Borse in picchiata, economia sempre più a rischio recessione: come difendere i propri investimenti?

l'incubo della crisi finanziaria

La crisi economica impera, dilaga e nessuno sa dove si andrà a finire. Che sorte toccherà al Mib, quanto renderanno i nostri Btp rispetto ai «colleghi» Bund tedeschi, se sia più sicuro investire nei rialzi del grano o in un fondo canadese. Neppure gli esperti, in verità, sanno bene cosa dire e anche ricorrere alle vecchie regole «della nonna» ormai non vale più molto: ogni giorno smentisce le certezze di 24 ore prima. Non farsi prendere dall’emotività, diversificare al massimo l’impiego dei propri risparmi, affidarsi alle cure di un gestore piuttosto che al fai da te, non dimenticare che a un rendimento più alto corrisponde quasi sempre un maggiore rischio di perdita restano, però, le quattro regole auree che nessun downgrade o panic selling può invalidare.

La vera domanda è non come faccio a non perdere oggi, ma quali sono i settori o le aree geografiche che potranno intercettare per primi la ripresa economica. Il problema è trovare due esperti che diano la stessa risposta.  Su un punto, però, tutti gli esperti concordano: non è il momento di lasciare, semmai di rilanciare. Perché le opportunità si nascondono un po’ ovunque. A patto di avere pazienza e di sapere scegliere i prodotti più adatti alle proprie esigenze e ai propri rischi. Ecco qualche consiglio per gli acquisti.

BOT E BTP. l mercati chiedono interessi più alti per finanziare il debito di chi, come l’Italia, è ritenuto più a rischio e questo si riflette nei rendimenti offerti. Quelli dei Btp decennali restano superiori al 5,3 per cento annuo netto (in basso, l’andamento del differenziale tra i Btp a 10 anni e i Bund tedeschi: i nostri titoli rendono circa il 2,80 per cento in più) mentre i Bot a 12 mesi sono al 3,5 per cento. «Ma i titoli italiani non meritano questa differenza di rendimento con i Bund: restano sempre tra più affidabili» spiega Corrado Cominotto, senior fund manager dell’Abg (gruppo Banca Generali). È d’accordo Giorgio Mascherone, responsabile investimenti della Deutsche Bank Italia: «I Btp vanno ancora benissimo, soprattutto sul medio e lungo periodo: hanno rendimenti simili a quelli di paesi ben più rischiosi».

OBBLIGAZIONI. Entro fine 2011 la crisi finanziaria potrebbe condizionare anche le performance del settore industriale. «Sarà quello il momento giusto per comprare bond societari» sostiene Alessandro Costa, consulente fondi della Banca Rasini. «Le obbligazioni già circolanti potrebbero essere offerte con sconti interessanti, mentre le nuove emissioni presenteranno tassi più alti». Due raccomandazioni: 1) non considerare le obbligazioni corporate come alternative ai titoli di Stato, ma inserirle all’interno di un portafoglio che preveda entrambe; 2)  scegliere bene: «Meglio puntare su società con fondamentali granitici» aggiunge Costa «e su orizzonti di lungo periodo che guardino all’Europa e non solo all’Italia». Da scartare, secondo gli analisti della Janus Capital Management, anche le aziende il cui fatturato è troppo legato alla spesa pubblica, in odore di tagli un po’ in tutto il mondo.

AZIONI. Meglio restare alla larga dalle borse oppure approfittare (con prudenza) di qualche buona occasione nascosta in listini mai così depressi nell’ultimo anno e mezzo? «Tutto dipende dal grado di diversificazione e dalla propensione al rischio di chi investe» osservano i gestori del team Fondi Italy della Lemanik Sicav. «In generale, però, il mercato azionario potrebbe offrire buone opportunità di ritorno da qui a un anno. Basta non lasciarsi scoraggiare da altri, possibilissimi, ribassi nel breve periodo e scegliere bene i titoli su cui puntare: in Italia, per esempio, ci sono realtà sottoprezzate rispetto al loro reale valore, come Parmalat e buona parte del comparto bancario, a cominciare dalle popolari». Altre tre indicazioni le fornisce Corrado Cominotto della Banca Generali: «Titoli come Boeing e General Electric negli Stati Uniti, o Saipem in Italia sono evidentemente sottostimati rispetto al reale stato di salute delle aziende. Non ci vuole la bacchetta magica per capire che i rimbalzi partiranno da società come queste».

MATERIE PRIME. Se si escludono i beni rifugio più classici come l’oro e gli altri metalli preziosi, tutte le altre materie prime sono state soggette negli ultimi mesi a una volatilità pari se non superiore a quella di azioni e titoli di Stato «e le loro performance si manterranno schizofreniche ancora per molto» sostiene Paolo Gervasini, gestore small capitals dell’Oriel Sec. Ragion per cui consiglia, così come decine di altri esperti,  di mettere un chip su questo settore solo a chi ha una propensione al rischio medio/alta e «senza mai superare il 10 per cento degli impieghi, nemmeno nei portafogli più audaci». Per chi ci prova le raccomandazioni sono tre: «Attendersi ritorni sul lunghissimo periodo; diluire il rischio scegliendo un fondo dedicato o un piano d’accumulo; puntare su materie prime agricole come cotone e grano piuttosto che su quelle industriali come petrolio, acciaio e rame» conclude Giorgio Mascherone della Deutsche Bank Italia.

ETF. Gli exchange traded funds, strumenti che replicano gli indici di un settore o di un listino, sono ideali per diluire il rischio e l’impegno personale grazie alle basse commissioni e alla facilità di scambio. Non a caso Piazza Affari ne quota oltre 450, l’Italia e gli investitori hanno continuato a sottoscriverli anche negli ultimi mesi. «Restano comunque una soluzione dal livello di rischio medio-alto» avverte Francesco Fonzi, senior portfolio manager del Crédit Suisse, «per cui, oltre a inserirli in un portafoglio diversificato, dobbiamo capire cosa vogliamo ottenere e in quanto tempo».

Ci sono infatti Etf negoziabili facilmente e altri che conviene mantenere in portafoglio più a lungo per evitare vendite a sconto, ci sono Etf che ridistribuiscono le cedole e altri che le reinvestono. Un’idea? «Utilizzarli per replicare listini sui quali si vuole osare ma che magari si conoscono poco, come quelli legati alle borse dei paesi emergenti, migliorando la performance che si realizzerebbe scegliendosi semplicemente un giardinetto di titoli» conclude Fonzi. «Anche se orientarsi tra gli Etf resta difficile senza l’aiuto di un esperto».

FONDI. L’approccio e gli orizzonti temporali sono simili a quelli che caratterizzano la scelta degli Etf, ma le commissioni sono in genere più alte (e molto diverse da fondo a fondo), la negoziabilità spesso minore ma la scelta è più ampia. Anche in questo caso dunque la prima raccomandazione è di diversificare al massimo, dedicando ai fondi tanto più spazio quanto più sono liquidi ma senza mai superare il 50-60 per cento del proprio portafoglio. «Riguardo alla scelta, si può puntare in primis sull’obbligazionario: io consiglio il corporate rispetto al governativo, anche se il secondo permette di spalmare su più stati il rischio di insolvenza» dice Massimo Fuggetta, partner, fondatore e gestore dell’Horatius Sim. Che suggerisce di puntare «su paesi a basso debito fuori dal circuito euro-dollaro, come Canada e Australia».

PRONTI CONTRO TERMINE. Non sono certo una novità, ma nelle ultime settimane le banche, avide di liquidità, sono tornate a proporli con forza, offrendo in qualche caso anche tassi allettanti (fino al 3,5 per cento netto su base annua) a fronte di un rischio medio/basso. Si tratta, in sostanza, di contratti stipulati tra il cliente e l’istituto, che prende in prestito i soldi per investirli in un prodotto sottostante (in genere un titolo di Stato o un’obbligazione) e si impegna a restituire la somma maggiorata a scadenze comprese tra i 2 e i 24 mesi.

«Un buon investimento di breve periodo, alternativo al parcheggio sul proprio conto o su quello in un conto di deposito online  e poco rischioso» concordano gli analisti di Wh-Selfinvest, Crédit Suisse e Lemanik Sicav «anche se bisogna stare sempre attenti a quale sottostante si acquista». Da valutare anche l’incognita legata ai costi: se la tassazione su questo strumento aumentasse (oggi è al 12,5 per cento) e i rendimenti dei Bot a breve termine salissero ancora, meglio puntare su questi ultimi. Oppure dare un’occhiata alle offerte di «pronti contro termine» delle banche online, spesso prive di commissioni di ingresso.

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