi, Mussa Ibrahim, affermasse, al contrario, che la capitale «è salva» e che resta sotto il controllo del regime.

Festa a Bengasi: è l’ora zero. Domenica migliaia di persone si sono radunate a Bengasi, roccaforte dei ribelli libici nell’est del Paese, per festeggiare il “sollevamento” di Tripoli contro il Gheddafi. Per gli insorti, con gli scontri di stanotte nella capitale, si è segnata l’ora zero. «Arrivederci Gheddafi! Dio è grande!», hanno scandito i manifestanti nell’assembramento avvenuto proprio sul lungomare della città, laddove è stata lanciata la rivolta a metà febbraio. La gente in strada – per lo più uomini, ma anche intere famiglie – ha manifestato sostegno alla rivolta della capitale sventolando i colori della bandiera della rivoluzione, rosso nero e verde, al posto di quella nazionale. La gente ha improvvisato un “concerto” di clacson, scandendo slogan antiregime e non sono mancati i fuochi d’artificio sulla folla esultante, mentre si attendevano le ultime notizie da Tripoli su uno schermo gigante che diffondeva le informazioni del canale televisivo dell’emittente Al-Jazeera in lingua araba.

Il regime del colonnello Gheddafi ha raggiunto «il punto di non ritorno» e il «tiranno» libico se ne deve andare per evitare un bagno di sangue. Lo ha affermato il presidente americano Barack Obama, che è stato aggiornato sugli sviluppi della situazione anche in vacanza sull’esclusiva isola di Marthàs Vineyard. Obama ha invitato poi i ribelli a rispettare i diritti umani, preservare le istituzioni dello Stato e il cammino verso la democrazia.

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