Regime crollato, il raìs alla radio: “resto fino alla fine”. Ma potrebbe togliersi la vita per evitare la cattura

la caduta del regime

L’ultimo assalto al regime di Gheddafi è partito domenica pomeriggio. I ribelli hanno guadagnato terreno rapidamente grazie ai bombardamenti della Nato, 40 negli ultimi giorni, che gli hanno spianato la strada. In breve tempo le forze della rivolta hanno conquistato buona parte di Tripoli e catturato tre dei suoi figli (Saif al-Islam, il secondogenito e suo erede designato, l’ex calciatore Saadi e il figlio maggiore Mohammad). La Nato ha chiesto che la transizione dei poteri avvenga subito e in modo pacifico.

Anche se un quinto della città è ancora in mano alle forze governative, che concentrano la resistenza nella zona del compound dove nelle ultime settimane si era rifugiato Gheddafi (ma il leader dei ribelli, Mustafa Abdel Jalil, ha ammesso di non sapere dove sia il Rais), la folla è scesa nelle strade di Tripoli per festeggiare la «liberazione». I ribelli sono entrati nella capitale poco dopo le 22 di domenica, raggiungendo facilmente Piazza Verde, luogo simbolo del regime, da dove il Rais diffondeva i suoi discorsi incitando il popolo alla resistenza.

“Assicureremo a Gheddafi un processo equo, perché tutto il mondo possa vedere alla sbarra il più grande dittatore della Terra”: lo ha dichiarato il leader del Cnt Abdel Jalil, parlando in conferenza stampa a Bengasi. “Rifiuto qualsiasi esecuzione fuori dalla legge – ha proseguito – ma ho paura che qualcuno dei ribelli possa applicare la legge del taglione”.

Ma secondo alcune indiscrezioni Gheddafi sarebbe pronto al suicidio pur di non farsi catturare e la sua fine potrebbe assomigliare, insomma, pur con le dovute differenze, a quella di Adolf Hilter. Il regime cade e il capo si toglie la vita. Il colonnello avrebbe previsto e forse già pianificato anche questo. Non si esclude neppure l’ipotesi che si sia già ucciso.  

Secondo Al Jazeera, almeno tre quartieri della città, quasi il 20% del territorio complessivo, sono ancora in mano all’esercito regolare. Il fulcro della resistenza è intorno al rifugio di Gheddafi a Bab al-Azizia, il bunker da dove il Rais gestiva le fila di ciò che restava dell’esercito regolare. I ribelli hanno concentrato i propri attacchi in questa zona, incontrando in risposta il fuoco di sbarramento delle forze speciali libiche. Sotto il fuoco dei ribelli un carro armato è riuscito comunque a lasciare la zona del bunker, facendosi strada a colpi di cannone. La battaglia infuria ancora, violenti combattimenti risuonano per tutta la città mescolando le grida di gioia dei ribelli in festa concentrati a piazza Verde con il frastuono di bombe e mitragliatrici.

L’ultimogenito del Rais Khamis sarebbe invece a capo delle ultime truppe del regime rimaste fedeli al colonnello verso il centro di Tripoli. Lo ha riferito oggi la tv Al Arabiya, citando fonti dei ribelli. In particolare Khamis guiderebbe gli uomini della 32esima brigata e delle forze speciali, che si avvalgono anche di alcuni carri armati. La difesa del bunker, l’ultimo bastione del regime, è stata incentrata attorno a queste bocche di fuoco.

Nelle ultime 24 ore sarebbero almeno 1.300 le vittime dei combattimenti tra ribelli e lealisti del colonnello. Secondo quanto riferito da Moussa Ibrahim, portavoce di Tripoli, durante una conferenza stampa trasmessa in diretta dalla tv al-Jazeera, 5.000 persone sono rimaste ferite nella battaglia per il controllo della capitale nordafricana. Ibrahim ha indicato la Nato come responsabile del «bagno di sangue». Il portavoce ha infine affermato che il paese ha ancora bisogno di Gheddafi e che i libici dovrebbe essere incoraggiati a combattere in sostegno del colonnello.

Nella notte, si erano rincorse voci sull’arresto di Gheddafi, poi smentite dalla Corte penale internazionale dell’Aia. I ribelli hanno chiesto la consegna del rais, promettendo in cambio la fine di qualsiasi conflittualità. Ma subito dopo la radio ha mandato in onda un nuovo messaggio del Rais, in cui incita i cittadini a «salvare Tripoli: è una questione di vita o di morte».

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